cultura
Con maggio se ne vanno le costellazioni invernali
06 maggio 2022
Cuneo
Ogni anno, quando arriva maggio, viene un po’ di nostalgia guardando il cielo. È l’ora del commiato: l’ammasso delle Pleiadi scompare nella luce del tramonto, seguito dalle stelle del Toro e di Orione, sempre più bassi sull’orizzonte verso ovest. Il motivo è dovuto al Sole, che nel suo vagare all’interno dello Zodiaco ha raggiunto l’Ariete; la Grande Scena di Caccia se ne va, e con essa le costellazioni più facili da riconoscere nel cielo invernale. Gli daremo appuntamento al prossimo autunno inoltrato, quando ricompariranno nel cielo ad est dopo l’imbrunire.
Il mito delle Pleiadi racconta delle sette sorelle, ninfe del bosco, che furono trasformate in colombe da Zeus per salvarle dalle angherie di un rozzo corteggiamento da parte del cacciatore Orione, quando le vide fare il bagno in un lago nei pressi di una sorgente. Per proteggerle Zeus si trasformò in Toro e diede inizio alla corrida che lo impegna in una perenne sfida celeste con Orione nei mesi più freddi dell’anno.
Peleiades significa appunto colombe, gli stessi uccelli consacrati a Venere nel mese a lei dedicato al sopraggiungere della primavera: aprile, ossia il mese di Afrodite, il suo nome greco, quando l’amore trionfa sulla Terra e tutti gli animali salutano fiori e teneri germogli che tappezzano di colori la stagione più bella dell’anno. Peccato che soltanto l’uomo, nell’alto della sua presuntuosa superiorità, si sia dimenticato di ascoltare l’istinto delle energie positive di cui è impregnata l’aria nell’inebriante esplosione di profumi. Dovremmo essere qui a gioire e ringraziare per l’arrivo della bella stagione, mentre invece un senso di oppressione ci attanaglia con oscuri presagi all’orizzonte.
Le colombe erano anche il simbolo della pace, segnale del cessato diluvio universale: non per nulla quando esse compaiono ad est all’inizio di novembre e scompaiono ad ovest all’inizio di maggio corrisponde ai due periodi più piovosi dell’anno, accompagnate spesso da catastrofiche alluvioni e attestando il loro nome di portatrici di pioggia; nell’antichità questi erano anche i due momenti in cui rispettivamente cessava e riprendeva la navigazione in mare, lasciando le navi in porto con l’approssimarsi dell’inverno a causa di tempeste e onde alte.
In questi giorni potremmo tentare di compiere una piccola impresa astronomica, se solo l’umidità dell’aria ci permetterà di godere di un tramonto senza nuvole. La nostra osservazione avverrà alle 21.30, con le ultime luci del crepuscolo: a sinistra delle Pleiadi, ormai quasi invisibili sopra l’orizzonte, ci sarà un puntino luminoso; entro le 22.30 esso sarà già tramontato dietro le montagne, quindi dovremo veloci ad approfittarne. Questa sarà la migliore osservazione che potremo fare nel 2022; avremo pochissime sere a disposizione, perché già la prossima settimana scomparirà nelle ultime luci del giorno.
Quel punto luminoso sarà l’ermetico, colui che si nasconde, la divinità antica che accompagnava le anime dei morti nel loro ultimo viaggio verso gli inferi, l’unico che aveva rapporti diretti con Ade, il dio invisibile dell’oltretomba. Solo in rari casi, raccontati in epopee leggendarie, accompagnava i vivi nel regno delle tenebre oppure eroi o divinità nel viaggio inverso dalla morte verso la vita. La sua caratteristica è che non lo vedremo mai alto in cielo a troneggiare fra le stelle, ma si nasconderà sempre nella luce dell’alba o del tramonto appena sopra la linea dell’orizzonte: è il più vicino a noi, nel punto di congiunzione fra la terra e il cielo, pronto ad ascoltare le nostre preghiere e a ricoprire il ruolo di messaggero degli dei.
Considerando le sue caratteristiche lo abbiamo trasformato nell’angelo custode, dotato di ali perché si muoveva velocissimo fra le stelle, il più rapido dopo la Luna. Un ragazzino vivace, in contrapposizione al lento Saturno, il vecchio dio del tempo che impiega 30 anni a percorrere un giro completo dello Zodiaco. Il fatto di rimanere sempre vicino a noi sopra l’orizzonte, gli hanno conferito molte caratteristiche di confidenza e cordialità che manifestiamo anche quando ci rivolgiamo a Gesù. Ne abbiamo riprova nel mese di maggio, che per i romani era dedicato a Maia, il nostro mese mariano, ossia la mamma del nostro personaggio misterioso, regina delle rose e dei fiori: il greco Hermes, il nascosto, che ben si addice al pianeta Mercurio.
