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cultura

Agricoltura, dalla cascina all’intelligenza artificiale

25 aprile 2022

Cuneo

Cuneo - Una nuova agricoltura, strade innovative per affrontare una sfida ancestrale come quella del cibo in un mondo che cambia. E che cambia velocemente in modi inattesi, rompendo schemi cui eravamo abituati. Anzitutto, una situazione climatica profondamente mutata, di cui stiamo prendendo sempre più consapevolezza; e poi, subito dopo un’esperienza devastante a livello globale come la pandemia, un incubo per molti aspetti peggiore come le tensioni internazionali che stanno rivoluzionando la nostra quotidianità e la percezione di molti aspetti del vivere, del lavorare, del produrre. Ne porta le conseguenze anche l’agricoltura, chiamata a rispondere a esigenze inaspettate (ad esempio, l’improvviso stop di cereali e concimi, come pure l’energia fossile, dall’ex blocco sovietico). Quale nuovo approccio? Quale visione e quale organizzazione, per il comparto primario? Una proposta, in forma di riflessione e di suggestione visionaria ma anche concreta su cui ragionare, viene da una persona che conosce bene il sistema agricolo della Granda, tra zootecnia e coltivazioni, anche in ottica di filiera: Bartolomeo Bovetti (nella foto), classe 1947 di Mondovì, dottore agronomo, storico direttore dell’Associazione provinciale allevatori e vicepresidente del Comizio Agrario, ancora oggi direttore delle cooperative di commercializzazione Compral e Compral Latte. L’emergenza clima impone scelte “L’esercizio dell’agricoltura - è la premessa di Bovetti - ha caratterizzato l’inizio dell’Antropocene molto prima del processo industriale e di ogni altro aspetto che interessa la nostra civiltà odierna. Col trascorrere del tempo, dopo millenni ci troviamo oggi con un’agricoltura profondamente cambiata e immersa in una situazione ambientale critica, in cui il cambiamento climatico rappresenta la manifestazione più evidente, con una tendenza all’irreversibilità e le cui conseguenze saranno pesanti per tutto il pianeta. In questo contesto ci dobbiamo interrogare su come l’agricoltura e quale agricoltura possa contribuire a risolvere o quanto meno a mitigare le conseguenze di questa tendenza dai tratti emergenziali. Quindi fare agricoltura sempre di più significa non solo procurare cibo che in ogni caso rimane una priorità, ma anche salvaguardare l’intero ecosistema operando in più direzioni e di conseguenza provvedendo a rivedere e riorganizzare tutto o in parte il sistema produttivo agricolo. A partire dai concetti che sono alla base della produzione agricola, i tre fattori di produzione considerati dagli economisti: la natura, il capitale e lavoro, quindi natura in termini di sostenibilità, capitale nelle forme di sostegno, lavoro come sistema produttivo e mercato”. Dalla sussistenza alla specializzazione “Proviamo a fare un passo indietro, ripensando al sistema agricolo di un passato neanche troppo lontano, anche sul nostro territorio. Si trattava di un’agricoltura prevalentemente di sopravvivenza, in cui la cascina era al centro e provvedeva al bisogno di cibo e casa. Il mercato era presente ma per la stragrande maggioranza della popolazione agricola non rappresentava una priorità. Di conseguenza, il sistema produttivo si presentava estremamente diversificato e in un certo senso si auto-generava. Questo modello nel tempo è stato via via sostituito attraverso un approccio produttivo sempre di più specializzato e orientato al mercato quale fonte di reddito e quindi di crescita. Tutto ciò dato ha dato origine alla moderna agricoltura”. Verso nuovi modelli: intelligenza artificiale I modelli produttivi del passato, non tanto per forme di ipotetica “autarchia” quanto piuttosto per la capacità di auto-definirsi e di auto-generarsi, possono trovare spazio nel mondo di oggi, con il supporto delle frontiere più innovative della tecnologia e dell’organizzazione produttiva: l’intelligenza artificiale. E questo non significa, ad esempio, mettere robot al posto dell’uomo oppure affidare tutto a un “grande fratello” informatico, bensì sviluppare l’idea di reti e distretti facendosi supportare nella pianificazione dalle capacità e dalle opportunità che la tecnologia pone al nostro servizio, per la programmazione della produzione di beni alimentari, quindi anche in agricoltura. “Cambiare ritornando al passato - secondo l’ex direttore Apa - non è realisticamente possibile, tuttavia possiamo immaginare, mutatis mutandis, un nuovo modello attraverso una svolta profonda in uno scenario che si potrebbe definire di ‘sistema produttivo di rete’. In altre parole: proviamo a immaginare di realizzare un insieme di imprese agricole riunite in un ‘distretto’ che, in modo organico e pianificato, producano beni diversi senza una specifica specializzazione ma secondo un modello di agricoltura a ‘diversità diffusa’. Il distretto diventa oggi quel che era la cascina ieri: un sistema in grado di produrre tutto, in