
Il calice del titolo va cercato nel polittico di Hans Clemer custodito nella Cappella di San Sebastiano di Celle Macra. All’inizio Ettore Guidi, affermato critico d’arte in visita in valle Maira, parla del particolare nella figura di San Giovanni: “Nel Medioevo si era diffusa la leggenda del santo che, per smascherare chi voleva ucciderlo, aveva fatto uscire una serpe da una coppa di vino avvelenato”. Interpretazione di un dipinto che mette sul tavolo le coordinate di sospetti e morte violenta. Infatti subito dopo il rapido passaggio del critico, sparisce una donna con il suo bambino. Lei verrà ritrovata assassinata sulle rive di un laghetto, mentre il bimbo sarà salvato da Bruno il Grande, “corpo di quercia” e ingenua sensibilità.
È Fosca, giornalista freelance, a farsi carico di indagini parallele a quelle della polizia. È cresciuta in quel paesino. Lì ha le sue amiche tra cui la donna uccisa. Ora deve scrivere un reportage per valorizzare le bellezze del posto incontrando proprio Guidi. Non si sarebbe certo aspettato di ritrovarsi dentro una torbida storia. Un accumulo di particolari infittisce il giallo. Due persone unite dallo stesso tatuaggio, dissapori familiari, interessi artistici e difficoltà economiche di qualche personaggio segnano le tappe del romanzo che mantiene sempre la giusta tensione senza divagare. Chiama in causa il veleno della vipera che diventa il cuore intorno a cui si scioglierà il mistero, proprio come illustrato dal critico.
Un calice di veleni
di Lucia Berardi
Editrice Neos
euro 17