Una centrale per la coltivazione e la lavorazione della cannabis, in grado di alimentare una vasta rete di spaccio: l'hanno scoperta i Carabinieri della Compagnia di Bra, che hanno sgominato un sodalizio criminale specializzato con l'operazione "Oro verde". Otto arresti, di cui cinque in flagranza di reato e tre su ordinanza di custodia cautelare in carcere, tutti cittadini di nazionalità albanese; oltre a loro, cinque persone denunciate in stato di libertà e il sequestro di oltre 340 chili di stupefacente, per un valore stimato sul mercato di almeno mezzo milione di euro, più hashish e denaro contante.
L’indagine, avviata nel gennaio scorso con il coordinamento della Procura della Repubblica di Asti, è nata dal monitoraggio del territorio braidese. I militari dell'Arma sono riusciti a mappare una fitta rete di coltivazioni occulte e altamente tecnologiche dislocate in modo strategico tra le province di Cuneo e Torino. I blitz, scattati simultaneamente con il supporto di reparti specializzati dell’Arma, hanno permesso di individuare e smantellare serre artificiali attive nei Comuni di Sanfrè, Castellinaldo e Bene Vagienna, oltre a Ceres nel torinese.
"Le attività investigative - spiegano i Carabinieri in una nota diffusa oggi (martedì 13 ottobre) - hanno svelato una struttura criminale estremamente organizzata, composta da soggetti attivi nel settore da diversi anni e considerati veri e propri professionisti della coltivazione indoor. Il sodalizio non si limitava a produrre lo stupefacente, ma offriva una forma di consulenza specializzata ad altri gruppi criminali, esportando le proprie conoscenze per la creazione dell’habitat artificiale perfetto. Le serre erano infatti dotate di impianti di aerazione, illuminazione a spettro solare, sistemi di irrigazione automatizzati e fertilizzanti specifici per massimizzare la crescita delle infiorescenze e accelerare i cicli di raccolta, garantendo guadagni potenzialmente milionari. Oltre ai reati di produzione, coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, agli arrestati è stato contestato il reato di furto aggravato di energia elettrica. Per alimentare i sofisticati macchinari delle piantagioni (le cui lampade e ventilatori richiedevano un consumo paragonabile a quello di un piccolo impianto industriale), i malviventi avevano realizzato un allaccio abusivo e fraudolento direttamente alla rete di E-Distribuzione SpA. Attraverso un bypass artigianale che escludeva completamente il contatore, l'organizzazione sottraeva sistematicamente elettricità alla rete pubblica per azzerare i costi di produzione e non destare sospetti con bollette anomale".