“La chiamano riforma della giustizia – ha detto il pubblico ministero Carla Longo componente della giunta regionale dell’ANM e segretaria della sottosezione di Cuneo – ma non c’è nessun intervento sul funzionamento degli uffici, proposte per abbreviare i processi, stanziamento di fondi per migliorare il processo telematico, per incrementare il personale amministrativo; ci sono solo tre interventi sulla magistratura volti a indebolirne l’indipendenza con grave danno per la richiesta di giustizia dei cittadini”.
Se dovesse passare la riforma si avrebbero due carriere separate per magistrati giudicanti e requirenti a partire dal concorso di selezione. Il timore dei magistrati è che si crei una corporazione di avvocati dell’accusa, completamente sciolti dalla cultura della giurisdizione, che ragioni solo in termini di vittoria o sconfitta e che finisca per scivolare sotto l’ala dell’esecutivo che ne determinerà le priorità nell’esercizio dell’azione penale.
“Il Governo definisce urgentissima la separazione delle carriere – ha proseguito la dottoressa Longo – ma la realtà è che nell’arco di 5 anni solo lo 0,8% dei pubblici ministeri è passato alle funzioni giudicanti e solo lo 0,2% ha fatto il percorso inverso. E se è vero che le richieste di assoluzione sono il 50% rispetto alle richieste di condanna e che le richieste di archiviazione sono percentualmente superiori alle richieste di rinvio a giudizio è perchè giudici e pubblici ministeri condividono la stessa formazione e lo stesso approccio garantista”.
“Ci chiedono di decidere della colpevolezza o l’innocenza delle persone, ci affidano delle responsabilità enormi ma poi ci mettono sotto tutela, ci privano della possibilità di eleggere democraticamente i nostri rappresentati; neanche nelle scuole elementari i bambini estraggono a sorte i loro rappresentanti ma li scelgono liberamente” ha commentato il procuratore della Repubblica Onelio Dodero aggiungendo che “se tutto andrà bene non cambierà nulla ma la realtà è che il primo articolo della Costituzione che sarà subito modificato dopo l’approvazione di questa legge sarà il 112, quello che parla dell’esercizio obbligatorio dell’azione penale e che ci rende tutti uguali. Ci vorrà poco a trasformare quella frase sull’esercizio obbligatorio dell’azione penale aggiungendo ‘…nei casi e nei modi previsti dalla legge’ e a quel punto cadrà l’ultimo baluardo di una Costituzione che ci rende tutti uguali”.
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