Tra gli agenti in servizio il 9 agosto del 2022 al carcere del Cerialdo, soltanto il giovane G.S., guardia penitenziaria in servizio da pochi mesi, venne rinviato a giudizio con l’accusa di omessa custodia del detenuto Daniele Bedini, che per un soffio non riuscì a mettere a segno una spettacolare evasione tra salti, arrampicate tra i cassoni dell’aria condizionata e passaggi da vero funambolo sui cornicioni del carcere. Il detenuto 32enne, pluriomicida trasferito da due settimane dal carcere di La Spezia, dove aveva provato la fuga con la classica corda di lenzuola dalla finestra, era un detenuto soggetto a controllo speciale, ma quel giorno di agosto, intorno all’una, era da solo quando scese dalla sezione per dirigersi insieme agli altri detenuti alle diverse zone dove trascorrere l’ora d’aria. Approfittando della scarsa vigilanza degli agenti (che erano solo quattro degli otto previsti), percorse il corridoio che portava alla palestra, al campo sportivo e ai passeggi e aprì l’unica porta (peraltro malfunzionante ) che adduceva ad un’area esterna. Da qui si arrampicò sul tetto della palestra, da dove saltò ferendosi alla schiena, fino a raggiungere la serra. Grazie ai cassoni dei condizionatori si arrampicò ancora sull’edificio della direzione per poi calarsi sul muro esterno. Gli allarmi sonori erano stati disattivati e funzionavano solo le telecamere e fu mentre si calava fuori che fu scoperto da un agente che diede l’allarme. La fuga di Bedini si concluse alla stazione, dove era riuscito a salire sul treno per Fossano. I Carabinieri lo notarono seduto in fondo all’ultimo vagone, la maglietta strappata, pantaloncini e scarpe da ginnastica, nessuno zaino o borsello, che faceva finta di dormire.
Fu l’agente G.S. ad essere accusato di omessa custodia del detenuto per non aver controllato il passaggio lungo quel corridoio e soprattutto quell’unica porta che si apriva verso un’area esterna. Lo stesso Pubblico Ministero ha riconosciuto che quel giorno in carcere si verificarono una serie di circostanze ed errori che consentirono quella spettacolare fuga: dalla disattivazione dell’allarme acustico, all’apertura di tutte le celle contemporaneamente invece di far scendere i detenuti a scaglioni dalle varie sezioni, dalla carenza di personale per un servizio che prevedeva una vigilanza speciale per alcuni detenuti, fino alla porta del corridoio rotta e non tempestivamente riparata. Nonostante tutto, però, l’agente avrebbe dovuto porre maggiore attenzione a quel passaggio e, per questo, ne aveva chiesto la condanna al pagamento di 150 euro di multa.
Per G.S. hanno, invece, chiesto l’assoluzione gli avvocati Luca Cavallo e Giovanni Spinelli, che hanno ribadito l’innocenza del proprio assistito, impossibilitato a svolgere correttamente il proprio lavoro dagli errori dei suoi colleghi, che fecero defluire i detenuti tutti insieme e che avrebbero dovuto accompagnare personalmente quel detenuto considerato a sorveglianza speciale. Una tesi accolta dalla giudice, che ha assolto l’agente perchè il fatto non costituisce reato.