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Fondazione CRC-La Stampa: Gola difende l’investimento, critici i consiglieri comunali

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Nel mirino il rischio di conflitti d’interesse e l’autonomia dell’informazione

Sara Comba 14 ottobre 2026

Cuneo

Un investimento da un milione e mezzo di euro per acquisire il 5% delle azioni di SAE, il gruppo che controlla il quotidiano La Stampa, con l’obiettivo di dare maggiore visibilità nazionale al territorio cuneese e posizionarsi con ricadute positive per tutta la Granda. Mauro Gola, presidente di Fondazione CRC, ha difeso così, durante l’audizione in Commissione consiliare, un’operazione che fin da subito ha sollevato interrogativi e dubbi sull’opportunità di impiegare in questo modo risorse della comunità. Dubbi che probabilmente non è riuscito a sciogliere, con diversi consiglieri che, pur nel rispetto dell’autonomia di scelta e delle valutazioni fatte dall’ente, hanno espresso la loro contrarietà.

“Non è un salvataggio: con il nostro 5% non si tiene in piedi un giornale come La Stampa e nemmeno si governa l’informazione - ha chiarito Gola -. La nostra decisione è maturata dopo l’analisi del piano industriale. Due, in particolare, gli aspetti prioritari: posizionamento e ricadute concrete sul territorio. Poi, naturalmente, la tutela occupazionale, con la redazione cuneese che è l’unica in regione ad essere rimasta e non venire accorpata, e il contributo al pluralismo democratico, garantito da una testata di rilievo nazionale”. Ha voluto anche sgomberare il campo da possibili interferenze: “La Fondazione - ha aggiunto - non intende in alcun modo, e nemmeno potrebbe, intervenire sulla linea editoriale, che resta prerogativa distinta dalla partecipazione azionaria. Comitati di redazione e clausola di coscienza sono garanzia più che valida, che servono proprio a questo. La comunità cuneese è molto brava a fare, ma poco a raccontarsi. Ci serviva un posizionamento a livello nazionale”.

Gola ha inoltre precisato che l’investimento pesa per lo 0,05% sulle erogazioni della Fondazione, ribadendo che ogni operazione è sottoposta ai controlli degli organi competenti e che le ricadute saranno valutate nel tempo. Ha spiegato come riservatezza e tempistiche abbiamo impedito di informare preventivamente altri soggetti e condividere la scelta. “L’autonomia dell’informazione è un bene intoccabile - ha assicurato -. Capisco le vostre perplessità e riconosco che, come per qualsiasi investimento, esiste una componente di rischio”.

Il dibattito in aula

Le rassicurazioni non sono state sufficienti a dissipare le perplessità di una parte dei consiglieri, a partire da Giancarlo Boselli, che primo aveva richiesto un’audizione del vertice di CRC per avere chiarimenti sulla questione. Il capogruppo degli Indipendenti ha ribadito la sua contrarietà all’operazione e ricordato come, informando il Consiglio comunale di quanto era avvenuto, la sindaca Manassero aveva riferito anche che l’ex sindaco Federico Borgna avrebbe accettato la nomina nel Cda della SAE, ad una sola condizione: la creazione di un blind trust, strumento giuridico istituito per garantire la totale separazione tra un individuo e il proprio patrimonio con lo scopo di prevenire conflitti di interessi. “Quindi chiedo al consigliere Borgna: se non si arriverà alla creazione del blind trust, e non mi pare ci si voglia arrivare, quando rassegnerà le sue dimissioni dal CdA di SAE?” ha detto Boselli rivolgendosi all’ex sindaco presente in aula, che non è però intervenuto.

Dubbi espressi anche da Ugo Sturlese (Beni Comuni), che ha parlato di una “spericolata operazione di potere in cui si incrociava oltre alla nomina di Borgna anche quella della sorella del presidente Cirio”, e Beppe Lauria (Futuro Nazionale): “Non attribuisco a questo tipo di investimento così tanta validità. L’editoria locale non è rappresentata solo da quel quotidiano, forse avrei fatto un’altra scelta meno onerosa e più rispondente alle aspettative del territorio”.

Claudio Bongiovanni (Cuneo Mia) ha definito l’operazione una scelta non soltanto finanziaria, ma anche politica ed editoriale, sollevando il tema del possibile conflitto d’interessi tra una Fondazione che sostiene numerosi progetti locali e una testata chiamata a raccontare, anche criticamente, le decisioni degli enti finanziati. “Il giornalismo non è una vetrina promozionale” ha sottolineato, chiedendo garanzie formali per proteggere l’indipendenza dei cronisti. Claudia Carli (PD) ha chiesto maggiore chiarezza sugli obiettivi e sulle ricadute, che vengano concretamene misurate, mentre Massimo Garnero (Fratelli d'Italia) ha invitato a vigilare affinché la partecipazione non sottragga risorse alle altre attività della Fondazione. “Non ho capito quell’investimento. Non so se le malelingue abbiano ragione, ma spesso ci azzeccano” ha aggiunto Franco Civallero (Forza Italia).

Favorevole all’operazione, invece, Vincenzo Pellegrino (Centro per Cuneo): “La partecipazione può rappresentare un’opportunità per dare maggiore risonanza alle priorità del territorio, contribuendo a tenere alta l’attenzione su opere come nuovo ospedale o collegamento autostradale”.