Parla benissimo il piemontese, ma non è mai stato prima d’ora in Italia. Per lui non è un dialetto, ma una lingua. Quella dei suoi bisnonni che espatriarono in Argentina molti decenni fa e che l’hanno trasmessa fino a lui per non dimenticare le proprie radici. Fin da piccolo in famiglia gli hanno sempre parlato solo in piemontese e anche adesso non sa l’italiano, tant’è che l’intervista si è svolta tutta in piemontese. Però è riuscito a coronare il suo sogno di vedere l’Italia e soprattutto il Piemonte, da dove arrivano i suoi antenati.
È la storia di Raul Beltramo, 48 anni, che con la moglie Marita è stato ricevuto venerdì scorso nella sala del consiglio comunale dagli assessori Raffaella Giordano e Bruno Gastinelli. Ad accompagnarli in Municipio c’erano gli amici Ezio e Eralda Dalmasso che li hanno ospitati a Boves. “Avevamo conosciuto i suoi genitori, Josè e Marta, quasi per caso all’aeroporto di Torino nel 2004 - dicono i Dalmasso - quando andammo in Argentina. Siamo stati ospiti a casa loro, a Freyre in provincia di Cordova e da allora siamo sempre stati in contatto”.
Raul parla un buon piemontese solo inframezzato da qualche “buenoo” e per questo motivo è stato coinvolto nella comunità della “Familia Piemontesa de Freyre”, un sodalizio nato da tanti emigrati piemontesi che hanno portato oltre oceano tradizioni, ricette, canti, cultura e anche il dialetto che si usa tuttora nella vita di tutti i giorni. Pur non essendo propriamente una scuola, vi si tengono incontri e lezioni di lingua piemontese a 13 mila km di distanza da qui. L’associazione è un luogo molto frequentato soprattutto dai giovani che vogliono imparare la lingua. Per loro è un orgoglio e sono molto legati al Piemonte.
“Siamo argentini, ma siamo piemontesi”, dice Raul. “Da noi anche oggi la gente che si incrocia per strada si saluta in piemontese. È molto frequente sentirsi dire: “Cuma va? Tut bin?”. Il piemontese viene ancora insegnato a scuola e ogni domenica alla radio va in onda una trasmissione molto seguita e, rigorosamente, tutta in piemontese. I più piccoli, mentre giocano, imparano termini di uso comune in piemontese - continua Raul - come forchetta, cucchiaio o piatto. Il nostro dialetto è ricco di espressioni classiche che risalgono a 130 anni fa. Ma poi ci sono parole più nuove che noi non conoscevamo perché i nostri nonni non ce le hanno insegnate, ma che ora stiamo imparando. Mio nonno era di Barge parlava anche castigliano, ma mia nonna arrivava da Cavallermaggiore e parlava solo dialetto con chiunque, che la capissero o meno. Da piccolo sono sempre stato con loro, perché i miei lavoravano, così quando sono andato a scuola la maestra non mi capiva, diceva che ero un bambino strano e mescolavo tutte le parole. Poi abbiamo cambiato insegnante, era una giovane maestra che si chiamava Regis di cognome, aveva origini italiane e mi capiva. Solo dopo ho imparato anche il castigliano…”.
Quando le prime famiglie emigrarono a Freyre non avevano alcuna sicurezza economica, spesso non c’era nemmeno un posto dove dormire e si riparavano insieme agli animali. “Anche il clima - continua Raul -, che in estate a volte arriva a 50°, era pesante da sopportare. Hanno fatto mille lavori, anche umili, soprattutto in campagna. Poi però i miei bisnonni comprarono un pezzo di terra, i primi 100 ettari. Mia nonna ne fu contrariata perché lei sognava ancora di tornare in Italia e questo li avrebbe legati per sempre all’Argentina. È un fatto che mi ha sempre fatto soffrire…. Oggi però nella scuola di italiano - conclude - siamo in duecento che arriviamo da tanti paesi della provincia di Cuneo, ma il piemontese ce l’abbiamo “bin piantà n’tel coeur”.
A livello istituzionale la cittadina di Freyre, che oggi conta 7-9 mila abitanti, è gemellata dal 1997 con Barge. In questi anni si sono susseguiti scambi e visite tra i due paesi e le due nazioni. Anche Boves ha creato negli anni passati un rapporto di amicizia con l’Argentina, in particolare con la città di Balnearia, sempre provincia di Córdoba. Non si è mai arrivati a stipulare un vero e proprio gemellaggio, ma nel 2011 una delegazione bovesana è stata a Balnearia per le celebrazioni dei cento anni dalla fondazione della città.