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L'Ambasciatore tedesco a Boves per i "Cantieri di Riconciliazione"

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Thomas Bagger sarà in città mercoledì 14 ottobre. Memoria, giustizia e dialogo al centro di un percorso iniziato nel 2018

Marco Campagna 13 ottobre 2026

Boves

L’ambasciatore della Repubblica Federale di Germania in Italia Thomas Bagger sarà a Boves mercoledì 14 ottobre. Parteciperà al convegno internazionale “Riconciliazione, coraggio della memoria, forza del futuro”. Una visita dal forte valore simbolico per una città che porta nella propria storia le ferite dell’eccidio del 19 settembre 1943. Una comunità che proprio da quelle ferite ha cercato, negli anni, di costruire occasioni di pace, incontro e dialogo. Ci sono segni che il tempo non cancella e assenze che continuano a cambiare la luce dei giorni. Il dolore non obbedisce alla volontà e non scompare semplicemente perché vorremmo fosse così. Resta. Si può però provare ad attraversarlo, senza negarlo e senza lasciargli l’ultima parola. È anche questo il senso di un percorso di riconciliazione. Ricordare quanto è accaduto, conservarne la verità e cercare, nonostante tutto, una strada che permetta di tornare a incontrarsi. “L’iniziativa si inserisce nel percorso che da anni vede Boves impegnata nella promozione del dialogo e della riconciliazione”, spiegano gli -. Un cammino che vuole trasformare la memoria delle vicende del settembre 1943 in un messaggio rivolto alle nuove generazioni e all’Europa contemporanea. Il convegno del 14 ottobre raccoglie un lavoro iniziato da tempo. Rappresenta anche la prosecuzione ideale dei “Cantieri di riconciliazione” che Boves aveva ospitato nel 2018, nel 75° anniversario dell’eccidio. Allora erano stati messi uno accanto all’altro incontri, testimonianze ed esperienze nate in luoghi diversi. L’obiettivo era conoscere strade concrete di riconciliazione. Non esempi da indicare come un risultato raggiunto una volta per tutte, ma percorsi ancora aperti. Cantieri, appunto. Un cantiere presuppone qualcosa ancora da costruire. Richiede tempo, lavoro e pazienza. Talvolta impone anche di ricominciare. Otto anni dopo, il nome è rimasto e il cantiere continua. In occasione degli appuntamenti del 2018, anche monsignor Matteo Maria Zuppi aveva consegnato a Boves un pensiero destinato a rimanere: “Senza riconciliazione non c’è futuro”. Una riflessione che andava oltre le grandi tragedie della storia e arrivava fino alle piccole guerre che attraversano la vita di ogni giorno. Negli anni, intanto, sono cresciuti rapporti e collaborazioni. Uno dei più significativi è quello con Schondorf am Ammersee. Nella cittadina bavarese riposano le spoglie di Joachim Peiper, l’ufficiale delle Waffen-SS che ordinò l’eccidio di Boves. La storia avrebbe potuto lasciare Boves e Schondorf su due sponde opposte. Le due comunità hanno invece cominciato a parlarsi, conoscersi e incontrarsi. Alcune distanze fanno male proprio per ciò che hanno significato. Attraversarle non vuol dire cancellare ciò che è accaduto. Significa continuare a credere nella possibilità dell’incontro. Quel rapporto è diventato negli anni uno dei tasselli del percorso bovesano. Accanto alla Scuola di Pace, nata nel 1983, ai Cantieri del 2018 e alle iniziative legate agli anniversari dell’eccidio, l’amicizia con Schondorf ha aggiunto una nuova dimensione alla memoria. Non soltanto commemorazione, ma conoscenza dell’altro, ascolto e capacità di guardare insieme ciò che la storia aveva posto su fronti contrapposti. Il nuovo appuntamento nasce dalla collaborazione tra l’Associazione don Bernardi e don Ghibaudo e Villa Vigoni, Centro italo-tedesco per il dialogo europeo. Accanto a Boves e Schondorf saranno rappresentate altre comunità segnate dalle violenze del Novecento. Ci saranno Marzabotto, Civitella in Val di Chiana, Cumiana e Castello di Godego. Saranno presenti anche realtà legate alla memoria delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Storie diverse, che sarebbe sbagliato sovrapporre. Sono però accomunate da un interrogativo che arriva fino al presente: che cosa si può fare del dolore ricevuto in eredità dalla storia? Una risposta viene proprio dalla vicenda di Boves e dalle figure dei beati don Giuseppe Bernardi e don Mario Ghibaudo. Nel momento più drammatico, scelsero di rimanere accanto alla propria gente. La loro testimonianza non racconta vendetta, ma servizio e vicinanza all’uomo. Anche per questo la loro memoria continua a parlare. Non soltanto come riconoscimento di una fede vissuta fino in fondo, Anche come segno che il bene può sopravvivere al male. I lavori di mercoledì 14 ottobre inizieranno alle 9.30 all’Auditorium Borelli. In videoconferenza