Per l'energia elettrica i costi sono aumentati del 91,9%, oltre + +125% per il gas metano. Il settore natatorio italiano non regge più il peso insostenibile del caro energia e dei costi di gestione. La Congepi (Confederazione Nazionale Gestori Piscine) dichiara ufficialmente lo stato di emergenza nazionale per l’intero comparto: senza interventi urgenti, strutturali e di sostegno economico immediato, migliaia di impianti saranno costretti a chiudere i battenti.
"Le piscine non sono semplici strutture sportive: sono un servizio pubblico essenziale per la salute, la
prevenzione, la riabilitazione, lo sport agonistico, l’inclusione sociale e il benessere delle comunità - denuncia la Congepi in un comunicato stampa -. Trattandosi di impianti ad altissimo consumo energetico, dove l’elettricità alimenta ininterrottamente i sistemi di filtrazione e trattamento dell'acqua e il gas garantisce il riscaldamento delle
vasche e degli ambienti, la vertiginosa impennata dei prezzi energetici sta mettendo in ginocchio la
gestione dell’intero settore. Mantenere attivi questi complessi impianti a fronte del raddoppio dei costi energetici è divenuto matematicamente impossibile con i soli ricavi di gestione. Ma il crollo delle piscine significa la fine di
un sistema integrato fondamentale per l’Italia".
Importanti i numeri del comparto in Italia, che conta 5 milioni di italiani che utilizzano quotidianamente gli oltre 3.000 impianti natatori distribuiti su tutto il territorio nazionale e in cui operano oltre 100.000 addetti tra lavoratori, tecnici, istruttori e personale di servizio. Oltre alle migliaia di società e associazioni sportive, ai progetti legati alla disabilità, alla terza età e alle scuole, gli impianti ospitano anche l'attività agonistica di 5 Federazioni Sportive Nazionali (FIN, FIPSAS, FINP, FPM, FITRI) e 14 enti di promozione sportiva (Eps).
"Di fronte a questo raddoppio contemporaneo di elettricità e gas, gli sforzi e l’efficienza dei gestori non bastano più - dichiara Alessandro Valentini, presidente di Congepi -. Non stiamo parlando soltanto di perdita di profitto per le imprese del settore, ma del rischio concreto di veder sparire un patrimonio pubblico insostituibile. Se chiudono le piscine, si fermano lo sport, la riabilitazione medica, la prevenzione e la formazione dei guardiani della sicurezza in acqua. Senza un intervento immediato da parte del Governo e delle Istituzioni, un patrimonio sociale, sportivo e di salute pubblica che coinvolge oltre 5 milioni di cittadini rischia di sparire per sempre".
La Congepi chiede con urgenza la convocazione di un tavolo di crisi nazionale presso la Presidenza del Consiglio, i ministeri dello Sport, dell’Ambiente e dell’Economia, insieme all'Anci e alla Conferenza delle Regioni, ma anche contributi straordinari e ristori d’emergenza dedicati alle strutture sportive natatorie, a copertura dei rincari energetici già subiti insieme a misure strutturali a medio-lungo termine per promuovere la transizione energetica, la riqualificazione degli impianti e l’impiego di fonti rinnovabili, specificamente pensate per gli impianti ad alta intensità energetica.