editoriale

In legge di bilancio poche risorse per le vere priorità

Le critiche più dure sui tagli alla scuola e alla sanità

Ezio Bernardi 08 novembre 2026

Cuneo

Anche se lo shock delle elezioni americane, con la disfatta di Trump, distrae dalle faccende di casa nostra, il cantiere politico nazionale resta in piena attività. A tenere banco è la legge di bilancio 2027 che, tra tagli, prelievi e qualche mancetta preelettorale, sembra scontentare quasi tutti. Fuori dalle stanze della politica, il Paese reale, da Nord a Sud, è attraversato da rivendicazioni, scioperi e proteste che mobilitano tutte le categorie: manifestazioni della rabbia e delle sofferenze di famiglie e cittadini che chiedono un cambiamento delle politiche di governo.

È come se, nel loro insieme, i provvedimenti previsti non rispondessero alle vere priorità delle persone, che riguardano l’esplosione del costo della vita a fronte di salari insufficienti e di servizi pubblici in declino.

Tra le misure più contestate vi sono i tagli alla scuola e alla sanità e la tassazione agevolata (flat tax) per gli autonomi.

Scuola. La riduzione di 7.000 unità tra insegnanti e personale ATA viene giustificata con il calo degli studenti, ma dice anche che non è nella formazione che si intende investire. Eppure, proprio le manifestazioni di piazza dovrebbero far capire che soltanto un processo di formazione può far crescere ragazzi capaci di affrontare e vivere la complessa società di oggi. Sono gli anni della scuola quelli in cui un ragazzo acquisisce gli strumenti per capire il mondo nel quale dovrà entrare. “Quegli strumenti - scrive Gabriele Fava, giuslavorista e presidente dell’INPS - hanno un nome antico: cultura. Intesa come la capacità di leggere la realtà, di dare un nome a ciò che si prova, di distinguere un’informazione da una manipolazione, di immaginare per sé un posto e una strada. Senza queste basi un ragazzo non riesce nemmeno a interrogarsi su se stesso. Resta in balia di ciò che gli accade intorno, che oggi è uno spazio digitale in cui il virtuale espropria il reale e gli algoritmi decidono che cosa desiderare. Chi non possiede le parole non può difendersi, non può partecipare, non può nemmeno protestare in modo civile”. E non potrà accedere a un lavoro dignitoso, stabile e qualificato, il solo che può far crescere la società e anche l’economia.

Sanità. Le risorse previste per il 2027 crescono di 2,3 miliardi di euro, ma è un aumento inferiore alla crescita dei costi e dell’inflazione, il che equivale a un taglio reale di 22 miliardi in tre anni. Alle Regioni, cui compete la gestione territoriale del servizio sanitario, restano due strade per recuperare le risorse mancanti: aumentare la pressione fiscale (IRAP e IRPEF regionale) o ridurre le prestazioni, oppure ricorrere a entrambe. Come dire che i maggiori costi si scaricheranno sulle famiglie che, dopo aver pagato più tasse, saranno anche obbligate a rivolgersi alla sanità privata per mancanza di medici e prestazioni che la sanità pubblica non sarà in grado di fornire. Per questo i governatori delle Regioni protestano e chiedono fondi aggiuntivi. Per Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Lombardia (centrodestra), si tratta di “tagli insostenibili”, che impediranno di ridurre le liste di attesa e di far funzionare le Case e gli Ospedali di Comunità.

Tassazione agevolata (flat tax). Autonomi e professionisti con partita IVA godono già di un regime di tassazione molto conveniente: pagano il 15% per un reddito fino a 85.000 euro, soglia che salirà a 100.000, creando un’enorme disparità rispetto ai lavoratori dipendenti che, a parità di reddito, sono tassati con l’IRPEF fino al 43%.

Allargando il campo: in Italia l’85% dell’IRPEF complessiva viene pagata da meno del 20% dei contribuenti, mentre il 46% non versa un euro. Ma è questo 46% (entro il quale ci sono i poveri veri insieme agli evasori) a usufruire appieno delle agevolazioni per i redditi più bassi, dalla sanità alle tasse universitarie. Benefici che non spettano a chi dichiara redditi più alti pagando più tasse.

Se aggiungiamo il blocco delle rivalutazioni delle pensioni più alte (parte di quel ceto medio che a parole il governo dice di voler sostenere), si ha l’impressione di una legge di bilancio che investe le poche risorse a disposizione in altre direzioni, armamenti compresi, che non sono le vere priorità delle famiglie italiane.

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