Non è una guida né un resoconto di viaggio, anche se l’autrice riporta alcune sue esperienze. La pretesa per certi versi è più profonda. Volgendo la riflessione sul viaggio in senso stretto, cioè lo spostarsi da casa verso una meta, delinea le tensioni, le emozioni che vi si celano. Non è difficile ritrovarsi in queste considerazioni se solo si guarda con onestà al proprio vissuto, perché in fondo non è tanto la distanza, la meta che vengono messi a tema quanto il viaggio in sé in cui si riflette molto di noi stessi.
Giustamente dunque l’autrice si accomoda anzitutto su quella soglia che precede la partenza. Lì si annida la ricchezza del viaggio. Emozioni contraddittorie, domande che aprono su dubbi a loro volta in gara con la voglia di andare, di vedere, di conoscere. La partenza è attimo pieno “di possibilità e timori, in cui il desiderio di muoversi si intreccia al bisogno di restare”.
Alcuni gesti semplici, quasi rituali, smascherano questa soglia di sospensione: il controllo delle finestre, del gas, l’ultimo giro nelle camere, un’occhiata ai fiori. È quasi un inconsapevole rimandare l’attimo in cui scatta la serratura della porta e si chiude alle spalle la routine rassicurante per affidarsi alla novità.
Perché il viaggio segna una rottura con le certezze. L’imprevisto è dietro l’angolo. Anche quello più banale costringe a misurarsi con i nostri limiti, a confrontarsi con la nostra capacità di adattamento, prima ancora di raggiungere la meta e vivere secondo nuovi ritmi, magari immersi in culture diverse che certo spiazzano.
Per questo l’autrice sostiene che un viaggio senza sbavature perde il suo valore di esperienza. Non è in questione romanticamente di fascino che ci viene regalato. Questo è dato oggettivo che riempie gli occhi perché soddisfa le attese. Qui l’autrice insiste proprio sull’imprevedibilità connaturata al viaggio. “Il mondo oggi è consultabile prima di essere vissuto”: Google, o chi per esso, ci fornisce una miriade di informazioni. Addirittura possiamo già vedere in anticipo la meta. L’imprevisto sta lì a trasformare il viaggio in “ribellione gentile contro quella voce interiore che promette protezione in cambio di immobilità”. È richiamo alla nostra provvisorietà che spesso è vissuta come pericolo, ma può diventare fonte di ricchezza allorché si accettano le regole d’ingaggio dell’ignoto.
Certo, l’autrice non nega l’importanza della meta. Invita però a cogliere le opportunità che già durante il percorso di avvicinamento si offrono, seppure talora in veste di problema. Il ritorno sarà un altro viaggio. Anch’esso avrà i suoi imprevisti, ma soprattutto porterà con sé quel senso di pienezza per aver visto il mondo e per aver superato la soglia di casa, per aver accettato e vissuto l’ignoto. Gli occhi appagati e l’animo, seppur silenziosamente, consapevole di aver “navigato” nell’incertezza del viaggiare, cioè nella vita.
L'imprevisto del viaggio
di Chiara Di Nuzzo
Editrice Ediciclo
euro 9,5