cuneo

Lavoratori della frutta: criticità, irregolarità e passi avanti

17 luglio 2022

Cuneo

Stagionali della frutta al lavoro Nonostante le criticità che il settore agricolo oggi si trova ad affrontare, rimane uno dei settori caratteristici e punto di forza della provincia di Cuneo. Sotto tutti i punti di vista economico, di numero di lavoratori, di innovazione e di sviluppo. Tuttavia, nel 2022, sono ancora numerose le situazioni di lavoratori in condizioni di irregolarità. Anche nel nostro territorio si tratta di un fenomeno presente, basti pensare ai numerosi lavoratori stagionali della raccolta frutta soprattutto in questo periodo dell’anno, con la stagione che sta entrando nel vivo. E a questo si aggiunge  anche il problema delle morti e degli incidenti sul lavoro. Basti pensare all’ultimo caso di domenica 10 luglio in un’azienda agricola di San Firmino di Revello, dove un bracciante di 30 anni del Mali ha perso la vita, rimanendo intrappolato in un macchinario agricolo. Il caso del bracciante si aggiunge ai 31 incidenti sul lavoro in provincia nel 2021. Il sindacato parla di “problema Cuneo” e di un sistema di piccole e medie imprese, dove nel settore agricolo emergono ancora irregolarità. Nella realtà cuneese, molti passi in avanti sono stati fatti, grazie allo sforzo e al lavoro di molti, e a raccontarcelo è stato Alessandro Durando, presidente di Confcooperative Cuneo. Qualche anno fa si poteva parlare di crisi immigratoria e per tanto gestire il lavoro stagionale degli extra comunitari come tale. Oggi però è diventata una realtà concreta che ogni anno va affrontata, come è cambiato in questo senso l’approccio alla gestione dei lavoratori extracomunitari? Anche in seguito alle crisi internazionali e climatiche che hanno inasprito questo fenomeno? Il fenomeno migratorio è inarrestabile. È necessario essere consapevoli che è inevitabile governarlo e non subirlo, con politiche di ampio respiro. In primis sviluppando relazioni internazionali costruttive con i paesi maggiormente interessati dai fenomeni migratori verso il nostro paese e l’Europa promuovendo un reciproco sostegno per creare le condizioni economiche e di vita migliori. Allo stesso tempo favorendo accordi e politiche di accoglienza con cui gestire gli arrivi. Vi sono interi settori che senza la manodopera straniera si troverebbero in seria difficoltà.  È una sfida impegnativa che richiede sforzi di integrazione, le criticità non mancano, non mancheranno, ma è una strada da percorre se non si vuole andare incontro ad un progressivo declino. Con le raccolte nei frutteti, risulta rilasciato soltanto il 18% dei nulla osta necessari all’ingresso di 1.450 lavoratori stagionali extracomunitari in Provincia di Cuneo, come mai così pochi? La situazione è veramente critica. Per la prima volta negli ultimi anni i tempi erano stati rispettati. L’attivazione di un nuovo programma informatico di gestione dei flussi, andato in blocco, ha determinato il ritardo dell’emissione dei nulla osta e degli arrivi, che solo in questa fase vengono processati, un ritardo che penalizza fortemente il sistema. È inspiegabile come il nostro paese, che ha nell’agricoltura un suo biglietto da visita nel mondo, non riesca a offrire risposte all’altezza della situazione alle aziende del settore per tutelarne la produzione e valorizzarne la commercializzazione. Le cooperative della provincia di Cuneo come affrontano e come collaborano per la gestione di questo problema?  Nel settore agricolo il mondo cooperativo si connota per una presenza plurale. Da un lato le cooperative di conferimento i cui soci sono le singole aziende agricole, che hanno l’obiettivo della trasformazione dei prodotti della terra e la loro commercializzazione. Dall’altro le cooperative di servizio all’agricoltura sono cooperative di produzione lavoro, dove il lavoratore è un socio, che operano a supporto delle imprese nei diversificati lavori agricoli necessari alla cura della terra per una produzione di qualità. Il rapporto tra impresa agricola e cooperativa deve essere a corpo e non configurarsi come intermediazione di manodopera. Nelle cooperative di conferimento i lavoratori non sono soci ma dipendenti, è un ambito dove possiamo parlare di piena regolarizzazione.  