interverranno Rossana Ottolenghi, figlia di Becky Behar, sopravvissuta alla strage di Meina, e la psicoterapeuta e psicoanalista Maite Billerbeck. Seguirà il confronto tra i rappresentanti delle diverse comunità. Parteciperanno Gunther Hofmann, sindaco di Schondorf am Ammersee, e Valentina Cuppi, sindaca di Marzabotto. Con loro Lucia Bellaspiga, presidente dell’Associazione Italiani di Pola e Istria, Roberto Castelli, sindaco di Cumiana, e Andrea Tavernesi, sindaco di Civitella in Val di Chiana. Sarà presente anche Diego Parisotto, sindaco di Castello di Godego, insieme ai rappresentanti delle associazioni coinvolte. Attorno a mezzogiorno arriverà a Boves l’ambasciatore Thomas Bagger. Ad accoglierlo saranno il sindaco Matteo Ravera, Christiane Liermann Traniello, segretaria generale di Villa Vigoni, e don Bruno Mondino per l’Associazione don Bernardi e don Ghibaudo. Interverrà quindi Carlo Gentile, docente dell’Università di Colonia e studioso delle vicende italiane durante il secondo conflitto mondiale. Seguirà la visita ai luoghi della memoria e del ricordo della città. Sarà un passaggio particolarmente significativo. La memoria a Boves, infatti, non vive soltanto nei libri o nelle commemorazioni. Ha luoghi, nomi, volti. Continua a essere parte della città e della sua identità. Nel pomeriggio, i lavori riprenderanno all’Auditorium Borelli. Marco De Paolis, Procuratore generale militare, affronterà il tema della giustizia. De Paolis ha lavorato per portare alla luce e perseguire i responsabili di numerosi crimini di guerra nazifascisti commessi in Italia. Un passaggio importante perché parlare di riconciliazione non significa mettere tra parentesi le responsabilità e la verità storica. Senza la conoscenza dei fatti, anche il dialogo rischierebbe di poggiare su fondamenta fragili. La riconciliazione non è dimenticanza. Non significa chiedere a chi ha sofferto di cancellare il dolore. Significa provare a fare in modo che quel dolore non generi altro dolore. Dalle 15 sarà il momento delle testimonianze e delle esperienze. Seguirà lo scambio aperto nei “Cantieri di Riconciliazione”, uno dei momenti centrali del convegno. Amministratori, studiosi e rappresentanti delle comunità proveranno a confrontarsi sulle modalità con cui affrontare “il peso della storia”. L’obiettivo è “trasformare la memoria in occasione di incontro e di futuro condiviso”. “La riconciliazione non nasce dall’oblio, ma dalla verità e dalla capacità di ricordare insieme” - sottolineano gli organizzatori -. L’esperienza di Boves e quella delle altre comunità coinvolte dimostrano che “anche dalle ferite più profonde possono nascere percorsi di dialogo, amicizia e collaborazione”. La conclusione sarà affidata a Piergiorgio Peano, presidente dell’Associazione don Bernardi e don Ghibaudo. Moderano Maximilian Hausmann, per Villa Vigoni, e Angelo Campagna, per l’associazione bovesana. L’obiettivo, però, non si esaurisce nella giornata del 14 ottobre. L’intenzione è continuare a mettere in relazione comunità ed esperienze. Far circolare idee e progetti e dare stabilità ai rapporti costruiti negli anni. Boves conosce bene il peso della memoria. Lo custodisce nei luoghi, nelle testimonianze, nella vicenda dei beati don Giuseppe Bernardi e don Mario Ghibaudo. Lo ritrova nelle iniziative che da decenni provano a raccontare la tragedia del 1943 alle generazioni che non l’hanno vissuta. Ricordare resta indispensabile. Ma può esserci un passo ulteriore che consiste nel fare in modo che quanto è accaduto non continui a produrre soltanto distanza. La riconciliazione non promette che una ferita scompaia. Dice qualcosa di più difficile e cioè che anche una ferita che continua a fare male può non essere la fine della storia. È il messaggio che Boves proverà ancora una volta a consegnare all’Italia, alla Germania e all’Europa. Il passato non si cambia. Il futuro, invece, è ancora un cantiere. E i Cantieri di (Ri-)conciliazione proseguiranno anche dopo la visita dell’ambasciatore. Sabato 17 ottobre, alle 21, nella sala polivalente della Banca di Boves andrà in scena “Stük – L’altra Resistenza”, con ingresso libero. Lo spettacolo, presentato dall’Associazione don Bernardi e don Ghibaudo, è interpretato da Marianna Chilà, Pietro Pellegrino e Andrea Chiapasco, con la regia di Emanuele Franco. È liberamente ispirato a “La Croce tra i reticolati” di don Giuseppe Barbero, cappellano militare di Centallo. Al centro c’è la vicenda degli Internati Militari Italiani, deportati dopo l’8 settembre 1943. Una resistenza senza armi, fatta anche della scelta di dire “no” quando sarebbe stato più facile arrendersi. Un’altra pagina di memoria e un altro modo per continuare il cantiere.

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