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Crissolo, la Sipre ricorre al Tar contro il “no” dell’Ansfisa alla proroga della vita tecnica dei suoi skilift

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In Comune prevale il pessimismo sull’esito del ricorso e si pensa a un “piano B” che prevede di ridisegnare il progetto e non perdere il milione di euro del “Bando Neve” della Regione

Gualtiero Bertola 08 ottobre 2026

Crissolo

Fra un paio di mesi potrebbe scendere la prima neve e Crissolo vive l’ennesimo periodo di incertezza circa il suo futuro turistico. In attesa di conoscere a chi verrà assegnata la gestione della seggiovia (l’unico impianto in grado di funzionare) e delle strutture ad essa collegate, a creare perplessità fra la gente sono le sorti del progetto che ha ottenuto un milione di euro dal “Bando Neve” della Regione Piemonte.

Un progetto attualmente in stand by dopo che l’Ansfisa ha espresso un inequivocabile “no” al proseguimento dell'esercizio di vita tecnica degli skilift Granero Lungo e Ghincia Pastour che all’Agenzia nazionale per la sicurezza delle Ferrovie e delle infrastrutture stradali ed autostradali (e degli impianti a fune) sono risultati “inattivi da diversi anni e privi di un regolare esercizio da parte di una società esercente in attività e conseguentemente sono privi di valida documentazione attestante la regolare manutenzione e le prescritte periodiche ispezioni e revisioni annuali secondo la normativa vigente”. Non solo ma “facendo riferimento alla ‘Relazione di progetto definitivo di Revisione Generale per proseguimento vita tecnica’”, l’Ansfisa “rappresenta che la documentazione trasmessa non appare regolare in quanto non prodotta da una società Esercente in attività bensì redatta e sottoscritta da un professionista in qualità di ‘Assistente Tecnico’, privo di un regolare incarico vigente risulta carente e altresì incompleta, in relazione a quanto disposto dalla normativa vigente”.

Contro tutto questo po’ po’ di motivazioni, nel luglio scorso la Sipre - proprietaria delle due sciovie in questione che avrebbero dovuto essere acquisite (ovviamente revisionate) dal Comune per 730.000 euro compresi un paio di strutture murarie e che oggi l’Ansfisa considera alla stregua di un ferro vecchio - ha inoltrato un ricorso al Tar del Piemonte che verrà discusso il prossimo mese di novembre.

“Contiamo di avere in mano elementi tali da ribaltare la decisione dell’Agenzia. Se cosi non fosse ed il Tar ci desse torto ricorreremo al Consiglio di Stato”, ha detto Gabriele Genre, amministratore unico della Sipre.

Di avviso totalmente opposto è il Comune di Crissolo, secondo il quale sarebbe assolutamente impensabile - “tanto più dopo la tragedia del Mottarone” - che il Tar vado contro al parere espresso dell’Agenzia per la sicurezza.

Nessuno lo dice apertamente ma in Municipio regna la convinzione che i due skilift dovranno essere smontati e venduti al prezzo del ferro vecchio, al punto che sarebbe già ben delineato il “piano B”: “redigere un nuovo progetto che anziché per l’acquisizione delle sciovie dalla Sipre dirotti quei 700 mila euro per l’acquisto di due altri skilift pronti per essere montati e funzionare” è quanto trapela.

Ma prima bisognerà attendere il verdetto del Tar ed in seconda battuta del Consiglio di Stato.

La Sipre dice: “Noi stiamo onorando gli impegni previsti nell’accordo di luglio dello scorso anno: abbiamo pagato gli Usi Civici e demolito il rifugio-ristoro Aquila Nera”.


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