Undici anni e sei mesi è la pena inflitta dai giudici del tribunale di Cuneo ad Altin Jakini, l’impresario edile albanese accusato di tentato omicidio e porto illegale di armi, per aver sparato a un 29enne suo conoscente la mattina del 4 ottobre 2023.
Il collegio dei giudici ha accolto la richiesta di condanna avanzata dal pubblico ministero Francesca Lombardi (15 anni di reclusione) a conclusione del processo che si è svolto al tribunale di Cuneo. A I. L., l’uomo ferito da quel colpo di arma da fuoco, i giudici hanno riconosciuto un risarcimento di 30.000 euro.
Il colpo di pistola sparato dal furgone di Jakini lo raggiunse sotto l’ascella sinistra e dopo aver trapassato il polmone sinistro e scheggiato una vertebra, si fermò vicino al polmone destro; un colpo potenzialmente mortale secondo il perito che analizzò la ferita. I due si conoscevano, così come la vittima dell’attentato conosceva la fidanzata di Jakini, e forse fu proprio il sospetto di una relazione tra i due che indusse Jakini a pretendere chiarimenti dal 29enne riguardo a quell’amicizia. A quanto riferito dalla vittima, il confronto si sarebbe concluso con un giuramento in chiesa, un sorta di rito che avrebbe dovuto suggellare la pace tra i due.
La mattina del 4 ottobre di tre anni fa però, mentre faceva colazione in un bar di Manta, I. L. vide il furgone di Jakini passare per la via centrale del paese. Lo vide ancora quando, dopo aver preso l’auto, si diresse al cantiere di Centallo dove lavorava. Il furgone era fermo nei pressi del cimitero e dopo il passaggio dell’auto si rimise sulla carreggiata.
Pochi metri e il furgone iniziò il sorpasso della Ford della vittima; a quel punto, secondo la ricostruzione dell’accusa, venne sparato il colpo di arma da fuoco che mandò in frantumi il finestrino anteriore dell’auto ferendo il giovane sotto l’ascella. L’uomo venne soccorso e in ospedale, prima di essere operato, ai Carabinieri fece il nome di Jakini.
Dal tracciamento del suo telefono gli inquirenti videro che si era allontanato dal Piemonte, risultando irreperibile per alcuni giorni. A portarlo in Lombardia sarebbe stato A. D., suo dipendente accusato di favoreggiamento e assolto dal collegio dei giudici. Il furgone venne poi ritrovato il 7 ottobre in un cantiere di Torre San Giorgio; venne sequestrato e le analisi condotte dai Ris di Parma individuarono nell’abitacolo residui di polvere da sparo sul soffitto dell’abitacolo e sotto il finestrino del lato passeggero: una collocazione delle particelle che secondo l’avvocato Gallo (difensore dei due imputati) era incompatibile con la dinamica dello sparo, quella di un conducente che si sporge dal finestrino del passeggero per sparare a un’auto in corsa. Un gesto che comunque secondo i giudici, che hanno escluso questa aggravante, non era stato premeditato.