Le cooperative di servizio all’agricoltura sono cooperative cosiddette “senza terra”.  In questo caso si può fare i conti con un uso opportunistico della forma giuridica cooperativa, tradendone lo spirito. Per evitare questo rischio come Confcooperative preferiamo che le nostre associate abbiano i servizi paghe e fiscali presso le nostre strutture.  Con loro stiamo costruendo risposte all’insegna del rispetto delle regole e dei contratti. In entrambi i casi, tuttavia, grazie alla nostra organizzazione stiamo seguendo le situazioni con accordi di sistema con tutti gli attori sociali, a partire da quelli istituzionali, gli enti locali, la prefettura, la regione, e le altre associazioni di categoria e sindacali. Il lavoratore extracomunitario come viene tutelato dal punto di vista contrattuale? Come mai ci sono ancora così tanti lavoratori non in regola pur essendo un fenomeno presente nel territorio da diversi anni? Non possiamo nasconderci che si fanno ancora i conti con situazioni di irregolarità lavorativa. Non saprei quantificarle, ma sono innegabili, come i dati dell’ispettorato del lavoro cuneese a fronte di visite ispettive evidenziano. La particolare situazione di questi lavoratori, che mancano spesso di un radicamento territoriale e o di reti sociali di sostegno, si traduce in una propria debolezza contrattuale, che può far sì che possano essere coinvolti in situazione irregolari.  Tuttavia, ritengo che la maggioranza delle imprese cuneesi è sana e si muove nella correttezza. Sarebbe un grave errore, identificare le criticità che esistono, con una valutazione di insieme del mondo agricolo provinciale, penalizzeremmo lo sforzo dei più. Solo un lavoro sinergico che coinvolga le imprese ci consentirà di fare ulteriori passi in avanti. Riteniamo che la prevenzione e il sostegno siano le strade vincenti per far fare al sistema ulteriori passi in avanti. La sfida del lavoro può essere vinta se ci si muove tutti nella stessa direzione.  Confcooperative Cuneo come si sta muovendo per affrontare e cercare una soluzione al problema? Il lavoro della nostra organizzazione è teso a qualificare la presenza delle nostre associate nel mercato del lavoro locale. In primo luogo, si connota attraverso una linea di chiarezza nell’adesione, ovvero di non accogliere tra le nostre fila chi non rispetta le regole della normativa e dei contratti. In secondo luogo, costruendo e sostenendo risposte collaborative con gli altri soggetti sociali, come la partecipazione al tavolo della frutta del saluzzese, l’adesione al protocollo dell’accoglienza diffusa della Prefettura e la Regione, affiancando gli enti locali più attivi, Saluzzo, Lagnasco, e, nelle Langhe, Alba. Nell’albese stiamo costruendo una relazione costruttiva su questi temi con il Consorzio del Barolo e del Barbaresco, per promuovere il buon lavoro. Queste virtuose relazioni tra forze istituzionali, imprenditoriali e sindacali hanno consentito in tutti questi anni ad un salto di qualità, non è un caso che la  formalizzazione dei contratti è cresciuta in modo notevole, cosi l’alloggiamento dei lavoratori da parte delle imprese. Infine, con i sindacati e le altre organizzazioni cooperative siamo presenti in modo attivo nell’Osservatorio Provinciale della Cooperazione, per contrastare la cooperazione spuria. Cosa manca in termini di risorse per far fronte a questa crisi?  Alle azioni dal basso prima richiamate è necessario che si affianchino chiare risposte dall’alto a livello nazionale per sciogliere alcuni nodi che penalizzano il mondo agricolo e potrebbero così farlo ulteriormente avanzare: Ridurre il costo del lavoro che è decisamente più alto nel nostro paese rispetto agli altri stati europei per poter offrire ai lavoratori una retribuzione più adeguata. Premiare lo sviluppo di filiere produttive che sappiano riconoscere equamente il valore aggiunto apportato dai singoli attori. Sostenere le esportazioni dei nostri prodotti, contribuire all’apertura di nuovi mercati internazionali, siglare accordi bilaterali con nuove realtà nazionali oltre mare, porre vincoli alle importazioni di prodotti agricoli quando non rispettano le nostre regole di qualità, salubrità e di tutela del lavoro. Favorire una intensa relazione tra aziende ed enti di ricerca capace di accompagnare le imprese verso la