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11 luglio 2026

cronaca

Quella notte sulla Costa Concordia

13 gennaio 2022

Cuneo

Costa Concordia Si chiamano Italo e Marisa e sono due superstiti della Concordia che esattamente dieci anni fa, nella notte del 13 gennaio 2012, naufragò all’isola del Giglio a seguito di un incaglio con uno scoglio. A bordo dell’imbarcazione c’erano circa 5.000 persone tra turisti e personale impiegato, tra cui la coppia di Monforte d’Alba.  Italo Anselma e Marisa Pirra, proprietari di un’azienda vinicola, si ricordano con terrore quelle ore passate in balia del freddo e del panico: “La notte più lunga della nostra vita”.  LA SERA DEL 13 GENNAIO Era l’ultima notte di navigazione: siamo partiti da Roma ed eravamo diretti a Savona, saremmo dovuti arrivare la mattina dopo. Quella sera abbiamo deciso di andare a teatro per vedere un prestigiatore, poi ad un certo punto abbiamo sentito un grande botto che ci ha scrollati dalla sedia, abbiamo iniziato a guardarci in faccia e poi si sono spente le luci. Inizialmente pesavamo fosse un effetto scenico legato allo spettacolo di magia, poi abbiamo iniziato ad avere paura. La gente era presa dal panico, il personale a bordo ci ha detto che si trattava di un guasto tecnico e ci ha invitati ad andare nelle nostre stanze ma senza usare l’ascensore che era fuori uso. Così abbiamo fatto. Una volta entrati nella camera, ho guardato fuori e ho visto un enorme scoglio sotto di noi. IL TERRORE Mi ricordo le vetrine rotte al ponte 6, le commesse che cercavano di chiudere i negozi per paura che la gente rubasse. Sempre al sesto, ho visto persone per terra. Non sapevamo dove fossimo in quel momento, francamente pensavamo di essere in mare aperto. Una volta arrivati in stanza abbiamo iniziato a sentire come degli sbalzi: la nave si stava assestando e man mano si stava inclinando. Alle 11 è arrivata la comunicazione di andare sulle scialuppe di salvataggio, in quel momento la nave si è inclinata prima a destra e poi si è messa in sesto a sinistra. Siamo andati al ponte quattro, nella postazione a noi dedicata ma abbiamo avuto un contrattempo… IL SALVATAGGIO Non è come te la spiegano quando arrivi: la gente non ti guarda più in faccia in quelle situazioni. Ognuno guarda per sé. La nostra scialuppa non è partita: siamo saliti e poi siamo subito scesi di un metro, ci hanno fatto rientrare perché la scialuppa si aggrappava sulla pancia del mare e ne impediva la discesa. Allora ci hanno fatto scendere e ci hanno detto di andare in fondo alla nave. Poi un altro contrordine: dovevamo fermarci perché era tutto pieno. Siamo stati lì un attimo e in quel momento la nave si è rovesciata. Io mi sono aggrappato ad un tubo con mia moglie. Avevamo paura dell’acqua, non sapevamo che ci fosse la terra ferma. Mia moglie è scivolata giù per circa sei metri ed è finita contro altre persone fratturandosi la caviglia. Poi, non so come, ho trovato una scala di alluminio, l’ho calata giù per far salire le persone. Con mia moglie ci siamo detti: “È il nostro ultimo giorno di vita”, In quei momenti ti passa la vita davanti in due minuti. Poi, piano piano, quelli del soccorso ci hanno fatto scendere con una spiaggina (una scala di corda con i pioli di legno). C’erano tantissime persone con noi, anziani, ragazzi, mamme con bambini. L’ARRIVO Siamo stati caricati su un gommone e alle 3 del mattino siamo arrivati, per ultimi, all’isola del Giglio. Ci hanno subito schedati e prestato soccorso. Con noi non avevamo niente. Il portafogli è rimasto sulla nave, dentro avevo documenti e soldi. Ci hanno portato al porto di Santo Stefano e poi a Savona. Di quella notte ricordiamo tutto: è stata la più lunga della nostra vita. Abbiamo avuto la fortuna che la nave si sia rovesciata dal lato degli scogli, altrimenti non ci sarebbe stata più una persona viva. Quando stavamo per scendere abbiamo visto due signori vicino noi prendere la rincorsa sulla pancia della nave e tuffarsi nel mare aperto. Io non l’avrei mai fatto perché a 50 metri di altezza e con quelle temperature è rischioso. Infatti, purtroppo, quei due sono morti: quando siamo arrivati al Giglio abbiamo visto i corpi con sopra le coperte. LE TELEFONATE Quella sera abbiamo chiamato i nostri famigliari: “Qua è finita”, gli abbiamo detto. Ai suoceri abbiamo dato la notizia dopo, per non farli spaventare, anche se loro avevano già visto tutto alla televisione ma non pensavano fosse la nostra nave. Usavamo solo un cellulare per paura che l’altro si scaricasse. Che freddo quella notte, eravamo al buio e non sapevamo niente di cosa stesse accadendo, eravamo in balia di Dio. In quella notte abbiamo visto quanto l’essere umano, nel panico, sia poco razionale. Per un po’ non prenderemo più una nave e anche se non eravamo mai stati al Giglio, sicuramente non ci andremo più.    Italo e Marisa - Costa Concordia Italo Anselma e Marisa Pirra
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