Avete mai provato a passare una notte sotto le stelle, osservando il loro movimento con il trascorrere delle ore? Questo esercizio può risultare molto semplice se siete in grado di riconoscere alcune costellazioni, almeno le più facili. Potrete osservare la loro posizione quando fa buio e poi tornare ad osservare il cielo prima di andare a dormire: sarà tutto diverso, ruotando in senso orario se guardiamo a sud e in senso antiorario se invece ci giriamo a nord. D’altronde non ci stupiamo quando vediamo il Sole, la stella più vicina a noi, sorgere a est e tramontare a ovest; la medesima cosa fanno anche le altre stelle, semplicemente più lontane nello spazio. Non saranno loro a ruotare in cielo, ma tutto dipende dalla rotazione della Terra intorno al proprio asse.
Voltandosi a nord non dovrebbe essere difficile riconoscere il Grande Carro, con le sette stelle a disegnare una figura simile a un pentolino. Le “septem triones”, ossia i sette buoi che trascinano il carro in cielo, come in latino le chiamavano i romani.
Trovandole e facendosi guidare dalla direzione indicata dalle ultime due stelle in alto, si individuerà la Stella Polare, l’unica che rimarrà immobile (o quasi) nell’arco della notte, poiché in questo periodo storico si trova esattamente sopra il Polo Nord.
Tornando poi verso la parte posteriore del Grande Carro, potrete individuare le altre deboli stelle del Piccolo Carro, anch’esse sette, a meno che un cielo troppo inquinato dalle luci artificiali non ne offuschi la visione. Il cucciolo di orsa che correva dietro alla coda di sua madre, senza raggiungerla mai: così i greci immaginavano la costellazione, mentre per gli arabi assomiglia alle pale rotanti di un mulino e per i cinesi a due aquiloni che volano nella parte alta del cielo.
Se dalla coda del Grande Carro si ritorna sulla Stella Polare e si prosegue dalla parte opposta, andrete a sbattere contro la costellazione dalla caratteristica forma a W che oggi conosciamo con il nome di Cassiopea, la regina di Saba che regnava sulle coste dell’Eritrea, governando i commerci in posizione strategica lungo il Mar Rosso; la regina del sale, i cui enormi giacimenti nella Rift Valley desertica etiope costituivano la fonte di ricchezza del suo regno.
Un po’ più complesso riconoscere suo marito, che compare nelle stelle di Cefeo, un quadrato sovrastato da un triangolo, il cui vertice si incontra congiungendo la stella più bassa di Cassiopea con la Stella Polare, ancora una volta con funzione di bussola per orientarsi nel cielo settentrionale.
Nello spazio che divide il Carro Maggiore dal Carro Minore, una lunga fila di stelle disegna la coda e il corpo del Drago; circondando il Piccolo Carro (ossia l’Orsa Minore), esse raggiungono Cefeo, per poi curvare in basso per terminare in un quadrilatero che raffigura la testa dell’animale mitologico, la quale verrà schiacciata dal piede di Ercole, al momento invisibile ma che comparirà già nelle prime ore della notte.
Questo è il gruppo di costellazioni racchiuse dentro il Circolo Celeste Settentrionale oltre i 50° di latitudine, trascurando la Giraffa (Camelopardus) e la Lince (Lynx), inserite negli atlanti stellari rispettivamente nel 1612 e nel 1687 dagli astronomi Petrus Plancius e Johannes Hevelius, le cui stelle sono molto deboli e la cui istituzione serviva esclusivamente a riempire aree del cielo rimaste precedentemente vuote, cosa non più tollerabile con l’avvento dei telescopi e la ricerca di nuovi oggetti invisibili ad occhio nudo nelle profondità dello spazio.
Nelle prime settimane di aprile, nelle ore del crepuscolo serale il Grande Carro compare in alto a nord-est, mentre Cassiopea si trova sempre più in basso a nord-ovest. Considerando che la Terra ruota su se stessa nell’arco di 24 ore, con il passare della notte ogni singola stella disegna degli archi di circonferenza in cielo. In particolare, per percorrere un angolo di 90° impiegheranno un quarto di giornata (360:4=90), ossia 6 ore; in quel periodo di tempo la Stella Polare, trovandosi sopra il Polo Nord, rimarrà praticamente immobile; a mano a mano che ci si allontana da lei, la lunghezza dell’arco diventa sempre più lunga, rispecchiando in cielo l’aumento di velocità che sulla Terra avviene muovendosi dai poli (0Km/h) all’equatore (1.670Km/h). Di conseguenza, sopra l’equatore celeste ci saranno le stelle più veloci, compresi Sole, Luna e pianeti quando il loro percorso incrocia l’equatore celeste nelle costellazioni dei Pesci e della Vergine. Per il Sole ad esempio questo avviene durante gli equinozi di primavera e di autunno, quando ci saranno le albe e i tramonti più veloci dell’anno.
