cronaca

Infortunio sul lavoro all'ACDA, in aula la testimonianza dell’operaio ferito

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L'operatore ha dichiarato di aver fatto una manovra proibita per far ripartire il nastro che trasporta gli scarti dell'impianto di depurazione

Camilla Pallavicino 10 ottobre 2026

Cuneo

Ai soccorritori che intervennero il pomeriggio del 30 ottobre 2023 aiutandolo a liberare la mano rimasta incastrata nel nastro trasportatore su cui passavano i residui grossolani dell’impianto di depurazione del sistema fognario di Cuneo, aveva raccontato di essere scivolato accidentalmente. L’incidente costò all’impiegato 55enne un’abrasione sul palmo della mano e 10 punti di invalidità. I tecnici dello Spresal rilevarono alcune inadempienze e nella loro relazione finale indicarono le prescrizioni necessarie per garantire la sicurezza dei lavoratori in particolare in merito alla messa in sicurezza del macchinario in modo da renderlo inaccessibile ai lavoratori mentre era in funzione, e poi ancora altre prescrizioni relative all’illuminazione e alla pavimentazione dell’area.


L’indagine della Procura di Cuneo si chiuse con il rinvio a giudizio per lesioni colpose di A.P. direttore generale dell’Acda. Nel corso dell’indagine, a un anno dal fatto, l’impiegato aveva però scritto una mail al direttore generale spiegando di aver quantomeno omesso alcune cose in quel racconto iniziale e di averlo fatto per paura di provvedimenti nei suoi confronti, senza sapere che intanto l’indagine aveva portato al procedimento nei confronti del direttore. In aula davanti al giudice, l’operatore che nel frattempo era stato risarcito, ha spiegato che quella sera dopo il giro di controllo aveva notato che il rullo girava correttamente ma il nastro sopra slittava; avrebbe dovuto spegnere la macchina e poi eventualmente farla ripartire, altrimenti segnalare il guasto alla manutenzione e invece prese della segatura e la sparse sul nastro, “non era una procedura da fare, ma lo avevo fatto altre volte e funzionava, l’attrito provocato dalla segatura avrebbe sbloccato il nastro che sarebbe ripartito. Mi sono avvicinato troppo e la mano è rimasta incastrata”. L’uomo ha spiegato che non lo aveva detto subito perchè sapeva di aver disobbedito alle prescrizioni operative e temeva delle sanzioni, “solo quando ho scritto al direttore generale ho scoperto del procedimento penale in corso e ho preso consapevolezza della gravità della cosa che avevo fatto”.


In aula il perito della difesa chiamato dall’avvocato Sandri ha spiegato perchè quella prima versione fornita dall’impiegato non era plausibile, a partire dal fatto che se davvero fosse scivolato come dichiarato inizialmente, sarebbe caduto provocandosi lesioni al tronco, al braccio e alla spalla, mentre l’unica lesione riportata fu quella alla mano. Inoltre dall’analisi della pavimentazione nell’area del macchinario effettuata presso una azienda specializzata, risultava conforme alla normativa vigente in Italia, non pendente e non scivolosa. Fra le contestazioni mosse c’era anche quella di una scarsa illuminazione, ma la perizia della difesa ha sottolineato che la momento dell’incidente, 40 minuti prima del tramonto, c’era luce a sufficienza. Dopo le prescrizioni dell’Asl, l’azienda ha realizzato una gabbia chiusa a chiave intorno al nastro e ha migliorato l’illuminazione, “lì c’era già una catenella che segnalava l’impedimento per l’operatore ad avvicinarsi. Una gabbia è certamente sicura ma se l’operatore la apre con le chiavi siamo punto e a capo. L’unica cosa è la formazione e il rispetto della normative di sicurezza” ha concluso il perito della difesa.


Conclusa l’istruttoria il processo è stato rinviato al 20 aprile per la discussione.

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