cronaca

Terreni non sufficienti per l'alpeggio: condanna e revoca dei contributi

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Un allevatore era stato controllato per le dichiarazioni sugli spazi in uso. Contestato anche l'abbandono di animale

Camilla Pallavicino 14 ottobre 2026

Limone Piemonte

Si è chiuso con una condanna il processo a W. B., l’allevatore di Beinette che nel 2022 ottenne contributi dalla Regione per l’attività di pascolo della sua mandria di circa 300 bovini nella zona di Briga Alta e di Limone Piemonte, dove però i Carabinieri Forestali scoprirono che l’allevatore non aveva terreno sufficiente per l’attività di pascolo e quindi nessun diritto al contributo. Per il pubblico ministero Attilio Stea, oltre alla indebita percezione di un contributo di 14.000 euro, l’allevatore si sarebbe reso responsabile anche del reato di abbandono di animale dato che nel pascolo di Briga Alta alcuni testimoni avevano in più occasioni notato gli animali pascolare senza alcuna custodia su terreni privi di recinzioni, per proteggerli da eventuali escursioni in zone scoscese. Accadde infatti, come ha testimoniato uno speleologo che in quella zona organizzava sempre campi estivi, che un vitello cadesse: “Sentivamo lamenti di un animale e notammo il vitello che era caduto dentro questa frattura del terreno. Lo abbiamo recuperato noi, il pastore non c’era e non c’erano recinzioni. Quella è una zona carsica e le mucche andavano a bere all’unica fontana della zona”. Tre mucche morte e una morente erano state poi trovate nella zona della valle Pesio dove il gregge transitava nel passaggio tra Briga e Limone: “Una mucca morente venne trovata da un turista che chiese subito l’intervento del guardaparco. Abbiamo verificato che l’allevatore aveva chiesto l’intervento del veterinario solo per due animali”. Per quanto riguarda l’indebita percezione dei contributi, la marescialla del Nucleo Forestale di Borgo San Dalmazzo aveva riferito di essersi recata ai pascoli di Limone nell’estate 2023: “Aveva segnalato la disponibilità di un terreno di un ettaro frammentato in più appezzamenti di cui alcuni non idonei al pascolo e lì trovammo molti più capi di quelli che ci sarebbero potuti stare viste le dimensioni. Il contributo gli venne bloccato e lui presentò controdeduzioni sostenendo di aver ricevuto l’autorizzazione verbale per alcuni terreni confinanti, dai rispettivi proprietari. Dalle nostre verifiche è invece emerso che almeno sei di questi proprietari non avevano ricevuto alcuna richiesta né dato alcuna autorizzazione”. A conclusione dell’istruttoria il pubblico ministero ha chiesto la condanna di W. B. a un anno e sei mesi per i reati commessi. Di semplice errore nella presentazione della domanda, e quindi di assenza di dolo, ha invece parlato l’avvocata di difesa, la quale ha sostenuto la complessità del modulo da compilare per ottenere il contributo, e della facilità di errore in cui qualsiasi allevatore può incorrere. Così come di un episodio isolato ha parlato relativamente all’accusa di abbandono, dato che al suo assistito, allevatore da decenni, non erano mai state contestate condotte del genere. Alla luce delle testimonianze e della documentazione prodotta in istruttoria, i giudici hanno però condannato l’imputato a sette mesi di reclusione per l’indebita percezione e al pagamento di 7.500 euro per l’accusa di abbandono di animale, oltre alla confisca della somma indebitamente percepita e l’impossibilità a trattare con la pubblica amministrazione per la durata di un anno (immagine di repertorio).


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