
Una casa fa spazio a ricordi e affetti. Si aggrappano alle cose che perdono così il loro anonimato per farsi preziosi testimoni di vita. È il presupposto che l’autrice pone come premessa al suo libro. È la matrice su cui prendono forma le pagine. Un momento non facile per chiunque è “svuotare la casa dei genitori dei mobili e degli oggetti di una vita”. Un gesto che spinge sull’orlo di un vuoto che significa ferita e dolore. L’autrice trova l’antidoto nello scrivere, nel “riservare uno spazio dentro di me, rinarrando il passato mentre lo setacciavo”.
È lavoro anche sulla tecnica di scrittura. La narrazione privilegia il presente nei verbi. Così diventa sguardo in soggettiva che sbircia con discrezione e rispetto, in alcuni momenti della vita familiare di Caterina e Giovanni. È come se i fatti succedessero nel momento stesso in cui sono fissati sulla pagina. Per l’autrice anzitutto e per il lettore poi è un essere presente per cogliere l’atmosfera in cui si sviluppano gli eventi.
Che sono poi eventi del quotidiano. La storia ufficiale fa capolino soprattutto nell’introdurre alcuni capitoli. Poi si ritrae per lasciar spazio alle persone. Le nozze, le nascite, la scuola, le amicizie e così via sono coordinate di un vivere semplice col sapore di altri tempi. L’indice le elenca trovando spesso l’aggancio alle persone che non diventano mai personaggi. Nel suo lavoro di memoria l’autrice sfugge al pericolo della nostalgia fine a se stessa. I ricordi rivivono per ritrovare le figure che hanno segnato gli anni del dopoguerra nella sua famiglia. Ad altri il compito di esprimere considerazioni. Qui è il vivere che conta. Il resto, comportamenti, valori, discorsi, vi rientrano con naturalezza, senza la pretesa di diventare insegnamenti per l’oggi.
Vanno letti in questa prospettiva gli inserti “fuori testo” che compaiono ad ogni pagina. Sono estratti di dettati o temi, sono immagini che rivelano il passato. È l’aspetto più originale di questa biografia. Senza pretendere organicità né approfondimenti storici, questi inserti godono di autenticità e immediatezza. Si affiancano al racconto del quotidiano senza essere invadenti. Discreti, ma capaci di suggerire le coordinate per descrivere il contesto.
Le immagini con i relativi insegnamenti sintetizzati a mo’ di didascalia possono apparire allo sguardo contemporaneo pesanti di moralismo. Eppure non può sfuggire che, al di là del loro aspetto formale ovviamente datato, queste semplici regole di vita costituiscono i parametri di un vivere che oggi si definirebbe “civile”. Allora era semplicemente un naturale stile da tramandare e consolidare nelle giovani generazioni. La famiglia era luogo privilegiato di crescita morale e umana, di custodia di valori e la scuola le si affiancava nel confermarli.
Il piccolo mondo di Landis
di Laura Dalmasso
Editrice Primalpe
euro 15