
Sembra una lotta tra Davide e Golia questo “poliziesco”. È veramente il caso di usare questo termine un po’ desueto, ma molto italiano considerato l’ambiente in cui si sviluppa. Un Davide sempre più determinato a sconfiggere un Golia sfuggente, nascosto e infido, che usa armi subdole evitando accuratamente lo scontro diretto.
Proprio in forza del fatto che il Golia di turno non rivela il suo volto, se non al termine del romanzo, diventa figura ancor più inquietante. L’autore usa questo mascheramento quasi come uno strumento per far progredire le indagini e tenere il lettore nel campo delle congetture, sempre in attesa della svolta definitiva.
Perché, come da copione, dovrà ben arrivare prima o poi questo svelamento, perché l’ordine dovrà ben ricostituirsi e restituire tutti alla vita “felici e contenti”! Non si illuda però il lettore, non è tutto così scontato. Non tutte le attese avranno risposte o almeno non nella prospettiva attesa.
Infatti Andrea, ex ispettore di polizia, che ora conduce indagini per conto del Ministero dell’Interno, ha davanti a una criminalità spietata, ma ben consapevole che “il mondo è meglio acquistarlo invece che prenderselo con le armi in pugno”. Diventa perciò sfuggente, tentacolare. Gode di una rete di agganci sotterranei difficili da smascherare.
In questo sottobosco si muovono Andrea e la sua squadra volati in un’Olanda che l’autore si impegna a tratteggiare con tanti particolari quasi guidando il lettore sulle strade. L’omicidio efferato di due poliziotti innesca un fitto lavoro di indagine da parte dei colleghi. Tutti si rendono perfettamente conto di camminare sul sottile confine tra giustizia e vendetta alla ricerca di una moralità messa alla prova dalle forti emozioni del momento. Si arriva a citare Kant, ma ci si sente come dei Don Chisciotte alle prese con i mulini a vento.
Se poi si guarda al progredire della vicenda emerge il curioso aspetto, quasi di conflitto, riguardante il modo di condurre le indagini. Andrea lo esplicita: al rigido richiamo alle regole del capitano Wolkers, risponde provocatoriamente scorgendo “la vostra vera concezione di noi popoli mediterranei: confusionari, inaffidabili e del tutto irrispettosi delle regole”. Insomma un Nord schematico e razionale e un Sud più passionario e aperto a scatti intuitivi: “noi meridionali, dice Andrea in un altro momento, le cose le facciamo per passione e con passione”.
Su tutto il romanzo poi si posa l’atmosfera della “morna”, genere di musica tipica di Capo Verde che diventa atteggiamento di vita: un misto di nostalgia per la terra e gli affetti lontani, di desiderio di ritorno e di dolcezza. Un ritmo che pare contrastare con lo sviluppo delle indagini, specie nel finale, ma comunque abita Andrea e la stessa struttura del romanzo che si concede spesso delle fughe altre terre dove vivono i sentimenti di alcuni personaggi.
Morna olandese
di Claudio Conti
Editrice Nerosubianco
euro 23