Interruzione di pubblico servizio, resistenza a pubblico ufficiale e per uno dei due cugini della gang dei treni anche il reato di violazione della misura di prevenzione; sta per avviarsi alle battute finali il processo ai due cugini di Lesegno S.R. e F.R. noti alle cronache per aver fatto parte della banda di ragazzini che tra il 2022 e il 2024 aveva imperversato fra le stazioni di Mondovì e Ceva minacciando il personale di Trenitalia, danneggiando gli arredi dei treni e delle stazioni e causando spesso il ritardo nella normale circolazione ferroviaria, come nell’episodio del 15 dicembre 2023, giorno in cui il treno rimase fermo a Ceva per quasi un’ora. “Avevamo controllato il gruppetto di 6/7 persone che viaggiavano con abbonamenti scaduti e gli avevamo chiesto di scendere - ha riferito in aula un dipendente di Trenitalia - ma erano rimasti sul treno i due cugini perché uno dei due aveva un permesso di viaggio con accompagnatore. Per impedire al treno di partire in attesa degli amici che erano andati a fare il biglietto, si erano piazzati in mezzo alle porte per non farle chiudere. Quando finalmente siamo riusciti a chiuderle e a partire qualcuno ha azionato il freno di emergenza e ci siamo nuovamente fermati. Abbiamo atteso l’arrivo dei carabinieri per l’identificazione e la segnalazione e siamo ripartiti con quasi un’ora di ritardo”. Un episodio simile si era verificato a Lesegno a maggio di quell’anno e anche in quell’occasione il treno partì con circa venti minuti di ritardo. A carico di F.R., il più giovane dei due cugini, anche l’accusa di violazione della misura di prevenzione che gli imponeva di restare in casa dopo le nove di sera. “Lo trovammo vicino a casa che stava rientrando dopo le dieci di sera - ha riferito in aula uno dei carabinieri che lo identificò la sera di agosto del 2024 -; era in stato di alterazione psicofisica e quando ci vide scappò”. Una volta raggiunto e fermato, il ragazzo oppose resistenza all’arresto scalciando contro i carabinieri tanto che uno venne raggiunto da un calcio alla pancia. “Era in forte stato di alterazione, continuava a scalciare, a sputarci addosso. I colleghi dovettero usare lo spray sia contro lui che il cugino che nel frattempo era sceso in strada opponendo anche lui resistenza ai militari”. Il processo dovrebbe concludersi il 2 dicembre con le deposizioni degli ultimi testimoni e la discussione delle parti.