Maia era la primogenita delle Pleiadi e concepì Hermes dall’unione con Zeus, non certo disinteressato nel salvarla dalle proposte amorose di Orione. Appena nato il bambino iniziò a girare intorno al Sole Apollo, rubandogli una mandria; scoperto, ottenne il perdono in cambio dello straordinario strumento musicale che aveva costruito dal guscio di una tartaruga, insieme alle pelli e ai tendini dei buoi sacrificati: la splendida Lira, che torniamo ad ammirare proprio in queste sere ad est con la luminosa stella Vega. Può così iniziare il concerto del Sole, che grazie al calore della sua musica porterà a maturazione i frutti della vegetazione nel corso della bella stagione.
In tre mesi Mercurio compie un giro intorno al Sole, il più rapido essendo il più vicino dei pianeti: simbolo della sua velocità sono l’elmo e i calzari alati, nonché la giovane età. Per questo motivo era anche il protettore dei commerci e dei viaggi, erigendogli mucchi di pietre ai bordi e ai bivi delle strade, usanza che rimane negli omini di pietre lungo i sentieri o nei piloni votivi.
Trovandosi sempre in prossimità del Sole, rimane quasi sempre nascosto nel suo bagliore: ciò lo rende molto difficile da vedere, proprietà che si addice anche ai ladri di cui è protettore. Considerato come un giovane attivo e vivace, presenta nel suo carattere l’astuzia e la creatività tipica dell’infanzia. Da Apollo-Sole ottenne la verga d’oro, che lanciò in mezzo a due serpenti facendoli aggrovigliare intorno ad essa; donò poi il caduceo ad Asclepio, figlio di Apollo, salvandolo dal grembo della madre Coronide mentre bruciava nel fuoco della stella. Con esso compì miracoli, resuscitando anche i morti, motivo per cui venne folgorato da Zeus, ristabilendo così l’ordine delle cose. In cielo Asclepio raffigura la costellazione del Serpentario (Ofiuco), l’uomo che stritola un serpente fra le mani e schiaccia la testa dello Scorpione ai suoi piedi, colui che libera dal male, il dio della medicina.
Nella realtà fisica di corpo celeste, Mercurio regala altre sorprese. Trovandosi a soli 58 milioni di km dal Sole (in realtà la distanza oscilla fra 46 e 70 milioni di km, avendo un’orbita fortemente ellittica), il pianeta è continuamente bombardato dal vento solare. La sua temperatura diurna raggiunge i 430°C, mentre la minima notturna precipita a -170°C; tali sbalzi termici, dovuti all’assenza di un’atmosfera, creano profonde fratture di contrazione e dilatazione termica sulla sua superficie. Visto dallo spazio ricorda la Luna, a causa dei numerosi crateri da impatto prodotti da asteroidi e comete che lo hanno bombardato nel corso di 4,6 miliardi di anni.
C’è però una curiosità che lo rende unico fra i pianeti: ruota su se stesso in 58 giorni, mentre impiega 88 giorni a percorrere un giro intorno al Sole. Combinando i due movimenti significa che un singolo giorno su Mercurio dura ben due anni della sua rivoluzione intorno al Sole (ossia 6 mesi). Vivere lassù sarebbe una delle esperienze più surreali possibili: si festeggerebbe Capodanno due volte al giorno; quando il Sole sorge all’alba, sai che ci andrà un anno intero (tre mesi) prima di vederlo tramontare.
In confronto Samantha Cristoforetti, che giovedì scorso alle 3.15 ha felicemente raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale e che potremo continuare a vedere sfrecciare in cielo prima dell’alba, è messa molto peggio: per lei un giorno dura un’ora e mezza. Quando vede sorgere il Sole, sa che tramonterà dopo appena 45 minuti; in un’unica giornata di 24 ore vedrà 16 albe e 16 tramonti. Una vita decisamente frenetica, dove i bioritmi naturali di luce e buio rischiano di venire stravolti. L’astronave ISS è particolarmente affollata in questi giorni: oggi dovrebbero rientrare 4 degli 11 astronauti che la abitano. Samantha in settimana ha dovuto essere aggiornata dai colleghi in partenza sullo stato degli esperimenti scientifici a bordo; un lavoro impegnativo, visto che al momento non ha trovato il tempo di pubblicare nessun video su TikTok.