In corteo per dire no alla schiavitù, allo sfruttamento lavorativo e al caporalato: domani (sabato 24 ottobre) ad Alba si tiene la manifestazione indetta da sindacati e associazioni, con ritrovo in via Pola (centro Caritas) alle 14 e partenza alle 14.30, per poi attraversare il cavalcavia ferroviario e l'area "Zona H", fino a piazza San Paolo (dove ci saranno gli interventi). L'iniziativa di mobilitazione è promossa da Caritas albese, Arci Cuno Asti, Arci Cinema Vekkio, Libera, Cgil Cuneo, Cisl Asti, Uil Asti Cuneo. Diverse associazioni hanno dato la loro adesione, comprese le Acli provinciali cuneesi (sotto, la nota di sostegno diffusa dal presidente Elio Lingua).
Dalla Cgil è stato diffuso ancora oggi (venerdì 23 ottobre) un appello alla partecipazione: "A tutte le persone, le associazioni, le organizzazioni che condividono il prevalere della dignità umana sul profitto e che riconoscono il valore del lavoro. Scendiamo in piazza insieme per una per una marcia consapevole che vuole dare un volto e una voce alle tante persone che nei territori del vino, Langhe, Roero e Monferrato, vengono sfruttate nel proprio lavoro di braccianti da un sistema di intermediazione della manodopera che è una vera e propria forma di caporalato.
L’efferatezza e la gravità di taluni comportamenti, le coercizioni, la sorveglianza e la limitazione delle libertà individuali esercitati anche oltre l’orario di lavoro dai reclutatori di manodopera confermano che siamo in presenza non solo di sfruttamento, ma di quella condizione che Papa Francesco ha definito “la versione moderna della schiavitù”. Le molteplici ingiustizie e prevaricazioni patite dai lavoratori, che si riflettono sulla loro vita ostacolando ogni processo di vera integrazione, appaiono ancora più inique e stridenti se rapportate al valore dei prodotti che i territori del vino esprimono e altrettanto dissonanti sono con il prestigio e i riconoscimenti internazionali, a partire dal suggello Unesco.
Il caporalato vive della connivenza e dell’omertà di chi ricorre al conto terzismo e non si pone una domanda basilare: come vengono trattate le persone che vengono impiegate nei propri vigneti?
Le operazioni di vigilanza, condotte dalle operatrici/tori dell'Ispettorato Territoriale del Lavoro di Cuneo insieme al personale del Nucleo Ispettorato del Lavoro (NIL) durante il periodo della vendemmia, hanno riguardato complessivamente 67 aziende agricole e imprese operanti in conto terzi, riscontrando un tasso di irregolarità di poco inferiore all'80%. Nel corso degli accertamenti sono stati individuati 31 lavoratori in nero, 9 dei quali risultati privi di regolare permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Sul fronte della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro sono state contestate 100 violazioni riguardanti la mancata redazione del documento di valutazione dei rischi, l'assenza di sorveglianza sanitaria, la mancata consegna dei dispositivi di protezione individuale, gravi carenze formative e l'inidoneità dei locali.
Si vuole continuare con questo modello di conto terzismo e poi sostenere che lo sfruttamento lavorativo non esiste?
Serve una reale assunzione di responsabilità da parte delle aziende vitivinicole, dei Comuni produttori, delle associazioni di categoria, dei consorzi dei produttori, delle Istituzioni provinciali, regionali, nazionali.
I temi della casa, dei trasporti e delle modalità di assunzione di lavoratori e lavoratrici richiedono con urgenza interventi strutturati e pienamente integrati con una regia pubblica. La sostenibilità ambientale e quella sociale sono i più importanti indicatori del livello di qualità e civiltà dei sistemi produttivi.
Come associazioni, organizzazioni e ancora prima come cittadini ci sentiamo chiamati in causa per ribadire questo principio e per difendere quello che è un valore irrinunciabile della nostra comunità: il rispetto della dignità e dei diritti di tutte le persone".
Da parte delle Acli provinciali cuneesi, vicinanza e partecipazione convinta: "C’è piena adesione e partecipazione da parte delle Acli provinciali cuneesi e della Zona Acli di Alba alla manifestazione in programma per sabato 24 ottobre alle ore 14 ad Alba, per contrastare la schiavitù e lo sfruttamento lavorativo dei braccianti agricoli nelle terre del vino.
L’associazione, nei giorni scorsi, aveva già inviato un messaggio di solidarietà e sostegno al direttore della Caritas di Alba, don Domenico Degiorgis, oggetto di gravi minacce e intimidazioni, per essersi espresso apertamente a favore dei più fragili e in particolare dei braccianti agricoli.
Questi lavoratori subiscono condizioni prive di rispetto dei loro diritti e anche della loro dignità, sono oggetto di vessazioni e ricatti, di ingiustizie e prevaricazioni che ostacolano ogni processo di vera integrazione, e appaiono ancora più inique se rapportate al valore e al prestigio internazionale dei prodotti che il territorio esprime, anche con il suggello dell’Unesco.
Ricordiamo poi che le Langhe, il Roero e il Monferrato sono state protagoniste della lotta di Liberazione e hanno dato un contributo importante anche per lo sviluppo e la crescita del territorio della Granda, come sede di uno dei più importanti distretti vitivinicoli italiani. Proprio per questo appare inaccettabile che quei territori che tanto hanno sofferto e lavorato per un futuro migliore, siano ora teatro di grave sfruttamento lavorativo di cui sono vittime tanti lavoratori stranieri, a causa di intollerabili pratiche di caporalato che, seppure largamente nascosto, si è talmente diffuso da arrivare a coinvolgere una parte consistente delle migliaia di braccianti provenienti dall’est Europa, dall’Africa, dall’India e dal Pakistan che, stagionalmente o tutto l’anno, lavorano nei vigneti.
“Come associazione cristiana di lavoratori – dichiara il presidente provinciale delle Acli cuneesi, Elio Lingua - ci sentiamo coinvolti in questa grave situazione, che finora non si è riusciti a contrastare, per sollevare dallo sfruttamento e dalla privazione della dignità tanti lavoratori senza voce.
Auspichiamo che la denuncia coraggiosamente proferita da don Degiorgis e la manifestazione di sabato 24 possano contribuire a far sì che, tutti insieme, si riesca ad intervenire concretamente e a dare un futuro degno a questi lavoratori e alle loro famiglie”.