La sera del 20 giugno 2023 - quella del presunto pestaggio all’interno della cella 417 del Cerialdo dove quattro detenuti pakistani furono picchiati come ‘punizione’ per aver messo in atto nel pomeriggio una protesta rumorosa affinché il vicino della cella 416 venisse trasferito in infermeria per il forte dolore ad una gamba - il direttore del carcere Domenico Minervini era in malattia, sostituito ‘da remoto’ dalla collega direttrice del carcere femminile di Genova. Una sostituta nel pieno delle funzioni che però nessuno dal carcere avvisò fino al 28 giugno di quanto accaduto quella sera, nonostante toccasse a lei decidere se quella protesta circoscritta ad una cella del padiglione Gesso necessitasse un’irruzione con uso di violenza. Quello e altri episodi confluirono nel fascicolo aperto dalla Procura a carico di numerosi agenti del penitenziario cuneese. Alcune posizioni furono archiviate, tre agenti e un medico hanno scelto riti alternativi e sono stati già giudicati e condannati, altri 10 agenti hanno scelto il processo ordinario che si sta svolgendo al tribunale di Cuneo. In aula la direttrice pro tempore Paola Penco ha riferito al collegio dei giudici di essere stata avvisata di quei fatti con 8 giorni di ritardo, quando la notizia di quel presunto pestaggio era già arrivata in Procura e il pubblico ministero si era già presentato in carcere accompagnato da un medico legale e dagli agenti di Polizia giudiziaria del Nucleo investigativo regionale chiamati ad indagare sui reati all’interno delle carceri. La teste ha anche riferito di non essere stata messa a conoscenza della perquisizione che era stata programmata in una cella del 41 bis per la ricerca di un cellulare e che avrebbe giustificato quella sera del 20 giugno la presenza di numerosi agenti richiamati in servizio per quel servizio straordinario. “Chiesi al vicecomandante perchè non fossi stata avvisata prima e scrissi subito i provvedimenti per mettere in sicurezza i detenuti interessati dall’indagine e per disporre la sorveglianza sanitaria, perchè avevo saputo che alcuni di loro si erano fatti male. Rilevai da subito che non erano state rispettate le procedure corrette. Mi fornirono una relazione molto stringata e chiesi in modo energico che ne venisse subito redatta una più dettagliata”. La direttrice ha poi spiegato che si possono verificare situazioni di emergenza in cui si rende necessaria l’irruzione in una cella, l’uso della forza da parte degli agenti o il trasferimento in isolamento di un detenuto, ma se il direttore non può autorizzare preventivamente queste operazioni, deve comunque essere tempestivamente messo a conoscenza di quanto accaduto, cosa che a Cuneo non avvenne fino al 28 giugno, quando in carcere era già arrivata la Procura e occorreva scrivere i provvedimenti richiesti dal pubblico ministero. In aula ha anche deposto il medico legale consulente dell’accusa che quel giorno ascoltò le dichiarazioni rese dai detenuti pakistani vittime delle presunte violenze, “presi nota di quanto avevano detto al pubblico ministero e poi li visitai per verificare la corrispondenza tra le lesioni e quanto avevano dichiarato. I lividi sui corpi dei detenuti erano compatibili cronologicamente con il fatto del 20 giugno e in almeno due casi c’era una correlazione abbastanza evidente tra il colpo ricevuto e il segno lasciato sul corpo, un detenuto aveva un livido triangolare compatibile con la punta di una scarpa, una simile ma meno dettagliata era presente vicino all’osso sacro di un altro detenuto”. L’udienza proseguirà il 20 novembre.
cronaca
Generazione audio in corso...
Dieci agenti della Polizia penitenziaria a processo per violenze al carcere
Il presunto pestaggio a giugno del 2023 al Cerialdo dove 4 detenuti pakistani furono picchiati per punizione per aver messo in atto un protesta rumorosa
Camilla Pallavicino 17 ottobre 2026