Gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2026 sono quasi 5,6 milioni, ovvero il 9,4% della popolazione.
Il numero di immigrati è aumentato di circa 188 mila unità in un anno (+3,5%), contribuendo in maniera determinante a mitigare il calo demografico in corso: i cittadini italiani, infatti, nel 2025 sono diminuiti di circa 189.000 unità.
Questi sono alcuni dei dati emersi nel “Rapporto immigrazione” di Caritas italiana e Migrantes, curato da Manuela De Marco e Simone Varisco, che è stato presentato a Roma lunedì 19 ottobre.
Nonostante l’incremento negli arrivi, negli ultimi 10 anni in Italia la crescita dell’immigrazione è stata decisamente più contenuta rispetto ai principali Paesi europei, registrando +13% tra il 2013 e il 2023; la Germania nello stesso periodo ha registrato +51%, la Spagna +33% e la Francia +18%.
In Italia il 58,1% dei cittadini stranieri risiede nel nord dell’Italia, il 24,2% nel centro e il 17,7% nel sud, e mentre restano centrali Romania, Albania e Marocco come Paesi di provenienza, crescono notevolmente gli arrivi da Paesi asiatici.
Lavoro
Il Rapporto fa luce sulla distinzione tra confine e frontiera, soprattutto in relazione ai cambiamenti e agli ulteriori inasprimenti dei controlli alle “frontiere” a seguito dell’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Come sottolineato nel documento, i pericoli della moltiplicazione delle barriere fisiche e dei confini socio-economici e culturali amplificano i divari nella società; ciò di cui spesso non si parla, però, è il contributo della popolazione immigrata al sistema di welfare nazionale: in un Paese in cui le nascite sono sempre meno e la popolazione è in continua diminuzione, la componente immigrata ha un ruolo fondamentale. Nel 2025, infatti, i 2,6 milioni di occupati stranieri hanno generato 196 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 9,7% del Pil italiano (più dell’incidenza sulla popolazione), e versato 12,6 miliardi di Irpef. Nonostante ciò, il reddito medio dei contribuenti stranieri è intorno ai 17.000 euro annui, contro i quasi 27.000 dei nati in Italia. I lavoratori stranieri, inoltre, sono il 10,7% degli occupati, ma spesso sono confinati nelle professioni non qualificate e a basso salario, con pesanti divari retributivi e sovra-qualificazione rispetto ai titoli di studio conseguiti.
Il 60% del bilancio delle famiglie straniere serve a coprire i bisogni essenziali, al risparmio viene destinato solo il 13%. Sullo sfondo, permane la criticità di diffuse sacche di occupazione irregolare e sommersa, sfruttamento lavorativo e irregolarità contrattuali. La popolazione straniera è maggiormente esposta alla povertà lavorativa e assoluta: nel 2025, tra gli utenti stranieri dei centri di ascolto Caritas, i lavoratori poveri erano il 29,4%, contro il 17,4% dei nati in Italia.
La frontiera accentua le difficoltà occupazionali: nelle diocesi di frontiera, infatti, i problemi occupazionali riguardano il 61,5% degli stranieri, dato di molto accentuato rispetto alle altre diocesi, che contano una percentuale del 44,7%. Sempre nelle “zone di frontiera” è di molto accentuata l’esclusione abitativa, che riguarda il 34,5% della popolazione straniera, contro il 27,8% nelle altre diocesi.
Scuola
La quota di scuole italiane senza alunni con cittadinanza non italiana è scesa dal 43,1% al 15,5% nell’ultimo ventennio. La presenza di studenti con background migratorio resta più elevata negli istituti professionali, pur essendo diminuita dal 42,6% al 26,7% in vent’anni. Persistono però importanti divari negli apprendimenti e un maggiore tasso di abbandono scolastico precoce per gli studenti con background migratorio: il fenomeno dei Neet (giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in alcun percorso di formazione) è più diffuso tra gli studenti di origine immigrata (30%, rispetto al 17% dei giovani nati in Italia).
Nel 2024/2025 gli studenti internazionali rappresentano il 5,4% degli iscritti universitari, ma ostacoli amministrativi ed economici, inclusi i costi del permesso di soggiorno, della tutela sanitaria e degli alloggi rendono il percorso molto complesso.
Minori stranieri non accompagnati
La presenza dei Mnas (minori stranieri non accompagnati) resta una sfida cruciale per il Paese: molti adolescenti continuano ad arrivare soprattutto da Egitto, Ucraina e Africa occidentale e sono particolarmente esposti a vulnerabilità nel passaggio ai 18 anni, poichè il passaggio alla maggiore età comporta spesso la perdita automatica delle tutele giuridiche e assistenziali garantite ai minorenni.
Popolazione anziana
Nel 2026 i cittadini stranieri residenti in Italia che hanno più di 65 anni sono 381.209, ovvero il 6,9% della popolazione straniera. Questo dato è raddoppiato rispetto a 10 anni prima, quando la popolazione over 65 rappresentava il 3,7% della popolazione straniera.
L’invecchiamento della popolazione immigrata apre una nuova frontiera sociale, caratterizzata da anziani soli, spesso invisibili ai servizi, esclusi dalla cura a lungo termine e segnati da precarietà abitativa e sanitaria.
Esclusione sociale
Nel 2022 le vittime di tratta identificate a livello globale sono state 74.785, numero aumentato del 25% rispetto ai livelli prepandemici. Si è verificato inoltre un aumento delle nuove forme di sfruttamento connesse agli ambienti digitali. Per quanto riguarda le reclusioni, nel 2025 gli stranieri rappresentavano il 31,7% della popolazione carceraria, valore questa volta in calo dal 2021. L’elevato numero di detenuti stranieri è anche alimentato da due fattori: la loro forte presenza tra le persone in attesa di giudizio e la difficoltà di accesso alle misure alternative alla reclusione.