Un territorio conosciuto nel mondo per i suoi vini e le sue eccellenze non può permettere che, dietro il valore delle bottiglie e il prestigio delle colline, si nascondano sfruttamento e violazioni dei diritti. È il messaggio lanciato nel pomeriggio di oggi, sabato 24 ottobre, dalla manifestazione contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo nelle vigne di Langhe e Roero, che ha portato in strada oltre mille persone.
Il corteo, promosso da Caritas diocesana, Cgil, Cisl, Uil, Libera e Arci Cinema Vekkio, con l’adesione di altre realtà associative, è partito da via Pola, sede del centro di prima accoglienza della Caritas, per raggiungere il centro cittadino e concludersi con gli interventi in piazza San Paolo. Una mobilitazione che ha riunito cittadini, rappresentanti delle istituzioni, sindacati, associazioni e lavoratori, con l’obiettivo di dare voce a chi troppo spesso resta ai margini del sistema produttivo.
La protesta arriva dopo le denunce contenute nel dossier "L’altra vendemmia", diffuso dalla Diocesi e dalla Caritas di Alba, che ha richiamato l’attenzione sulle condizioni dei lavoratori agricoli e sulle criticità dell’accoglienza nel territorio. Nelle settimane precedenti, inoltre, il direttore della Caritas diocesana, don Domenico Degiorgis, aveva denunciato intimidazioni legate alle sue prese di posizione sullo sfruttamento nelle vigne.

Tra gli interventi più significativi, quello del vescovo di Alba, monsignor Marco Brunetti, che ha richiamato il territorio alla responsabilità, partendo dal valore della persona e dalla dignità del lavoro. "Il caporalato che sfrutta non è solo un reato, è un’offesa a Dio e all’uomo. Rubare lavoro dignitoso significa rubare dignità", ha affermato il vescovo, citando anche l’enciclica "Laborem exercens" di san Giovanni Paolo II. Da qui il messaggio che ha dato il senso alla manifestazione: «La persona viene prima del profitto, il bracciante prima della bottiglia di vino".

Accanto alla regolarità dei contratti e al rispetto delle norme, la manifestazione ha riportato al centro un’altra emergenza: quella abitativa. Per molti lavoratori agricoli, infatti, alla precarietà lavorativa si aggiungono condizioni di vita difficili, con persone costrette a dormire in automobili o sistemazioni di fortuna, talvolta senza acqua e riscaldamento.
"La casa non è un lusso: è parte della dignità del lavoro", ha ricordato Brunetti. La Caritas, le parrocchie, i Frati minori e il Comune di Alba sono già impegnati nell’accoglienza attraverso dormitori e alloggi, ma le strutture disponibili non sono sufficienti a rispondere a tutti i bisogni.
Per questo, secondo il vescovo, "non bastano interventi emergenziali concentrati nei mesi più freddi. Servono politiche sociali strutturali e durature, capaci di affrontare durante tutto l’anno le questioni dell’abitare, dei trasporti e dell’integrazione dei lavoratori stranieri".
La mobilitazione ha posto al centro anche la responsabilità delle imprese e di chi organizza il lavoro agricolo. Il sistema di intermediazione della manodopera e il ricorso agli appalti e al conto terzi richiedono attenzione, trasparenza e verifiche effettive, affinché il contenimento dei costi non si traduca in una compressione dei diritti.

I dati diffusi dalla Cgil sulle attività di vigilanza durante la vendemmia restituiscono un quadro preoccupante: su 67 aziende agricole e imprese operanti in conto terzi sottoposte a controlli, il tasso di irregolarità è risultato di poco inferiore all’80%. Sono stati individuati 31 lavoratori in nero, nove dei quali privi di un regolare permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Gli accertamenti hanno inoltre portato a contestare 100 violazioni in materia di salute e sicurezza, dalla formazione alla sorveglianza sanitaria, fino alla consegna dei dispositivi di protezione e all’idoneità dei locali.
Numeri che rafforzano la richiesta di un’assunzione di responsabilità condivisa: dalle aziende vitivinicole ai soggetti che forniscono manodopera, dalle associazioni di categoria agli enti locali, fino alle istituzioni provinciali, regionali e nazionali. La tutela dei lavoratori, hanno ribadito i promotori, non può essere affidata soltanto alla denuncia dei singoli casi, ma richiede prevenzione, controlli e strumenti efficaci.
In piazza San Paolo, dopo il saluto del vescovo e la lettura di un messaggio dell’imam di Alba, El Cani, si sono susseguiti gli interventi delle organizzazioni promotrici e le testimonianze dei braccianti, che hanno raccontato esperienze concrete di sfruttamento e difficoltà.
Il corteo ha voluto essere anche una risposta civile alle intimidazioni denunciate nelle scorse settimane da don Degiorgis, ribadendo che parlare delle condizioni dei lavoratori e chiedere il rispetto dei loro diritti non può diventare motivo di minaccia o isolamento.


