agricoltura & ambiente

Una rete di sicurezza europea per salvare la Salamandra di Lanza

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Un pool di ricercatori italiani e francesi avvia un ambizioso programma di conservazione per proteggere il raro esemplare dai rischi legati ai cambiamenti climatici e alle epidemie globali

Gualtiero Bertola 26 ottobre 2026

Saluzzo

Ha attraversato le Alpi per trovare una solida garanzia di futuro nella capitale francese. È ufficialmente partito il programma internazionale volto a tutelare e preservare la Salamandra di Lanza, un prezioso endemismo (fenomeno ecologico e biologico per cui una specie vegetale o animale è esclusiva di un determinato territorio e non si trova in nessun'altra parte del mondo) simbolo della biodiversità del Parco del Monviso, pensato per assicurare la sopravvivenza della specie anche qualora eventi catastrofici o focolai epidemici dovessero compromettere il suo fragile habitat.


Alcuni esemplari di questo anfibio sono stati prelevati in natura e trasferiti presso le strutture del Museo di Storia Naturale di Parigi. L’intervento è stato condotto dal professor Franco Andreone del Museo di Scienze Naturali di Torino, grazie alle autorizzazioni dell’ISPRA e dell’Ente di Gestione delle Aree Protette del Monviso.

Gli animali saranno allevati in condizioni controllate per stimolare la riproduzione in cattività. L’obiettivo è costituire una popolazione di riserva, pronta a fornire individui da reintrodurre negli ambienti naturali qualora la popolazione selvatica dovesse subire declini drastici o estinzioni locali dovute a fattori imprevedibili.


La Salamandra di Lanza è un organismo estremamente localizzato, confinato unicamente nelle fasce alpine d’alta quota che circondano il Monviso, come ad esempio il pianoro di Pian del Re. Per sopravvivere a condizioni rigide, la specie ha sviluppato una strategia riproduttiva atipica per un anfibio: la femmina partorisce direttamente piccoli già formati e autosufficienti, capaci di condurre una vita terrestre saltando la fase larvale acquatica.

Tuttavia, questa strategia si rivela lenta e vulnerabile: possono trascorrere dai due ai quattro anni prima che un evento di parto dia alla luce pochi individui. Questa bassa fecondità, unita al riscaldamento globale e alla minaccia di patogeni che decimano gli anfibi in Europa, rende la salamandra particolarmente esposta all'estinzione.


Non si tratta di un intervento isolato. Strategie di recupero erano già state applicate con successo nel Bosco del Merlino a Caramagna Piemonte, dove l’invasione del Gambero della Louisiana aveva sterminato la Rana di Lataste. Grazie all'eradicazione del crostaceo e alla reintroduzione dei girini, l’equilibrio dell'area è stato ristabilito.

Il Parco farà l'impossibile perché ciò non debba accadere per la salamandra di Lanza, ma avere una popolazione di sicurezza in un centro d'eccellenza europeo offre una risorsa fondamentale in tempi di profondi mutamenti ambientali.

La missione del Parco resta la salvaguardia della ricchezza biologica, un mandato rafforzato dalla gestione dei siti Natura 2000. La tutela non si limita ai singoli esemplari, ma protegge le nicchie ecologiche e le risorse trofiche.

Per garantire l'efficacia delle politiche di conservazione, il Parco effettua monitoraggi per tracciare l'evoluzione demografica delle specie. Le stime permettono di stabilire i margini d'intervento, come nel recente prelevamento autorizzato, assicurando che la tutela ex situ non impoverisca le popolazioni selvatiche libere.

salamandra di lanza