“Si racconta che il principe di Condé dormi profondamente” la notte prima della battaglia di Rocroi. I dirigenti scolastici delle scuole superiori, invece, dormono poco perché, pur essendo affaticati, tanto per restare a Manzoni, sono impegnati in una battaglia in cui non sono i soli a dare disposizioni.
Entro martedì 15 dicembre, la Prefettura di Cuneo – cui è stata affidata la mediazione tra istituti superiori e trasporto pubblico locale – dovrà sciogliere il nodo della riapertura in presenza prevista per il 7 gennaio, cercando di far conciliare percentuali di per sé inconciliabili.
Il DPCM del 3 dicembre ha previsto infatti il rientro in presenza del 75% degli alunni delle scuole superiori di secondo grado (tre giorni su quattro) e, nello stesso tempo, la riduzione del 50% sulla capienza dei mezzi di trasporto. A fronte di questo sfasamento, la Regione Piemonte, in realtà non diversamente dalle altre, ha proposto alle scuole superiori di rivedere completamente i propri orari, organizzando un doppio turno di lezioni: dalle 8 alle 14 per i ragazzi del biennio, dalle 10 alle 16 per i ragazzi del triennio.
Le criticità di una simile proposta balzano all’occhio. In una realtà ad altissimo tasso di pendolarismo come quella della nostra provincia, entrare a scuola alle 10 (sempre che ci sia un pullman a quell’ora) ed uscire alle 16 significherebbe, per i ragazzi che viaggiano, rientrare a casa non prima delle 17. Significherebbe rinunciare al pranzo (nessuna scuola superiore è dotata di mensa), ripiegando magari su un panino veloce in un bar affollato. Significherebbe negare loro il tempo necessario per studiare, per dedicarsi alle attività sportive e alle loro passioni. Significherebbe un rientro faticoso, sotto tutti i punti di vista, che rischierebbe di far rimpiangere presto la didattica a distanza.
Le scuole hanno un margine di intervento piuttosto circoscritto, ma è chiaro che una proposta simile stravolgerebbe la vita dei ragazzi e delle loro famiglie. Così, tutti i dirigenti scolastici delle ventisette scuole superiori della provincia hanno firmato una lettera, proponendo una soluzione alternativa “a costo zero” e nello stesso tempo decisamente meno impattante sulla vita degli studenti e delle loro famiglie: una didattica modulata a settimane alterne (e a rotazione) tra presenza e distanza. Più semplicemente, una settimana in presenza per il 50% degli studenti e una settimana a distanza, in avvicendamento e fatte salve, se del caso, le giornate laboratoriali.
È una soluzione provvisoria, in un anno in cui la provvisorietà è eretta a sistema. Ma è una soluzione di buon senso, che acquista autorevolezza perché viene da chi vive la scuola dal di dentro e sa di “maneggiare” vite e non pacchi postali. E’ una soluzione sposata anche dai rappresentanti degli studenti di tutte le scuole di Cuneo – firmatari di una lettera che trasuda impegno e voglia di ricominciare, ma senza pagare un prezzo irragionevole – e da alcuni genitori, che hanno firmato un appello analogo.
Entro martedì, il prefetto di Cuneo, Fabrizia Triolo è chiamata a prendere una decisione, mediando tra ciò che troverà sul suo tavolo: le proposte ragionevoli delle scuole, la necessità di garantire il 75% delle lezioni (imposta da un Dpcm che peraltro scadrà il 15 gennaio) e le offerte della Regione in materia di trasporti.
Senza dimenticare il convitato di pietra che siederà allo stesso tavolo: il virus stesso, che senza un serio piano di tracciamento nelle scuole manderà gambe all’aria la scuola in presenza, le proposte della Regione e le notti insonni dei dirigenti scolastici.