Si è concluso con la condanna a due anni, quattro mesi e 10 giorni il processo a M. F., 21enne di origine albanese, accusato di aver commesso nel febbraio 2024 tre rapine ai danni di altrettanti minorenni. La prima denuncia era partita da una ragazzina che raccontò di essere stata strattonata e spinta mentre cercava di farsi restituire soldi che lui le aveva preso dalla borsa: “Avevamo avuto una breve frequentazione e in due occasioni quando eravamo a casa sua mi aveva preso i soldi dalla borsa mentre io ero in bagno”. Si trattava di poche decine di euro, ma quando la ragazza gli chiese di restituirli lui l’avrebbe strattonata e insultata tanto da spaventarla e indurla a scappare. Sempre in quel periodo si sarebbe verificata l’aggressione a un altro giovanissimo, uscito di sera per comprare le sigarette alla madre al distributore: “Fui aggredito alle spalle e ho sentito che uno mi diceva di dare tutto quello che avevo. Mi sono girato e con una spallata l’ho allontanato e sono fuggito a casa. Ho visto che aveva un coltello con lama non molto lunga”. Due episodi che però non hanno trovato riscontro nell’istruttoria e per i quali il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione dell’imputato.
Diverso invece il fatto che si verificò sempre in quel periodo in centro a Borgo San Dalmazzo e di cui fu vittima un altro giovane presso un distributore di bevande: “Ero con un’amica, lui si avvicinò e mi puntò un coltello al ventre dicendo di consegnargli cellulare e borsello. Io non gli avevo detto niente ma lui si comportò come se lo avessi guardato male e mi puntò il coltello addosso”. In soccorso del giovane arrivarono nel frattempo degli amici che rincorsero M. F. e lo bloccarono fino all’arrivo delle forze dell’ordine. A confermare la versione del giovane la testimonianza dell’amica che era con lui e che scappò per chiamare i Carabinieri.
In aula l’imputato ha fornito una visione diversa dell’accaduto negando di aver mai voluto derubare il ragazzo ma soltanto di averlo fermato per chiedergli di smetterla, lui e i suoi amici, di intimidirlo e insultarlo dicendo che era uno zingaro e di tornarsene al suo Paese: “Io certe cose non le faccio, ho 21 anni e ho un lavoro, sono loro che hanno un certo odio nei miei confronti”. Di diverso avviso il pubblico ministero che considerando il reato provato dagli elementi portati in istruttoria, ne ha chiesto la condanna a tre anni e sei mesi di reclusione. Di un semplice confronto tra ragazzi ha invece parlato il difensore del giovane, negando che in quel contesto si fosse mai verificata alcuna sottrazione di denaro e chiedendo per il proprio assistito l’assoluzione da tutte le accuse. Una conclusione diversa da quella raggiunta dai giudici, che hanno condannato il ragazzo anche al pagamento di una multa da 620 euro, concedendo la sospensione della pena.