transizione ambientale. Poter contare su una pluralità di strumenti nel coinvolgimento dei lavoratori all’insegna della flessibilità, che si sintonizzino sulle differenti esigenze produttive, nel rispetto dei diritti. E infine, potenziando le infrastrutture con un adeguato sistema di politiche attive del lavoro e una politica di gestione dei flussi più efficiente. Sono stati rinnovati da poco i contratti collettivi di lavoro per confezionamento e ortofrutta, questo cosa significa per i lavoratori stagionali? Sono contratti territoriali con una loro storia e caratterizzazione che assumono la specificità dei settori su cui intervengono. Coinvolgono lavoratori che hanno in prevalenza un rapporto continuativo con le cooperative dei due settori.  L’ortofrutta riguarda i magazzini di lavorazione della frutta verso la sua commercializzazione sul mercato interno e soprattutto internazionale. Il contratto del confezionamento coinvolge quelle imprese che operano con aziende primarie del mondo della produzione alimentare curando l’ultimo passaggio della catena del valore diretta alla clientela esterna. Entrambi i contratti siglati con le organizzazioni sindacali più rappresentative (Cgil, Cisl e Uil) puntano da un lato a rafforzare la tenuta competitiva delle cooperative che operano in questi settori e dall’altro a garantire la stabilizzazione, in una cornice di chiara regolarizzazione, formazione, dei lavoratori coinvolti. Nell’ambito dell’immigrazione le cooperative sociali stanno facendo molto, tuttavia, spesso le cooperative agricole sembrano agire e muoversi in contraddizione rispetto a quanto fatto dalle prime, come mai? Cosa non funziona nel dialogo tra il settore agricolo e sociale? È necessario cogliere le dinamiche che connotano le differenti attività ed esigenze in cui i due mondi sono coinvolti, realtà dove non mancano le collaborazioni seppure circoscritte. Il sistema della cooperazione sociale ha dato una risposta di eccellenza in accordo con gli enti locali al sistema di accoglienza diretto alle persone richiedenti asilo, agendo su una effettiva integrazione: culturale, sociale lavorativa. Il lavoro stagionale vede sempre di più la presenza di lavoratori stranieri e coinvolge migliaia di persone che, in una prima fase, hanno travolto il territorio con arrivi di massa non governati creando non pochi problemi di occupazione abusiva di spazi pubblici. Solo in un secondo momento si è sviluppata dal basso una positiva progettualità, grazie alle forze del volontariato e solo successivamente da parte degli enti locali, delle organizzazione imprenditoriali e sindacali.  All’interno di questo contesto il lavoro sostenuto dalle cooperative sociali trova comunque uno spazio di scambio con le realtà del mondo agricolo, a partire da quello cooperativo, attraverso anche interventi specifici che hanno visto il sostegno della Fondazione Crc proprio sull’inserimento lavorativo. Dopo una crisi pandemica non del tutto conclusa, a fronte di una crisi internazionale in corso e di cambiamenti climatici sempre più evidenti è possibile ritenere il settore agricolo un punto di forza da cui il cuneese può ripartire?   Il settore agricolo nei numeri e nelle sue plurali espressioni è una forza propulsiva della nostra economia provinciale. L’agricoltura rappresenta, sia per le numerose eccellenze che caratterizzano le sue produzioni, sia per il ruolo che come ha evidenziato la crisi ucraina, ha e dovrà avere nel rispondere ai fabbisogni alimentari del nostro paese, un settore piattaforma da cui si sviluppano filiere di qualità nel settore agroindustriale determinando un indotto di attività significative dal campo della meccanizzazione ai servizi agrotecnici. L’obiettivo per il settore agricolo è quello di arrivare ad essere una risorsa, grazie alla sua multifunzionalità, nel settore turistico, enogastronomico, educativo e sociale. Pensiamo al riconoscimento Unesco dei paesaggi vitivinicoli delle Langhe, del Roero e del Monferrato, frutto della passione e della competenza di chi ha sempre creduto nel valore del lavoro della terra. Questa significativa presenza va valorizzata e sostenuta verso una piena caratterizzazione ambientale e sociale.  Sandro Durando Sandro Durando
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