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Julia Deck con “Ann d’Inghilterra” vince il Premio Lattes Grinzane 2026

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Si è tenuta sabato 17 ottobre la cerimonia di premiazione al Teatro Busca di Alba con la lectio magistralis del Premio Speciale Amitav Ghosh. Un’edizione nel ricordo della fondatrice Caterina Bottari Lattes

Giulia Gambaro 19 ottobre 2026

Cuneo

Julia Deck con Ann d’Inghilterra, edito da Adelphi, è la vincitrice della XVI edizione del Premio Lattes Grinzane, riconoscimento internazionale intitolato a Mario Lattes e organizzato dalla Fondazione Bottari Lattes, che fa concorrere insieme autori italiani e stranieri ed è dedicato ai migliori libri di narrativa pubblicati nell’ultimo anno.


La Giuria Tecnica del Premio, che lo scorso aprile aveva indicato l’opera di Deck tra quelle finaliste, aveva motivato così la sua decisione: “Il libro si apre con un significativo esergo di Doris Lessing: 'Ho passato la vita alla ricerca', che suggerisce il metodo e la ragione che stanno alla base di un insolito romanzo che si muove sul confine che separa la finzione biografica dalla biografia. Per riferimenti precisi e facilmente verificabili l’io autodiegetico che racconta è riconducibile all’autrice, ma poi, in definitiva, anche l’io cosa sa davvero della propria storia, nel caso specifico della propria madre, delle ragioni della sua distanza, dei sentimenti ambivalenti che a dispetto di tutto hanno legato e che legano a lei? E poi, non è forse vero che ogni scrittura comporta un’alterazione del reale, così come la comporta la memoria, che deve constatare i vuoti, i fraintendimenti del passato, o la vita, ricca di omissioni, di domande che non si è avuto la lucidità o il coraggio di formulare? Nell’intrecciare le vicende, i sentimenti di due personaggi (Ann d’Inghilterra – un nome che è già un tributo di rispetto e un riconoscimento di dignità - e la di lei figlia divenuta scrittrice) Julia Deck propone coraggiosamente ai suoi lettori, abituati finora a ‘romanzi-romanzi’, il percorso di un’inchiesta privata, il tentativo di una comprensione tardiva, mentre mostra come la fragilità, la vecchiaia, la malattia – emarginate nella società consumistica e indifferente nella quale viviamo – possano rappresentare momenti nei quali le relazioni umane riacquistano senso, l’emozione prende il posto del pregiudizio e del risentimento, facendo riemergere con la tenerezza la necessità di ‘prendersi cura’ e il bisogno sia pure tardivo di capire. A emergere dal racconto (che nel 2024 ha vinto in Francia il Prix Médicis, e che appare in Italia nella bella traduzione di Yasmina Melaouah) sono due straordinarie figure di donna in grado di battersi contro le difficoltà con una forza di volontà che le accomuna come un legame genetico, portando la prima a farsi spazio in un paese diverso da quello di origine, che la farà sempre sentire foreigner e stranger, inducendo la seconda a confrontarsi e mettere in discussione il proprio io mentre si batte contro la colpevole inerzia e inefficienza della sanità preposta agli anziani”.


Diversi i momenti nel corso della cerimonia che hanno emozionato i presenti. L’evento si è aperto nel segno della fondatrice Caterina Bottari Lattes, mancata lo scorso agosto. Così l’ha ricordata Elena Bottari, che le è succeduta come nuova presidente: “Vivere, per Caterina, era un verbo mastodonte. Riassumeva una sinfonia di azioni che rendevano questa parola sempre transitiva. Vivere una vita era vivere mille avventure, mille disgrazie, mille progetti con inusuale intensità. Caterina viveva come gli acrobati, senza rete. Vivere significava anche creare nuove vie all’espressione culturale, inaugurare nuovi spazi, nuove occasioni, nuove amicizie, tenere insieme il passato e il presente, agire perché il futuro fosse all’insegna dell’arte, del pluralismo, della condivisione”.


Anche quest’anno la cerimonia è stata inserita all’interno del programma culturale della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba e proprio dalle riflessioni intorno a questo prezioso prodotto si è sviluppata la lectio magistralis del Premio Speciale Amitav Ghosh.


“Mediante il cibo gli esseri umani si relazionano con l’ambiente circostante e con i luoghi in cui vivono” ha detto, tracciando un parallelismo tra il tartufo bianco e la noce moscata, che per secoli è stato considerato il prodotto alimentare più pregiato al mondo. Nel corso della lectio, Ghosh ha esplorato i temi del colonialismo, del capitalismo e della crisi climatica, spiegando come il valore di certi cibi sia intrinsecamente legato al luogo di provenienza, ma anche come tali legami siano fragili, interrogandosi: “qual è il significato del luogo nella cultura umana, e in che modo gli esseri umani possono mettersi in relazione coi luoghi in cui vivono, tanto più in tempi come i nostri, in cui tutti gli esseri viventi vengono sradicati, sfollati e allontanati per effetto dei molteplici fattori dell’odierna crisi planetaria?”.


Julia Deck Premio Lattes Grinzane
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