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Dall’alimentazione al seno uno sguardo sulla vita

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“Di latte e di sangue” le testimonianze dirette sulle usanze relative all’allattamento e baliatico

Roberto Dutto 03 ottobre 2026

Cuneo

Decimo volume di una collana in cui l’autrice da alcuni anni sta mettendo a tema aspetti diversi della vita nella valle Pesio. Un lavoro di ricerca sul campo le ha consentito di raccogliere un imponente materiale di interviste. È la caratteristica di questi saggi: pur presupponendoli, non muovono da studi “esterni”, pur presupponendoli, ma vanno invece a fondarsi anzitutto sulle testimonianze dirette intrecciandone le osservazioni per farne emergere le sfumature.


Il periodo prende in esame “abiti culturali che caratterizzano la società rurale-alpina” vissuti tra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX. Il percorso ha portato l’autrice a focalizzare la propria attenzione sempre più sulla dimensione intima delle persone avvicinate. La presente ricerca si inserisce in questo progetto che ha già toccato il tema dei sentimenti, delle relazioni matrimoniali, del mondo infantile e, ora, dello speciale rapporto tra madre e neonato. Fatte le debite premesse circa l’allattamento e la sua importanza nei primi mesi di vita soprattutto in un contesto che presenta difficoltà capaci di mettere a repentaglio le vite più indifese, l’autrice sottolinea fin dal titolo l’ampio orizzonte che si apre. Dall’ovvio rapporto madre-figlio lo sguardo si allarga al tema del baliatico poi a quello dell’adozione/affiliazione.


Il latte materno è “unica garanzia di sopravvivenza” per questo viene invocata la protezione divina attraverso preghiere e pratiche magico-religiose “finalizzate a garantirne almeno la sussistenza se non l’abbondanza”. Ma non è solo alimento. Ha un valore simbolico che porta a riflettere sul ruolo delle donne, coinvolge decisioni personali e familiari, chiama in causa relazioni sociali, rimanda ai problemi economici.


Sul tema del baliatico l’autrice si sofferma con maggiore ampiezza. È argomento che apre alla riflessione sulle condizioni di vita, sulle possibilità di sopravvivenza, in ultimo sulla decisione di “dar via” il bambino. Espressione che oggi rimanda ad un atteggiamento quanto meno anaffettivo, ma che nel passato era decisione presa con consapevole gravità. La “beil du let, madre di latte”, cioè la donna che si rendeva disponibile ad allattare il figlio di un’altra, era figura diffusa. Coinvolgeva sia famiglie interne alla comunità sia altre esterne sia istituzioni pubbliche quali l’Ospizio dell’infanzia abbandonata di Cuneo.


Certo, era previsto anche un compenso, ma questo gesto era vissuto anzitutto “a titolo di mutuo aiuto”. Una conclusione che per la sua delicatezza offre i tratti di una società capace di vivere quotidianamente questa reciprocità, tanto che l’autrice ritiene poco corretto mettere l’accento sul baliatico “mercenario”.


Lo studio dedica invece ampio spazio al rapporto che si instaura tra la balia e il bimbo allattato. Di nuovo, si travalica l’aspetto puramente economico. Spesso si danno casi di adozione ben oltre il periodo di allattamento fino addirittura all’affiliazione. La famiglia del bambino poteva chiederne la restituzione, ma il più delle volte non si spezzava il legame con la balia. Baliatico, affidamento, affiliazione era anche spesso un passaggio diretto cosicché dalla riflessione sull’allattamento, l’autrice riesce dunque a portare l’attenzione sulle dinamiche sociali che questo argomento sottende.


Di latte e di sangue

di Lidia Dutto

Editrice BBEuropa

euro 23

Libri Letture Allattamento