cronaca

Neurochirurgo cuneese a processo per violenza sessuale

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Secondo quanto testimoniato da una paziente, il medico l'avrebbe sottoposta a un'esplorazione vaginale durante una visita per dolori alla schiena

Camilla Pallavicino 05 novembre 2026

Cuneo

È arrivato alle battute conclusive il processo per violenza sessuale a carico del neurochirurgo cuneese che nel novembre del 2021 sottopose una paziente che si era rivolta a lui per dolori alla schiena, a un'esplorazione vaginale; una manovra improvvisa che la donna ha denunciato essere stata eseguita senza alcun tipo di preavviso e informazione, senza averle chiesto il consenso e nell’esplorazione esterna dei genitali anche senza l’uso di guanti, “ero spaesata, tremavo, avevo paura, in quel momento il mio cervello non capiva”, ha riferito la donna in aula per rendere l’idea del disagio che provò per quella manovra repentina di cui non le era stato fornito alcun tipo di informazione. Una visita che si concluse senza il rilascio di referto e di fattura, e che a seguito dei pareri della sua ginecologa e del suo medico di base la indussero a sporgere denuncia. “Le parlai della necessità di una visita del pavimento pelvico mentre eravamo seduti e guardavo la risonanza magnetica al bacino che le avevo prescritto e glielo ripetei quando era sdraiata sul lettino, forse non glielo spiegai in modo opportuno” si è difeso il medico nel corso della sua deposizione. Affermazioni che contrastano con quanto riferito alla moglie in una conversazione telefonica intercettata dagli inquirenti, “mi sembra assurdo chiedere il consenso, io sono il medico. È come se un senologo dovesse chiedere il consenso di toccare il seno” diceva il medico e ancora riguardo alla biancheria della sua paziente “aveva una biancheria quasi inesistente, cioè un conto è se vieni con le mutande della nonna, un conto se vieni col perizoma”, frasi che l’imputato ha provato a spiegare dicendo che in quel momento era scioccato. Sull’appropriatezza di quell’esame vaginale e sulla tematica relativa al consenso sono stati ascoltati i consulenti di accusa e difesa e nel corso dell’ultima udienza i due periti nominati dai giudici del tribunale. “Forse un ginecologo non ha bisogno di spiegare l’ispezione vaginale ma un neurochirurgo difficilmente si trova a fare questo genere di ispezioni, si spendono parole e tempo a spiegare che certe manovre fastidiose e invasive possono essere necessarie” ha detto Federico Griva, medico neurochirurgo che ha redatto la perizia insieme al medico legale Lorenzo Varetto. Un tema, quello dell’informazione sull’esame da fare e sul consenso a farlo, su cui però i medici hanno detto di non essersi potuti esprimere in un senso o nell’altro, in mancanza di un referto ed essendoci solo le due versioni opposte di medico e paziente. Molto più dibattuta la parte della perizia relativa all’appropriatezza di quella ispezione vaginale dal momento che la donna si era presentata lamentando un dolore in zona lombare. Secondo i due periti, tra la prima visita di ottobre in cui erano stati prescritti antinfiammatori che non avevano lenito il dolore e la seconda visita, quella incriminata, sarebbero intervenute delle novità come il dolore ‘interno’ descritto dalla paziente e alcuni tratti poco chiari nella risonanza del bacino, tali da non ritenere insensata la decisione di procedere a un’ispezione dell’area vaginale in ipotesi di patologia del pavimento pelvico o del nervo pudendo. Una valutazione diversa rispetto a quanto riferito dagli ex colleghi ospedalieri del neurochirurgo che avevano parlato della necessità di una manovra di quel genere solo in casi particolari e comunque limitandosi alla zona esterna dei genitali, magari in presenza di un trauma alla colonna vertebrale o di un’ernia tali da ridurre la sensibilità genitale e avere problemi nella minzione, “ma di solito sono gli stessi pazienti che riferiscono di non sentire di fare la pipì. In assenza di traumi e se non c’è un deficit sensitivo io non faccio l’esame interno” aveva riferito uno degli ex colleghi. Conclusa l’istruttoria, il processo verrà discusso nell’udienza dell’11 dicembre.

Processo Neurochirurgo Cuneo