cronaca

Botte, insulti e sputi alla moglie: a processo per maltrattamenti

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Un uomo che, nel breve periodo del matrimonio, è stato nella zona di Savigliano e poi all'estero

Camilla Pallavicino 27 ottobre 2026

Savigliano

Una breve convivenza matrimoniale costellata di vessazioni, insulti e aggressioni fisiche. Cinque aggressioni e continue umiliazioni, sputi in faccia e la minaccia di usare l’olio bollente - avvenute nel corso del 2023 tra l’Italia (nella zona di Savigliano), la Francia e la Germania dove la coppia si era trasferita in cerca di lavoro - sono quelle riferite dalla giovane donna di origini marocchine che ha denunciato l’ex marito D. Z. per maltrattamenti in famiglia, dopo essersi allontanata di casa col figlio di appena due mesi a seguito dell’ultima aggressione subita dal marito (questa avvenne mentre la donna teneva in braccio il neonato, per prenderle la carta Postepay sui veniva depositato il suo sussidio per la maternità). Aggressioni fisiche che si sarebbero verificate anche quando lei era incinta con botte e calci sulla pancia. Tre anni e sei mesi è stata la richiesta di condanna avanzata dal pubblico ministero, che ha ripercorso nella sua requisitoria il tenore delle testimonianze, in particolare quelle dei genitori di lei che vedevano la figlia correre da loro, che abitavano fuori provincia, ogni volta che lui la picchiava e che si era già rivolta a un centro antiviolenza. Un esempio da manuale del ciclo della violenza, lo ha definito l’avvocata di parte civile associandosi alla richiesta di condanna dell’imputato, in cui a ogni episodio di violenza seguivano le scuse e il pentimento, sconfessati dalla successiva aggressione, in un crescendo di violenza come testimoniano gli schiaffi che la donna prese quando vivevano all’estero e che la fecero svenire. Una violenza negata dai genitori e dalla sorella di lui, che negò di aver ricevuto dalla cognata una fotografia del livido che aveva sul braccio a seguito di una delle numerose aggressioni. Di prova non raggiunta ha invece parlato il difensore dell’imputato che ha chiesto l’assoluzione del proprio assistito, sottolineando le presunte incongruenze nella deposizione del padre della donna (aveva inizialmente riferito di essere stato messo al corrente delle violenze di volta in volta, per poi dire invece che la figlia gli raccontò solo dopo essersi allontanata di casa delle violenze subite). Il processo è stato rinviato per le repliche e la sentenza al 16 novembre.


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