La mattina del 4 ottobre 2023 il 29enne albanese I.L. artigiano edile, venne ferito da un proiettile mentre era alla guida della Ford Fiesta del suo datore di lavoro, diretto al cantiere di Centallo dove lavorava in quel periodo.
Quel colpo di arma da fuoco sarebbe partito dal furgone di J.A., imprenditore edile anche lui albanese e conoscente della vittima. Il proiettile mandò in frantumi il finestrino e lo raggiunse sul lato sinistro sotto l’ascella dove trapassò il polmone sinistro e scheggiò una vertebra fermandosi vicino al polmone destro: un colpo potenzialmente mortale aveva riferito in aula il medico legale che aveva esaminato la ferita.
L’uomo venne immediatamente trasportato all’ospedale dove prima di entrare in sala operatoria rivelò ai carabinieri l’autore del gesto, anche se in realtà la sua era solo una deduzione, dato che il furgone era quello della sua ditta e quella mattina, mentre faceva colazione in un bar di Manta, lo aveva visto passare a bordo di quel veicolo e lo aveva anche salutato.
Anche secondo gli inquirenti che controllarono tutte le immagini delle telecamere stradali e le celle telefoniche agganciate dal suo cellulare, a bordo di quel furgone quella mattina c’era J.A., l’uomo che subito dopo quell’evento sparì dalla circolazione per una settimana per poi ricomparire ed essere arrestato l’11 ottobre e successivamente imputato di tentato omicidio. Insieme a lui è finito a giudizio con l’accusa di favoreggiamento anche A.D., un suo dipendente, accusato di averlo portato fuori dalla regione e di aver nascosto il furgone usato per l’attentato. Proprio a bordo del veicolo, sequestrato alcuni giorni dopo all’interno di un cantiere dove stava lavorando la ditta di J.A., gli inquirenti trovarono tracce di polvere da sparo sul soffitto dell’abitacolo e sotto il finestrino sul lato del passeggero. Intercettato nella sua camera d’ospedale mentre parlava con un conoscente, la vittima aveva rivelato anche quello che poteva essere il movente di quel gesto, il sospetto di una sua relazione con la fidanzata di J.A. quando lei faceva la cameriera in un bar che lui frequentava a Saluzzo; un sospetto che però lui pensava di aver fugato quando alcuni giorni prima dell’attentato aveva accettato di giurare in chiesa per garantire sulla propria buona fede.
Per l’accusa sostenuta dal pubblico ministero Francesca Lombardi i riscontri raccolti nel corso delle indagini avevano provato la responsabilità dell’imprenditore per il quale è stata chiesta una condanna a 15 anni e del suo dipendente, per il quale sono stati chiesti 3 anni. Secondo il difensore avvocato Enrico Gallo, in realtà il processo di tipo indiziario aveva dimostrato l’assoluta estraneità del suo assistito, a partire proprio dall’impossibilità che quel colpo di arma da fuoco fosse partito dal furgone “dove un uomo al volante che si fosse sporto sul lato del passeggero per sparare avrebbe prodotto una quantità di residui di polvere da sparo decisamente superiore alle poche tracce trovate dai Ris di Parma. E perchè poi scegliere un modo così difficile e in un luogo pieno di telecamere per uccidere qualcuno se era possibile farlo altrove?” Secondo l’accusa il processo era solo indiziario anche rispetto alla effettiva presenza di J.A. sul luogo del delitto, poiché era stata proprio la vittima ad aver solo dedotto che ci fosse lui alla guida del furgone non avendolo visto personalmente, così come era una deduzione il presunto movente della gelosia poiché quel giuramento in chiesa aveva appianato qualsiasi tipo di attrito fra i due e rappresentava un vincolo anche per il suo assistito, “non solo la vittima si è contraddetta più volte riguardo la dinamica dello sparo - ha rilevato nella sua arringa l’avvocato Gallo - parlando in prima battuta di un colpo partito alle sue spalle prima ancora che salisse in auto, ma era chiaro l’interesse economico che aveva la vittima a denunciare un imprenditore benestante, così come avrebbe sottolineato l’amico con cui parlava in ospedale e che gli fece notare che si sarebbe portato a casa 200mila euro”.
Tutti elementi che non solo non provavano la colpevolezza dei suoi due assistiti, ma la loro completa estraneità ai fatti contestati e per i quali è stata chiesta l’assoluzione. L’udienza è stata rinviata al 7 ottobre per le repliche e la sentenza.