Il Coordinamento Associazioni Ambientaliste Cuneesi, che riunisce Legambiente, Pro Natura, Italia Nostra, Lipu e CuneoBirding, interviene sull'attuazione del progetto dell'invaso di Serra degli Ulivi.
Di seguito pubblichiamo il testo del comunicato stampa diramato nel pomeriggio di oggi, lunedì 5 ottobre, ai media:
Diga di Serra degli Ulivi, cosa emerge dagli atti del Ministero: nodi geologici e ambientali aperti e iter tecnico ancora da completare
Visto il perdurante silenzio da parte degli enti preposti circa l’iter autorizzativo e gli sviluppi del progetto invaso di Serra degli Ulivi, la mancata risposta camerale all’interrogazione parlamentare 3-02307 del novembre 2025 (on Grimaldi), Legambiente Circolo di Cuneo ha prodotto in data 26.08.2026 alla Direzione Generale per le Dighe e le Infrastrutture Idriche presso il MIT istanza di accesso civico generalizzato alla documentazione relativa al progetto.
Secondo i documenti ottenuti, otto per la precisione, datati fra il 2017 e il 2025, il progetto per il nuovo invaso risulterebbe fermo al parere interlocutorio del 2020. Nelle istruttorie tecniche sembrano emergere alcuni aspetti che, a nostro avviso, meritano attenzione anche dal punto di vista ambientale: la tenuta di un lago artificiale in terreni con fenomeni carsici, la gestione delle terre di scavo, le derivazioni dai torrenti Pesio ed Ellero. Il Ministero precisa inoltre di non detenere atti sulla Valutazione di Impatto Ambientale.
In particolare, il progetto non avrebbe ancora ottenuto l'approvazione tecnica. È quanto emerge in una nota del 24 novembre 2025 della Direzione generale per le dighe del Ministero delle infrastrutture, inviata al Consorzio del Pesio dopo alcuni articoli di stampa sull'opera, per «precisare» lo stato dell'iter. Abbiamo letto con attenzione anche gli altri documenti e riportiamo qui ciò che ci sembra utile a un dibattito pubblico informato.
Un invaso di circa 14 milioni di metri cubi
Secondo il progetto definitivo presentato nell'agosto 2019, lo sbarramento in terra sarebbe alto circa 62 metri e lungo 348, sul rio Pogliola in località Ponzi. Il lago potrebbe contenere fino a 14,3 milioni di metri cubi d'acqua, destinati soprattutto all'irrigazione. Rispetto al progetto preliminare del 2017 l'opera risulta più grande: 9 metri in più di altezza e un rilevato passato da 845.000 a 1.310.000 metri cubi.
Nell'istruttoria dell'Ufficio tecnico dighe di Torino si legge che l'insediamento di Ponzi è «oggetto di esproprio e demolizione in quanto coincidente con il manufatto diga». Il bacino naturale del Pogliola, secondo gli stessi atti, misura circa 5,9 chilometri quadrati, con portata idrica assolutamente insufficiente per l’invaso, che sarà alimentato in massima parte con acqua derivata dai torrenti Pesio ed Ellero, attraverso nuove prese e condotte.
La questione del carsismo
L'aspetto su cui i tecnici del Ministero sembrano soffermarsi di più è la geologia. Già nel 2017 i geologi della Direzione generale descrivevano le rocce dell'area, calcescisti e dolomie, come interessate da «diffusi fenomeni di carsismo». Nelle istruttorie sul progetto definitivo si riporta la presenza di diffusi fenomeni carsici al di sotto della zona di imposta della diga. Sempre secondo gli uffici ministeriali, queste cavità non sarebbero state evidenziate dalle indagini geofisiche, e il progetto non conterrebbe un confronto tra i due tipi di dati.
Perché potrebbe contare? Nell'istruttoria del 2017 il Ministero ricorda che in altre esperienze la creazione di un invaso in contesti carsici ha favorito l'evoluzione della rete di cavità, «con conseguenze sia sulla risorsa idrica che sulla stabilità delle opere». Nel 2020 la Divisione geologica osserva che alcuni affioramenti di roccia fratturata nel bacino «potrebbero costituire una zona di infiltrazione» e favorire «perdite, non quantificabili allo stato attuale». Gli atti indicano anche che l'acquifero dei calcescisti alimenta la sorgente Trui, a circa un centinaio di metri a valle dello sbarramento previsto. Ci chiediamo se e come questi aspetti siano stati approfonditi dopo il 2020.
