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Un tavolo di confronto per consentire alle Rsa di accogliere anche i defunti del territorio

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La richiesta alla Regione giunge dall'Associazione Cuneese Case di Riposo e Domiciliarità

Redazione 29 ottobre 2026

Cuneo

Aprire un tavolo di confronto con Asl, Comuni interessati e rappresentanti delle Rsa, per individuare una soluzione amministrativa, ed eventualmente normativa, relativamente alle due leggi regionali che non permettono alle residenze sanitarie assistenziali di accogliere i defunti provenienti dal territorio. La richiesta, indirizzata alla Regione Piemonte, giunge dall’Associazione Cuneese Case di Riposo e Domiciliarità.

Nello specifico, l'Associazione chiede di superare il limite dell'accoglienza riservata ai soli ospiti della struttura, aprendola anche a salme provenienti dai Comuni vicini attraverso convenzioni con le amministrazioni locali. In secondo luogo, si chiede una deroga per l’utilizzo dei locali già esistenti, affinché le residenze possano destinare spazi idonei al servizio di commiato per la comunità, previa verifica dell’Asl e con adeguate garanzie per gli anziani residenti.

“Nei piccoli paesi le residenze per anziani sono parte integrante della comunità - spiega l’Associazione Cuneese Case di Riposo e Domiciliarità -. La disponibilità di uno spazio vicino, dignitoso e adeguato ad accogliere un defunto rappresenta un servizio di prossimità dal forte valore umano e sociale. Quando questa possibilità viene meno, il problema ricade sulle famiglie e sui Comuni, che devono individuare soluzioni alternative non sempre facilmente accessibili”.

Il punto riguarda anche la valorizzazione degli spazi esistenti. Le RSA dispongono già, per le proprie esigenze interne, di locali destinati ad accogliere le persone decedute ospiti della struttura, nell’ambito dei requisiti e delle autorizzazioni previsti per il loro funzionamento. L’autorizzazione all’uso interno, tuttavia, non equivale automaticamente alla possibilità di ricevere salme dall’esterno. Su questo passaggio l’Associazione chiede alla Regione di definire un percorso che consenta alle strutture disponibili di mettere questi spazi al servizio della comunità, previa verifica dell’idoneità dei locali e delle condizioni organizzative.

“La distinzione tra RA e RSA, pur avendo una precisa rilevanza assistenziale e normativa, non può diventare l’unico criterio con cui rispondere a questo bisogno del territorio. Per l’accoglienza di una salma devono contare l’adeguatezza degli ambienti, i requisiti igienico-sanitari, gli accessi, le procedure e la tutela degli ospiti. La sola classificazione della residenza non esaurisce queste valutazioni. Inoltre, occorre considerare anche la sostenibilità delle alternative. Chiedere a un piccolo Comune di predisporre e mantenere nuovi locali, quando sul territorio sono già presenti spazi destinati a una funzione analoga all’interno di una residenza, rischia di comportare una duplicazione di investimenti e costi di gestione”.

Le condizioni dovranno garantire la tutela degli anziani residenti, la riservatezza delle famiglie, la compatibilità con l’attività assistenziale e il rispetto delle disposizioni di polizia mortuaria.

“La dignità del commiato deve essere garantita anche nei piccoli paesi. Chiediamo alla Regione di affrontare il problema insieme ai territori, valorizzando le strutture esistenti e costruendo regole chiare, sicure e proporzionate. Le nostre residenze possono contribuire a una risposta di comunità, anche in questo momento così delicato della vita delle famiglie”.


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