modo diversificato e completo. Questo significa introdurre elementi di flessibilità e forme di diversificazione in ambito di distretto: quindi, non solo aziende superspecializzate, ma anche capaci di modificare i loro schemi produttivi nei tempi più stretti possibile (compatibilmente con i cicli della natura, ovviamente), oppure di affiancare più specializzazioni, proprio per dare risposte rapide di fronte alle esigenze di cambiamento”. Filiera intelligente con attori forti In sintesi si tratta di dare vita, grazie alle nuove frontiere tecnologiche, a strumenti in grado di aiutare l’uomo a definire che cosa coltivare in base ai fabbisogni del mercato, identificato con i consumatori e veicolato soprattutto attraverso la grande distribuzione organizzata (attore fondamentale, nella strutturazione logistica e sociale contemporanea), in un’ottica davvero di “fare sistema” su un territorio vasto e variegato come la Granda, che ha tutte le carte in regola per ripensarsi in tal senso, data la pluralità e la completezza di produzioni agroalimentari, oltre alla disponibilità di competenze e alle potenzialità di filiera. “Lo sguardo al passato - aggiunge Bovetti - rappresenta lo spunto che dovrà essere coniugato al presente attraverso la guida di un apparato di ‘intelligenza artificiale’ che orienta e pianifica tutto il sistema produttivo nell’ambito del distretto. Naturalmente è essenziale che venga creato un supporto esterno rappresentato da vari aspetti quali la logistica, la trasformazione, l’assistenza tecnica e così via. Il supporto della struttura di intelligenza artificiale rappresenta un elemento fondamentale non solo ai fini della programmazione delle produzioni ma anche come collegamento con il mondo della distribuzione per arrivare al consumatore finale, il quale potrà interagire con il sistema e orientare la fase della produzione, della trasformazione, della logistica. Una complessità molto articolata che solo una struttura di intelligenza artificiale potrà gestire. Tutto ciò deve essere presidiato da una sovrastruttura, un soggetto (cooperazione? associazione di prodotto? società?) che riunisca tutte le imprese del distretto. Oggi possiamo sognare attraverso la costruzione di un modello di ‘distretto virtuale’ che segua tutti i passaggi (produzione, trasformazione, mercato) mettendo insieme le varie competenze (informatica, agroindustriale, economica) ma occorre trovare un soggetto pubblico o privato che voglia osare, che intenda investire in questa direzione”. Insieme alla gdo e ai consumatori “Nella stessa ottica - prosegue Bovetti - occorre pensare al mercato, perché il quadro generale si sviluppa con gli altri protagonisti in particolare con la grande distribuzione organizzata, da far entrare in questa rete come parte integrante, nel senso che accederà nella pianificazione del processo produttivo secondo le proprie esigenze, sotto la guida del sistema nel suo complesso, e che potrà valorizzare le produzioni del distretto in precisi spazi, in cui far cogliere al consumatore finale quanto c’è ‘a monte’ del suo acquisto, sul territorio. Accanto alle aree presiedute dai vari distretti la piattaforma informatica sarà aperta anche ai consumatori, per permettere la valutazione delle disponibilità dei prodotti in raccolta o in produzione, provvedendo anche all’acquisto di prodotto ‘just in time’, quindi non solo secondo la stagionalità ma anche con una freschezza che è ulteriore garanzia di qualità”. Diversità diffusa e sostenibilità “Queste connessioni tra produzione, trasformazione distribuzione e consumatori - conclude il direttore di Compral e Compral Latte - guidate e accompagnate dall’intelligenza artificiale formano un insieme virtuoso di agricoltura di distretto ‘a diversità diffusa’. E questo significa che ogni entità produttiva sarà caratterizzata da una diversificazione più o meno spinta, in relazione al territorio in cui opera. E in tal modo verrà assicurato un corretto ed equilibrato utilizzo delle risorse, dal terreno alla biodiversità e più in generale alla sostenibilità, al rispetto dell’ambiente, con tutti i temi e in tutti i risvolti del problema, da cui non possiamo più sottrarci”. Una riflessione per realizzazioni future “Utopia? Eccesso di visionarietà? Forse è così - ammette Bartolomeo Bovetti -, però oggi più che mai è opportuno ipotizzare percorsi nuovi per la nostra agricoltura. Produrre buon cibo in giusta quantità, a un prezzo equo e con un’adeguata remunerazione del produttore rappresenta una priorità, ancora di più con processi in grado di salvaguardare l’ambiente e mantenere armonia e bellezza nelle nostre campagne. Tutto questo vuole essere una suggestione, non tanto un sogno ma piuttosto un suggerimento per dare inizio a una riflessione che possa sfociare in una realizzazione futura, senza essere troppo lontana nel tempo, per dare risposte al mondo di oggi e per lasciare un segno forte alle generazioni che verranno”.  
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