cultura

Giuseppe Ferrero, da carbonaio a guardia forestale

27 agosto 2022

Cuneo

Giuseppe Ferrero, qual è stata la sua infanzia? Sono nato e cresciuto con tre fratelli a Vigna, in val Pesio e ho perso mia madre a 8 anni. Terminata la quinta elementare, sono stato mandato da mio padre in cascina, come “vachè”. Laggiù non mi sono trovato bene perchè si lavorava molto e si mangiava poco. Così sono scappato e sono ritornato a casa. Mio padre ha capito e allora mi ha mandato ad imparare un mestiere. Sono entrato nella bottega di un bravo ciabattino e lì mi sono trovato bene. Ha continuato a svolgere questo mestiere? No, perchè poi ho fatto il boscaiolo e anche il carbonaio. Un lavoro duro, fatto di fatica ed impegno, ma reso meno faticoso dalla passione per il bosco e la natura. Si tagliava la legna nei boschi, la si trasportava in spiazzi piani e aperti e la si accatastava nella carbonaia. Usavamo il legno meno pregiato e il processo di combustione doveva essere lento per la carbonizzazione. Bisognava sorvegliare giorno e notte la carbonaia e poi trasportare il carbone a dorso di mulo. Finalmente sono entrato nel Corpo Forestale dello Stato grazie a mio fratello Antonio che era stato partigiano combattente. Lei ha vissuto in tempo di guerra. Quali sono i ricordi che ritornano?  I ricordi mi riportano continue incursioni di fascisti e tedeschi che cercavano i partigiani. Da noi ci sono stati rastrellamenti, ruberie, incendi di stalle, case ed essicatoi. Più di una volta io, mio padre e i miei fratelli ci siamo nascosti. In valle, dopo la famosa battaglia di Pasqua tra partigiani e tedeschi, ci sono stati arresti e deportazioni. Era il lunedì di Pasquetta del 1944 quando al mattino presto in casa mia due soldati tedeschi hanno fatto irruzione con i fucili spianati. Io mi trovavo nella stanza da letto con mio padre da dove siamo stati prelevati e portati sulla piazza del paese. Non avevo con me alcun documento e loro non hanno creduto che avessi solamente 15 anni anche perchè ero piuttosto alto per la mia età. Ci hanno portati dentro l’asilo di San Bartolomeo dove era già stato rinchiuso anche un mio fratello. L’avevano catturato con dei suoi amici sorprendendoli nel loro nascondiglio che era un essicatoio. Ci tenevano in piedi e quando io ho fatto per appoggiarmi a un muro si sono messi ad urlare. Poi ci hanno caricati su un pullman e condotti a Cuneo, in piazza Vittorio. Di lì siamo stati trasferiti nella caserma di Borgo San Dalmazzo dove siamo stati nuovamente interrogati con la minaccia della deportazione in Germania. Per fortuna dopo tre giorni sono stato liberato perchè mio padre ha testimoniato la mia età, ma la paura è stata tanta! A casa sono ritornato con le mie gambe e di corsa. Qui a Vigna a inizio settembre del 1944 sono stati uccisi due partigiani. Ricordo ancora che in paese a fine febbraio 1945 i tedeschi spararono contro un gruppo di boscaioli che stavano giocando a bocce. Per fortuna ci fu solo un ferito. Com’era allora la vita di paese? Avevamo ben poco, ma ci si divertiva con niente. Da piccolo non ho avuto giocattoli, ma la nostra fantasia colorava ugualmente i nostri giorni. Grandicello, mi piaceva alla sera andare a fare la vijà nelle stalle dove gli anziani raccontavano tante storie, anche di masche, ma soprattutto c’erano le ragazze cui fare la corte con discrezione perchè i genitori controllavano e le nonne le guardavano a vista. D’inverno ci divertivamo ad andare su sci di fortuna e sulle slitte costruite da noi. Alla festa patronale dei santi Pietro e Paolo andavamo sulle giostre.  Dove ha fatto il servizio militare? L’ho fatto nel Corpo degli Alpini presso la caserma di Borgo San Dalmazzo e poi a Dronero e a Bra. Sono diventato caporale maggiore istruttore. Quale è stato il suo traguardo più importante? Essere riuscito ad entrare nel Corpo Forestale. Era il 1953 e da allora ho girato mezza Italia, prestando servizio in Sardegna, Calabria, Sicilia. Ho frequentato il corso per sottoufficiali e sono diventato maresciallo maggiore scelto. Durante il servizio segnavamo le piante da abbattere, cioè quelle vecchie e difettose e ne autorizzavamo il taglio. Con il martello forestale e l’accetta incidevamo la corteccia degli alberi dopo averne rilevato il diametro e l’altezza. Classificavamo le piante di pregio e, con il minio rosso, nei boschi cedui tracciavamo un anello sulle matricine da non abbattere. Da quanti anni è sposato? Da ben 53 anni! Non mi sono sposato giovane e Antonietta, la mia sposa, era la mia vicina di casa che conoscevo fin da bambina. Allora prestavo servizio a Villar Perosa e il viaggio di nozze l’abbiamo fatto su una Seicento color panna su cui abbiamo girato mezza Italia, arrivando a Salerno. Poi siamo risaliti per la penisola italiana fino a Venezia. In questa città d’incanto la mia sposa mi ha contestato: “Ma dove mi hai portata? Non ci sono strade, ma solo acqua!” Già da allora il nostro amore è stato piuttosto litigarello, ma siamo ancora insieme. Abbiamo avuto un figlio, Giancarlo. Un interesse in comune con sua moglie? Certamente il ballo. E poi le passeggiate in montagna. Ogni estate ritorniamo a Vigna nella casa dove ho vissuto da bambino e vengono  a trovarci cugini e parenti che ci ricordano i tempi passati quando qui vivevano molte famiglie. Io dal balcone vedo anche la casa natale di mia moglie e ritorno ragazzo con il cuore pieno di sogni. Qual è il suo rapporto con la politica? Io sono sempre andato a votare! Sempre! Votare è un dovere, ma anche un diritto... L’ultima volta ho perso l’apparecchio acustico dentro la cabina elettorale.
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