editoriale

Due coalizioni forzate e due donne candidate a premier

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I paletti fissati dalla nuova legge elettorale costringono i partiti ad alleanze che diventano anche gabbie

Ezio Bernardi 18 ottobre 2026

Cuneo

Al netto di possibili bocciature da parte della Corte Costituzionale, la legge elettorale approvata giovedì 8 ottobre dal Senato introduce due grosse novità: l’obbligo di indicare il candidato premier e un premio di maggioranza talmente alto a chi raggiunge il 42% dei voti da assicurargli una maggioranza certa in Parlamento.

Novità intorno alle quali si vanno riorganizzando le due coalizioni di partiti che nel 2027 (in primavera o in autunno) si contenderanno la guida politica dell’Italia. Si tratta di due “paletti” vincolanti che forzano partiti anche molto diversi a presentarsi insieme in coalizioni che, a ben guardare, diventano anche gabbie rissose.

Ma non c’è alternativa, perché qualsiasi partito, per quanto grande, che si presentasse da solo andrebbe incontro a una sconfitta certa.

Avremo dunque una coalizione di centrodestra e una di centrosinistra. Entrambe però con l’incognita di quali partiti ne faranno parte e quali no. Le situazioni sono speculari. Il centrodestra ha il problema alla propria destra e si chiama Vannacci: dovrà scegliere se imbarcare o meno Futuro nazionale, il partito filorusso, antieuropeista e xenofobo-razzista dell’ex generale. Il centrosinistra, o Campo largo, il problema ce l’ha invece verso il centro e si chiama Matteo Renzi: accogliere o dire di no a Italia Viva, il partito dell’ex premier?

Per entrambe le coalizioni in gioco c’è la possibilità di raggiungere quel 42% che assicurerebbe il premio di maggioranza. Un traguardo quasi impossibile senza portare in coalizione i rispettivi, seppur scomodi, alleati.

L’avanzamento del cantiere è a stadi diversi. Nel centrodestra la coalizione degli attuali partiti è cosa fatta, così come è fuori discussione il candidato premier da indicare in Giorgia Meloni.

Nel Campo largo invece, se la coalizione appare certa, nonostante i dissidi interni, è tutta da giocare la partita del candidato premier. Non c’è solo il duello tra Elly Schlein e Giuseppe Conte: ci sono anche le battaglie interne al Pd, dove ci sono richieste pressanti di trovare un terzo candidato che vada bene a tutti, come fu per l’Ulivo di Romano Prodi, vincente due volte contro Berlusconi. La scelta si risolverà probabilmente con elezioni primarie, ma anche su questo c’è dissenso interno. Con il rischio che le primarie, invece di unire nel sostegno di chi le vincerà, finiscano per dividere e allontanare una parte di elettori.

Dentro il centrodestra. Le divergenze litigiose tra i partiti che oggi ne fanno parte (Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega Salvini e Noi moderati) sono cresciute di intensità fino ad esplodere in più occasioni, evidenziando contrapposizioni frontali su questioni come la politica estera, i rapporti con l’Unione Europea, le politiche sociali e fiscali. La coalizione tuttavia è rimasta salda, nessuno dei partiti ha intenzione di uscirne, e si presenterà coesa e unita alle urne. Con il nodo ancora da sciogliere di Vannacci: dentro o fuori dalla coalizione?

Dentro il centrosinistra o Campo largo. È una coalizione di nuovo conio nata sulle macerie delle elezioni del 2022, quando i vari partiti di sinistra-centrosinistra che nel loro insieme avevano ottenuto la maggioranza di voti, correndo ognuno per conto proprio, avevano regalato una vittoria facile a Giorgia Meloni. Quelle stesse forze (Partito democratico, 5Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra - Avs) con l’aggiunta di formazioni centriste (+Europa, Centro Democratico), non vogliono ripetere l’errore: per questo si presentano unite pur nelle loro diversità. Un accordo di programma lo hanno già raggiunto su molti punti, tranne la questione del sostegno all’Ucraina. Con l’incognita di Renzi: portarlo in coalizione o lasciarlo al suo destino? E con una seconda incognita, Azione, che sembrerebbe già risolta con la scelta del suo leader, Carlo Calenda, di andare per conto proprio. Ma in politica i colpi di scena arrivano spesso all’ultimo minuto.

Infine una novità non secondaria: se non ci saranno sorprese dalle primarie del Campo largo e dal pronunciamento della Corte costituzionale, che potrebbe “aggiustare” la legge elettorale ma senza stravolgerla, gli Italiani si troveranno a scegliere il futuro Presidente del Consiglio tra due donne: Giorgia Meloni ed Elly Schlein.


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