Si è concluso il processo penale canonico riguardante don Carlo Occelli, presbitero della Diocesi di Cuneo-Fossano, già parroco della parrocchia del Cuore Immacolato di Maria in Cuneo. Il procedimento era iniziato nel 2024 e aveva poi dovuto attendere che terminasse il parallelo processo civile, in modo da ponderare con equità ogni elemento disponibile.
Questa vicenda ha ferito la Chiesa di Cuneo-Fossano, sia i fedeli direttamente coinvolti che la comunità ecclesiale nel suo complesso. Il processo canonico è stato uno degli strumenti utilizzati per curare questa ferita e provvedere all’emendazione del reo, davanti alla giustizia e alla misericordia di Dio.
Il decreto conclusivo del processo, sottoscritto dal Vicario giudiziale del Tribunale Interdiocesano Piemontese, Delegato ad hoc dal Vescovo di Cuneo-Fossano, e ratificato in toto dal Dicastero per la Dottrina della Fede, riconosce che il sacerdote ha avuto una relazione impropria con una donna, nei primi mesi non ancora maggiorenne, nell’ambito dell’esercizio del ministero, venendo così meno agli impegni sacerdotali, alla sua missione di presbitero e al suo compito di educatore.
Considerando che egli a suo tempo ha accettato le disposizioni della giustizia civile, ha lasciato l’ufficio di parroco e ha iniziato un percorso sia spirituale che psicologico per proseguire in modo adeguato nella vita sacerdotale, l’autorità ecclesiastica ha stabilito quanto segue:
-per tre anni, computati dall’esecutività del Decreto, al sacerdote sono vietati nella Diocesi di Cuneo-Fossano tutti gli atti della potestà d’ordine, cioè non potrà mai celebrare alcun atto come i sacramenti e i sacramentali, né potrà partecipare a qualsivoglia riunione pastorale, nell’intero territorio diocesano di Cuneo-Fossano;
-per tre anni il sacerdote avrà l’obbligo di dimorare fuori della Diocesi di Cuneo-Fossano, in una diocesi che il Vescovo determina di intesa con l’Ordinario di quel luogo, continuando, sotto la vigilanza del Vescovo, il percorso già intrapreso;
-il sacerdote dovrà astenersi dal frequentare o mantenere contatti con le persone coinvolte nella vicenda per cui si è svolto il processo.
In tal modo, don Carlo proseguirà la vita sacerdotale nella diocesi nella quale avrà preso dimora, evitando strutture residenziali o servizi pastorali frequentati prevalentemente da minori e proseguendo il percorso di sostegno spirituale e psicologico già avviato da circa un anno, con l’ammonizione che «questa esperienza anche pastorale sia vissuta come un momento di conversione e di crescita spirituale, volta ad un reale e permanente cambiamento di stile e di impostazione nell’esercizio del ministero».
Il Vescovo e la Chiesa di Cuneo-Fossano rimangono vicini a tutti quelli che hanno sofferto a causa di questa vicenda.