Anche se lo shock delle elezioni americane, con la disfatta di Trump, distrae dalle faccende di casa nostra, il cantiere politico nazionale resta in piena attività. A tenere banco è la legge di bilancio 2027 che, tra tagli, prelievi e qualche mancetta preelettorale, sembra scontentare quasi tutti. Fuori dalle stanze della politica, il Paese reale, da Nord a Sud, è attraversato da rivendicazioni, scioperi e proteste che mobilitano tutte le categorie: manifestazioni della rabbia e delle sofferenze di famiglie e cittadini che chiedono un cambiamento delle politiche di governo.
È come se, nel loro insieme, i provvedimenti previsti non rispondessero alle vere priorità delle persone, che riguardano l’esplosione del costo della vita a fronte di salari insufficienti e di servizi pubblici in declino.
Tra le misure più contestate vi sono i tagli alla scuola e alla sanità e la tassazione agevolata (flat tax) per gli autonomi.
Scuola. La riduzione di 7.000 unità tra insegnanti e personale ATA viene giustificata con il calo degli studenti, ma dice anche che non è nella formazione che si intende investire. Eppure, proprio le manifestazioni di piazza dovrebbero far capire che soltanto un processo di formazione può far crescere ragazzi capaci di affrontare e vivere la complessa società di oggi. Sono gli anni della scuola quelli in cui un ragazzo acquisisce gli strumenti per capire il mondo nel quale dovrà entrare. “Quegli strumenti - scrive Gabriele Fava, giuslavorista e presidente dell’INPS - hanno un nome antico: cultura. Intesa come la capacità di leggere la realtà, di dare un nome a ciò che si prova, di distinguere un’informazione da una manipolazione, di immaginare per sé un posto e una strada. Senza queste basi un ragazzo non riesce nemmeno a interrogarsi su se stesso. Resta in balia di ciò che gli accade intorno, che oggi è uno spazio digitale in cui il virtuale espropria il reale e gli algoritmi decidono che cosa desiderare. Chi non possiede le parole non può difendersi, non può partecipare, non può nemmeno protestare in modo civile”. E non potrà accedere a un lavoro dignitoso, stabile e qualificato, il solo che può far crescere la società e anche l’economia.
Sanità. Le risorse previste per il 2027 crescono di 2,3 miliardi di euro, ma è un aumento inferiore alla crescita dei costi e dell’inflazione, il che equivale a un taglio reale di 22 miliardi in tre anni. Alle Regioni, cui compete la gestione territoriale del servizio sanitario, restano due strade per recuperare le risorse mancanti: aumentare la pressione fiscale (IRAP e IRPEF regionale) o ridurre le prestazioni, oppure ricorrere a entrambe. Come dire che i maggiori costi si scaricheranno sulle famiglie che, dopo aver pagato più tasse, saranno anche obbligate a rivolgersi alla sanità privata per mancanza di medici e prestazioni che la sanità pubblica non sarà in grado di fornire. Per questo i governatori delle Regioni protestano e chiedono fondi aggiuntivi. Per Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Lombardia (centrodestra), si tratta di “tagli insostenibili”, che impediranno di ridurre le liste di attesa e di far funzionare le Case e gli Ospedali di Comunità.
Tassazione agevolata (flat tax). Autonomi e professionisti con partita IVA godono già di un regime di tassazione molto conveniente: pagano il 15% per un reddito fino a 85.000 euro, soglia che salirà a 100.000, creando un’enorme disparità rispetto ai lavoratori dipendenti che, a parità di reddito, sono tassati con l’IRPEF fino al 43%.
Allargando il campo: in Italia l’85% dell’IRPEF complessiva viene pagata da meno del 20% dei contribuenti, mentre il 46% non versa un euro. Ma è questo 46% (entro il quale ci sono i poveri veri insieme agli evasori) a usufruire appieno delle agevolazioni per i redditi più bassi, dalla sanità alle tasse universitarie. Benefici che non spettano a chi dichiara redditi più alti pagando più tasse.
Se aggiungiamo il blocco delle rivalutazioni delle pensioni più alte (parte di quel ceto medio che a parole il governo dice di voler sostenere), si ha l’impressione di una legge di bilancio che investe le poche risorse a disposizione in altre direzioni, armamenti compresi, che non sono le vere priorità delle famiglie italiane.