
Destino ironico per Baldo. Esperto di telecomunicazioni con in tasca la lettera della Nasa per collaborare a una spedizione sulla Luna (siamo nel 1969) si trova a far fronte proprio con le distanze e la possibilità di superarle grazie ai mezzi di comunicazione. Il suo campo è attenuare, se possibile eliminare, i “rumori” che condizionano la ricezione.
Le interferenze che ora deve affrontare sono però ben più complesse. Vengono dal cuore e non possono essere attenuate.
Per Baldo poi la distanza Terra-Luna progressivamente appare sempre più facile da superare di quella tra Busto Arsizio e Dire Daua, tra Italia e Etiopia. È una distanza cresciuta sul terreno dei sentimenti. Lui, che non ha mai conosciuto il padre, ma gli ha sempre scritto da quando ne ha scoperto l’indirizzo, senza per altro ricevere risposte, ora si ritrova tra le mani una sua lettera. È la stessa svolta della vita che poco prima gli aveva impresso l’offerta della Nasa.
Il padre era sparito. Arruolatosi, forse, volontario per l’Etiopia non aveva dato più segni di sé. La moglie, Elide, ne aveva cancellato la memoria per sé e per il figlio anche per il contrasto con la sua famiglia: lei operaia, in odore di comunismo, lui borghese, di buona famiglia di simpatie, almeno così sembrava, per il regime fascista.
Baldo però affida i suoi messaggi al padre a quella carta velina che, quando ancora non c’era la Rete, accoglieva le missive inviate per posta aerea. I cinque grammi di quelle lettere pesano sempre di più, man mano che le risposte non arrivano. È il peso degli affetti che si ritengono traditi. Il padre non dà notizie di sé chiuso in un’”apparente indifferenza”.
E quando, dopo anni, riceve una lettera si scatena in lui il bisogno di sapere, di andare al di là della verità rancorosa della madre. A lei nulla rimprovera, ma quei fogli di velina accolgono l’urgenza di Baldo di trasformare quella figura lontana “da padre in carta velina a padre in carne e ossa”.
Diventa quindi un “nuovo Telemaco” e parte per l’Etiopia. Per certi versi è il suo personalissimo viaggio verso la Luna. Mette in gioco la sua vita in nome di questa relazione epistolare. Forse per la prima volta, assume fino in fondo il suo volto di “decisore”. È un atteggiamento che tutti da sempre gli riconoscono, ma che lui non ha mai sentito suo.
Il romanzo insiste molto sui dubbi che scuotono il suo animo. Ma ora è in gioco se stesso: “non cerco un cognome, cerco un uomo, la mia origine”.
Paradossalmente, lui tecnico della comunicazione riconosce i limiti connaturati a ogni strumento comunicativo: una relazione che alla lunga appare insoddisfacente. Chiede il superamento attraverso la relazione personale. Non cancella il pesante passato, ma ne può riempire i silenzi
Di carta velina
di Antonella Audisio
Editrice Nerosubianco
euro 21