
Nuovo appuntamento con la figura di Francesco d’Assisi come è stata riproposta dal cinema negli ultimi anni. Dopo l’immagine tormentata offerta dal film della Cavani, ora due registi francesi si interrogano su un momento cruciale della vita del santo e del francescanesimo nascente con il film “Il sogno di Francesco” che sarà proiettato al cinema Lanteri mercoledì 28 ottobre alle 21.
È il 1209. Innocenzo III ha appena rifiutato di approvare la prima versione della Regola. Per questo tra Francesco e i suoi confratelli, in particolare Elia, nasce una riflessione a più voci sul loro modo di vivere nel mondo, tra la gente. L’amico Elia cerca una mediazione con l’istituzione ecclesiastica e allo stesso tempo è propenso a venire a patti mitigando l’intransigenza iniziale.
Tutto questo travaglio è raccontato da Elia, non a caso il titolo originale è “L’amico”, suddividendo la trama in capitoli indirizzati a un novizio, come se fosse quasi la riscoperta di un momento fondante con tutte le sue incertezze e insieme i suoi slanci generosi. Giusto dunque per il film parlare di sogno come tensione verso un ideale che sembra impossibile da raggiungere. Le osservazioni di Elia appaiono tentazioni a Francesco. Il film però non abbraccia una tesi precostituita. La visione del fondatore è piena di idealità, ma non viene presentata come utopia. È genuina, entusiasta. Quella di Elia appare più vicina alla storia che si sta vivendo, ma altrettanto sinceramente aperta al non tradire lo spirito originario. Il pauperismo era diffuso in quel tempo e poteva diventare un rischio per la Regola da riscrivere. D’altro lato l’immagine della Chiesa che ne esce non è certo edificante. In questo difficile equilibrio fra tensione spirituale radicale e confronto con la concretezza della vita sta il dramma descritto dal film che dunque ha un volto meno intimo rispetto al Francesco della Cavani, lontano dall’estetismo di Zeffirelli, forse più vicino, seppur più problematico, all’ormai datato titolo di Rossellini.