editoriale

Il nuovo "Esseci" e il temerario del pensiero futuro

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L'auspicio che il nuovo polo culturale cittadino diventi davvero luogo comunitario, di partecipazione dal basso, di unione di generazioni, culture e sensibilità diverse

Massimiliano Cavallo 03 ottobre 2026

Cuneo

“Da temerario del pensiero futuro non posso che salutare con entusiasmo questo che, da progetto, è diventato una realtà che oggi tutti possiamo vedere”.

Le parole di Livio Tomatis, presidente di Banca di Caraglio, sabato 26 settembre sul palco d’onore dell’inaugurazione di Esseci, la biblioteca civica che si presenta come nuovo polo culturale della città di Cuneo, fanno breccia nella platea degli invitati seduti nel cortile interno del grande Palazzo Santa Croce, oggi battezzato “Corte Vanna e Giulio Ferrero” in onore ai coniugi benefattori del Comune di Cuneo.

Si sono alternati sul palco in tanti, ognuno a suo modo co-protagonista del ventennale progetto Santa Croce, e tutti hanno speso significative, profonde e sentite parole.

Ma quell’espressione così carica e spontanea di Tomatis ha fatto emozionare tanti tra i presenti. Perché ha reso palpabili e raccolto, forse, i desideri di tutti in un giorno così particolare. Cioè ha espresso in modo evocativo, ma allo stesso tempo concreto, la capacità di avere il coraggio ogni giorno di sfidare le certezze e riuscire a interpretare e anticipare scenari, idee e visioni, magari superando le diffidenze e le incomprensione del presente, gli ostacoli burocratici, che spesso mascherano scuse e sono alibi per fermare qualsiasi cambiamento, pur di piantare i semi di qualcosa che vogliamo cresca per noi e la nostra comunità.

Ed è quello che speriamo che sia da subito e che diventi, giorno dopo giorno, uno spazio come Esseci. Recupero, come ribadito più volte, non solo architettonico e strutturale di un edificio storico e nel cuore della città antica, a più di vent’anni dall’inizio del sogno Santa Croce portato avanti da tante persone con ruoli e compiti diversi e reso possibile dai finanziamenti pubblici e non solo. Ma anche e soprattutto un recupero culturale e sociale di uno spazio che deve diventare di tutti.

Uno spazio di vera democrazia, senza snobismi culturali elitari, ma che sappia davvero diventare luogo comunitario, di partecipazione dal basso, di unione di generazioni, di culture e di sensibilità diverse.

Da luogo di cura del corpo, di accoglienza di chi è malato e nel bisogno, ospedale di Cuneo per oltre due secoli, a spazio usato poi per le scuole, fino ad oggi, Esseci diventa spazio di cura delle menti, una cura che rigenera la coscienza della nostra appartenenza a una società locale e globale, una saldatura di speranza nella cura della “cultura che cura”.

Il libro ha già in sé tutte queste caratteristiche e potenzialità: unire, fare coesione, fare comunità, riflessione, partecipazione, ma anche ci permette di rallentare, tenendo a distanza senza fatica le voci sguaiate e la frenesia del quotidiano.

Non a caso per aprire la giornata di festa a Esseci, la dirigente del settore cultura e servizi alla persona del Comune di Cuneo, Michela Ferrero, ha citato Italo Calvino: “I libri sono come sentieri che ci impediscono di perderci nella foresta dell’esistenza”.

I libri sono così: tracce, luci, sentieri al nostro io bisognoso di conoscenza, di risposte agli interrogativi, di lenimento alle ferite interiori. Bisogni permanenti e universali che davanti a una pagina scritta ci ricordano che in fondo siamo tutti contemporaneamente uguali e diversi, ma tutti esseri umani, in una comunità di essere umani.

E la casa del libro, che non è solo fatta di scaffali e depositi, può e deve diventare spazio vivo di socialità, di dialogo, di comunità, di inclusione, di sogni comuni.

Cuneo esseci