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editoriale

La paura del futuro paralizza la ricerca di significato

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Siamo dentro un mondo disabile dove ogni rapporto con la normalità del passato non tiene più, non regge più, e quindi cade

Gian Paolo Sandri 31 ottobre 2026

Cuneo

C’è qualcosa di profondamente ingiusto nel modo in cui il mondo degli adulti parla oggi ai giovani. In passato, ai giovani veniva offerto un percorso di vita “certo” e lineare: studia, trova un posto fisso, compra casa, crea una famiglia. Oggi queste certezze importanti sono crollate a causa di instabilità economica, precariato e crisi globali. La paura per i giovani sorge quando si accorgono che le formule tradizionali non garantiscono più la felicità o la stabilità. Il senso non si trova più nell’aderire a un piano prestabilito dalla società, ma va ricostruito da zero, affrontando il trauma di non avere un terreno solido sotto i piedi. La disabilità leva ogni cosa che associ alla normalità, quella normalità che permette ogni tanto di tirare un respiro lungo, oggi i giovani attraverso le loro proteste ci dicono che faticano a respirare perché non hanno strutture salde. Si trovano davanti alla rottura delle illusioni che porta al crollo dei percorsi lineari. Siamo dentro un mondo disabile dove ogni rapporto con la normalità del passato non tiene più, non regge più, e quindi cade. La paura del futuro paralizza la ricerca di significato. Quando la mente è costantemente proiettata nell’ansia di “cosa farò” o “chi diventerò”, si perde la capacità di ascoltarsi nel presente. Trovare senso per un giovane oggi significa spesso fare il percorso inverso: fermare il movimento verso l’ignoto e riscoprire i propri valori autentici nel qui e ora, slegati dalle aspettative altrui. Se l’assenza di normalità genera angoscia, per le nuove generazioni rappresenta anche un livello di libertà senza precedenti storici. Non essere incanalati in un destino già scritto permette di esplorare identità, carriere e stili di vita nuovi. È qui che l’incertezza si trasforma da nemica a risorsa. I giovani che riescono a superare la paralisi della paura vedono l’incertezza come un “foglio bianco”. Il senso della vita non è qualcosa che si “trova” già pronto, ma qualcosa che si “crea” attivamente attraverso la sperimentazione, il viaggio, il cambiamento e l’accettazione del rischio. Il movimento dalla certezza all’incertezza per loro che lo stanno vivendo, che ci sono dentro, è molto difficile e talvolta ci nuotano dentro senza saper nuotare e da soli. Il movimento è risorsa che crea nuovo spazio, apre nuove possibilità. Abbracciare quella che è la disabilità, il limite, è darsi la possibilità di imparare uno stile di nuoto nuovo, unico, che porta a scrivere la propria autentica storia. Forza ragazzi! Un dubbio: noi adulti facciamo abbastanza il tifo per loro?


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