Per essere precisi, per compiere un giro su se stessa la Terra impiega 23 ore, 56 minuti e 4 secondi; bisogna però tenere presente che durante quel giorno il nostro pianeta avrà percorso un piccolo tratto (1/365) della sua orbita intorno al Sole. Ciò comporta che per rivedere la nostra stella nella stessa posizione del giorno precedente, è necessario aggiungere 3 minuti e 56 secondi alla rotazione della Terra, in modo da ottenere l’esatta durata del giorno solare di 24 ore. In realtà questo è un valore medio, ricordandoci che la Terra a inizio gennaio è più vicina al Sole e dunque corre più veloce lungo la sua orbita, mentre a inizio luglio è più lontana dal Sole e dunque si muove più lentamente.
Unendo i moti di rotazione e di rivoluzione della Terra, ci si accorge come ogni giorno il Sole si muove fra le stelle, disegnando nell’arco dell’anno il grande cerchio dello Zodiaco chiamato eclittica. Le rotazioni della Terra in un anno sono 366, ma se ne toglie una perché moltiplicando il ritardo giornaliero di 3 minuti e 56 secondi per i 365 giorni dell’anno si ottengono quelle 24 ore del giro comunque fatto ma non conteggiato.
Un altro effetto, osservando le stelle, è che esse anticipano ogni giorno di circa 4 minuti la loro presenza in cielo. Per fare questo esercizio, dovete rivolgervi ad est e cercare una stella molto brillante di riferimento vicina all’orizzonte; in questo periodo scegliere guardare Spica della Vergine, che si troverà a fianco della Luna piena nel tramonto di sabato. Ebbene, ogni giorno che passerà la vedrete sempre più in alto in cielo, avendo l’accortezza di ripetere il vostro esperimento sempre al tramonto: ogni settimana la stella sarà sorta con un anticipo di 28 minuti; ogni mese ben 2 ore; ogni stagione 6 ore (questo significa che al tramonto sarà alta a sud); ogni anno di 24 ore, ossia quel giorno recuperato e incorporato nella 366esima rotazione della Terra.
Al contrario, se una stella si trova ad ovest, ogni sera che passa tramonterà sempre prima, con le stesse regole. In queste serate possiamo seguire la triste sorte delle costellazioni di Orione e del Toro, con l’oggetto molto caratteristico dell’ammasso stellare delle Pleiadi, che ci ha fatto compagnia per tutto l’inverno: ormai esse sono destinate a tuffarsi nella luce del Sole, che a breve le raggiungerà, scomparendo alla nostra vista e segnando in questo modo l’arrivo di maggio.
Le stelle cambiano velocissime in cielo, basta avere la pazienza di fermarsi ogni tanto ad osservarle, cercando i riferimenti nelle costellazioni più famose. Dividendo la volta celeste in quattro parti, parleremo dunque di cielo primaverile, estivo, autunnale e invernale. Se a Natale avete trascorso una serata con un astrofilo ad imparare a riconoscere le costellazioni, se ci ritornate in estate vi sorprenderà che non ce ne sarà neppure più una di quelle con cui avevate preso confidenza; in compenso comparirà lo spettacolo grandioso della Via Lattea sopra le vostre teste, e avrete voglia di scoprire questo nuovo angolo dello spazio. Il motivo di questo cambio cosmico è che la Terra avrà percorso mezzo giro intorno al Sole, trovandosi esattamente dalla parte opposta rispetto all’inverno.
Questa è la magia del calendario delle stelle, uno scrigno di conoscenza che i nostri vecchi si tramandarono di generazione in generazione per millenni, osservando le prime stelle che comparivano all’imbrunire e le ultime che scomparivano con l’aurora, usandole come fari guida per misurare il tempo. Una tradizione insegnata da agricoltori, naviganti, esploratori, uomini di legge, associando la loro comparsa a miti e leggende utili a legarle con gli appuntamenti annuali legati ai lavori di campagna o alle scadenze delle attività sociali.
I sacerdoti ne sapevano scandire il ritmo con la successione dei santi e delle feste liturgiche; univano i movimenti del Sole e delle stelle con quelli della Luna, traendone riflessioni spirituali. In queste notti giunge a compimento il primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera, segnando l’apice nella penitenza della Quaresima ed unendosi al dolore della Passione di Gesù, illuminato dalla sua luce nella notte di preghiera trascorsa nell’orto del Getsemani, ai piedi del Monte degli Ulivi. Dopo essersi rivolto alla volontà di Dio, preparandosi a bere dall’amaro calice delle strazianti torture che lo attendevano, ebbe a dire ad uno dei suoi uomini: “Riponi la tua spada, perché tutti coloro che se ne serviranno, periranno anch’essi di spada”.
Sabato alle ore 20.57, in concomitanza con il suo sorgere ad est e mentre il Sole starà tramontando ad ovest, ci sarà la Luna Piena. Il giorno dopo celebreremo Pasqua, nella speranza che porti pace in terra agli uomini di buona volontà. Ne abbiamo bisogno, dopo aver assistito alle barbare atrocità che l’animo umano è in grado di compiere.
