Foto Pixabay

editoriale

I soldi e il potere come valori primari: così si soffoca la speranza dei giovani

Il desiderio di un mondo diverso da quello disperato di oggi

Davide Sacchetto 01 novembre 2026

Cuneo

Le manifestazioni di piazza e gli scontri dei giorni scorsi hanno comprensibilmente suscitato numerosi interrogativi e risposte non sempre lungimiranti, come quella puramente repressiva, anche se, evidentemente, la ristretta minoranza dei manifestanti che imbratta, danneggia e saccheggia si autoesclude da ogni possibilità di dialogo.

Per tutti gli altri, tra le riflessioni proposte, c’è stata anche quella che ha valorizzato le radici economiche del disagio che giovani e giovanissimi stanno esprimendo. Sotto questo punto di vista, le ragioni delle proteste non starebbero solo nel disagio avvertito nella condizione presente, ma dai timori per l’avvenire.

Tutto questo è profondamente umano ed economico perché anche in economia le aspettative hanno un ruolo fondamentale nelle scelte di oggi. Alcuni studiosi, a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, hanno elaborato la “Teoria delle aspettative razionali”, secondo la quale gli operatori economici, sulla base di tutte le informazioni in loro possesso, elaborano aspettative puramente razionali per il futuro.

Si tratta di un modello non realistico per una serie di motivi: le informazioni non sono disponibili per tutti nello stesso modo, non sempre sono verificate e non sempre i comportamenti che conseguono anche a informazioni accertate sono razionali e corretti, perché le scelte sono spesso determinate anche da spinte di natura emotiva.

Nel tempo dei social, la diffusione delle opinioni e delle notizie (sia che siano autentiche, sia che si tratti di “fake news”) è caratterizzata dall’elevato numero di persone che concorre a diffonderle, dal quale deriva una apparenza di veridicità dell’informazione o di autorevolezza dell’opinione (“se tutti ne parlano e lo ripetono deve essere vero o se tutti la pensano in questo modo allora devono avere ragione”). In questo senso, la teoria delle aspettative razionali può essere utile a comprendere parte di quello che sta capitando. Se la percezione è che tutti dicono che capiterà qualcosa e se un certo modo di vedere (anche solo apparentemente) è così diffuso, allora già oggi il comportamento di molte persone risulterà condizionato da quelle aspettative e da quelle opinioni.

I nostri ragazzi da troppo tempo sono letteralmente bombardati da messaggi negativi, per lo più accompagnati da commenti che creano consenso rispetto a un certo modo di vedere le cose o che ne sottolineano l’inevitabilità.

Guerre, genocidi, emergenze climatiche, ingiustizie sociali crescenti e il trattamento disumano riservato ai troppi migranti in tutto il mondo sono sotto gli occhi di tutti ma, soprattutto si sta diffondendo l’idea della loro ineluttabilità. Così facendo, però, non solo si orientano le aspettative e i comportamenti di oggi, ma si soffoca la speranza. Le colpe del mondo adulto non stanno solo nell’aver determinato i presupposti di molti dei mali del nostro tempo, ma anche nell’aver cinicamente diffuso e testimoniato l’idea che la vita è degna di essere vissuta solo se si è belli, in salute, performanti e (soprattutto) ricchi e potenti e che quello che capita agli altri non conta. La cultura consumistica dilagante nella quale i ragazzi sono nati e cresciuti ha provocato danni di ogni sorta. Da un lato, infatti, la corsa alle risorse ha compromesso il benessere delle fasce sociali più deboli anche nel mondo sviluppato, dall’altro lato, è stata quasi cancellata l’idea che sia possibile vivere diversamente e che gli orizzonti della speranza non si esauriscono nel desiderio di dominare, possedere e apparire. Se si dice a un ragazzo che le uniche cose che contano sono i soldi e il potere, prima o poi arriverà l’inevitabile corto circuito, quanto meno quando il ragazzo realizzerà di non appartenere alla ristretta cerchia dei “privilegiati”.

In molti stanno dicendo che le famiglie e la scuola dovrebbero dire o fare di più e di meglio; le famiglie e la scuola, anche le più consapevoli e strutturate, fanno quello che possono ma hanno strumenti ben limitati se continuano a essere costrette a remare in direzione contraria alla corrente alimentata da tutto il mondo circostante. Se si vuole affrontare davvero il problema, allora serve un serio esame di coscienza collettivo e una decisa inversione di rotta. Soprattutto, bisogna essere onesti nel dire che un mondo diverso da quello disperato, egoista e violento che stiamo costruendo non solo è possibile, ma è anche ben più desiderabile, così come lo è una vita orientata da una speranza che si colloca in ben altri orizzonti rispetto a quelli, asfittici, nei quali abbiamo costretto noi stessi e i nostri ragazzi.

Violenza Proteste Manifestazioni Giovani Speranza