cronaca

A processo per aggressione al capotreno

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Giovane nigeriano accusato di lesioni, violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto di fornire le proprie generalità

Camilla Pallavicino 19 ottobre 2026

Borgo San Dalmazzo

Aveva aggredito il capotreno che gli aveva chiesto di esibire il biglietto, afferrando il borsello che quello teneva a tracolla e tirandolo forte, tanto da causargli un forte trauma alla spalla con prognosi di 30 giorni; poi, con fare minaccioso, lo aveva spinto in un angolo dello scompartimento e solo grazie all’intervento di due giovani passeggeri mollò la presa, consentendo al capotreno di chiudersi dentro il locale tecnico in fondo al treno per chiamare soccorsi.

“Ci siamo messi in mezzo perchè non voleva lasciarlo andare, poi il treno si è fermato a Borgo San Dalmazzo e lì è rimasto fermo in attesa che arrivassero i Carabinieri” - ha riferito uno dei due testimoni che, insieme a tutti gli altri passeggeri del Cuneo-Ventimiglia del pomeriggio del 2 febbraio 2024, dovette rinunciare a raggiungere la Liguria per soppressione del treno, dovuto al ritardo accumulato sulla linea a binario unico.

“Mi seguì fino al locale tecnico - aveva riferito il capotreno, costituito parte civile in giudizio insieme a Trenitalia - ma non ero tranquillo perchè avrebbe potuto buttarla giù con due calci”.

All’arrivo alla stazione di Borgo San Dalmazzo, salirono i Carabinieri e solo a quel punto C.O., giovane nigeriano trattenuto dai primi mesi di quest’anno presso il centro per rimpatrio di Trieste - e forse a questo punto neanche più presente sul territorio italiano -, si calmò e si lasciò identificare: a suo carico l’accusa di lesioni, violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto di fornire le proprie generalità. Quello di febbraio 2024 fu il più grave, ma non il primo episodio di resistenza. In aula i dipendenti di Trenitalia hanno riferito dell’episodio di giugno 2023 quando, dopo essere stato invitato a scendere perchè senza biglietto, si piazzò in mezzo alle porte del treno, dicendo che se non fosse partito lui non sarebbe partito nessuno. Sempre in quel periodo, un giorno causò un ritardo di oltre 15 minuti lamentando un dolore tale da indurre l’intervento dei soccorsi, che però fecero un viaggio a vuoto dato che lui se ne andò poco prima che questi arrivassero al binario. Un continuo atteggiamento di sfida nei confronti dei capotreno, con cui rifiutava anche solo parlare: “chiedevo il biglietto e lui mi guardava con un sorriso di scherno e quando gli dissi che avrei chiamato la Polizia, disse che facevo bene perchè con me lui non parlava” - ha riferito alla giudice un altro dipendente di Trenitalia.

Il processo è stato rinviato al 25 gennaio per ascoltare l’imputato, se ancora reperibile in Italia, e per la sentenza.


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