Le terre di scavo e il cantiere
Secondo le stime dell'Ufficio dighe di Torino, espresse al condizionale, circa un milione di metri cubi di materiale di scavo potrebbe essere stoccato in un'area di circa 75 ettari vicino alla provinciale 37, con cumuli che, scrive l’Ufficio, potrebbero raggiungere i 15-20 metri di altezza. L'Ufficio osserva che quell'area è al di fuori della zona indagata e che nella documentazione di allora mancavano indicazioni su cave, siti di deposito finale e sistemazione delle aree di cantiere.
Nella carta geologica di progetto sono indicate alcune frane attive o quiescenti nell'area dell'invaso, in particolare nelle zone di Rolando e Dossi; per un versante presso Cascina Denina le verifiche riportate indicherebbero instabilità, con un intervento di riprofilatura previsto dal progetto. Tra le opere accessorie figura una torre di presa di circa 60 metri, che l'Ufficio dighe descrive come «praticamente un palazzo, molto snello, di 20 piani». Temi che, a nostro parere, riguardano anche il paesaggio e l'assetto del territorio.
I torrenti Pesio ed Ellero
Il progetto preliminare del 2017 prevedeva una presa sul Pesio a Sant'Anna di Chiusa di Pesio, fino a 1.600 litri al secondo, e una sull' Ellero a Norea di Roccaforte Mondovì, fino a 1.100 litri al secondo, con condotte di diversi chilometri. Di fatto (nostra integrazione) risulta già realizzata la derivazione dal torrente Pesio, che per ora alimenta con condotta assolutamente sovradimensionata il piccolo invaso “lago di Pianfei” (540 mila mc); l’opera risulta finanziata con fondi PNRR (importo 36 milioni di €) con la seguente finalizzazione:” l'intervento prevede la realizzazione della condotta di adduzione dal torrente Pesio per il riempimentodell'esistente invaso di Pianfei dimensionata in funzione del progetto per la realizzazione dell'invaso Serra degli Ulivi”. Risulta una evidente incongruenza in quanto viene finanziata un’opera sbandierata come primo lotto del progetto finora mai autorizzato.
L’opera non risulta assoggettata a VIA, con motivazioni che non sembrano tenere in debita considerazione la presenza a monte del Parco Marguareis ed a valle la Riserva Crava Morozzo, che potrebbe risentire in negativo dei prelievi dal torrente Pesio; presenze che avrebbero dovuto far propendere per l’avvio di una procedura VincA (Valutazione di Incidenza Ambientale).
Sarebbe bene conoscere gli estremi della concessione idrica limitatamente all’alimentazione del lago di Pianfei (portata; rispetto, come da progetto in origine, dei prelievi esclusivamente in periodo primaverile), visto che La Provincia di Cuneo, in una nota del dicembre 2025, comunica che allo stato attuale «non risulta in corso alcun procedimento» per la concessione d'acqua collegata a Serra degli Ulivi.
I prelievi sui torrenti non rientrano fra le competenze del Ministero, bensì di Regione e Provincia. E pertanto la Direzione Generale dighe e infrastrutture idriche “invita altresì il Proponente a comunicare lo stato dell’iter per la concessione di derivazione di acqua pubblica di competenza regionale”.
Le domande aperte
Nel 2020 il Ministero aveva chiesto al Consorzio dodici integrazioni ritenute prioritarie, in gran parte su aspetti geologici, idrologici e idraulici. Tra gli atti che ci sono stati trasmessi non ne compare nessuno tra aprile 2020 e novembre 2025; potrebbe trattarsi di documenti non inclusi, e per questo chiederemo chiarimenti. La nota di novembre 2025 indica comunque che il progetto dovrebbe essere ripresentato con quelle integrazioni.
Non vogliamo anticipare conclusioni che spettano agli enti competenti, ma dalla lettura di questi documenti ci sembra che restino aperte questioni importanti: la geologia della valle, la gestione di grandi volumi di terra, i prelievi da due torrenti, il destino della frazione Ponzi. Riteniamo che un'opera di queste dimensioni necessiti di una Valutazione di impatto ambientale pubblica e un confronto trasparente anche sulle possibili alternative. Chiediamo che il territorio possa essere informato con la stessa chiarezza che abbiamo cercato con l'accesso agli atti, e restiamo disponibili al confronto con il Consorzio e con le istituzioni.
Cuneo 5/10/26
A nome e per conto del Coordinamento Associazioni Ambientaliste Cuneesi
Bruno Piacenza
Legambiente Circolo di Cuneo APS