Una tragedia improvvisa che, in meno d’un minuto sembrato un’eternità, la sera del 6 maggio 1976 provocò in Friuli quasi un migliaio di morti e almeno il triplo di feriti, privando decine di migliaia di persone degli affetti, della casa, del lavoro. Un terremoto di proporzioni colossali, al quale seguì un’immediata mobilitazione corale, parzialmente vanificata quando altre scosse – l’11 e il 15 settembre dello stesso anno – avrebbero completato la distruzione, annullando parte del lavoro di recupero già fatto. Non impedendo tuttavia la successiva reazione, che avrebbe permesso – in tempi relativamente rapidi – una ricostruzione diventata modello per affrontare simili catastrofi. Una rinascita che segnò una comunità regionale e l’Italia intera, che si dimostrò capace di maturare una visione riuscita poi a generare opportunità di sviluppo per il territorio.
A cinquant’anni di distanza, un libro raccoglie le parole con cui David Maria Turoldo si fece voce della sua terra, raccontandone il dolore ma anche la forza, la solidarietà e la volontà di rinascita, diventata modello per tutta l’Italia. Del celebre religioso “disturbatore delle coscienze” (per usare le parole dell’arcivescovo di Milano cardinal Carlo Maria Martini) vengono qui presentati insieme i più significativi testi dedicati al disastro provocato dall’Orcolàt e alle reazioni della popolazione, che non solo dimostrò un’indubbia capacità organizzativa, ma anche grande dignità e compostezza, cifre ben note dell’identità friulana. Senza dimenticare il contributo di tante realtà che, nel segno della solidarietà, condivisero questa storia con i terremotati, tra cui la Chiesa locale, la cui risposta – premessa della rinascita – fu “Prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese”.
L’antologia turoldiana, introdotta da un denso saggio firmato dall’italianista Lorenzo Cardilli e dal saggista Marco Roncalli, con una presentazione di Daniele Parussini, Presidente del Centro Studi Turoldo, è arrivata in libreria a cura di Lorenzo Cardilli e Marco Roncalli.
Un grande libro immancabile per capire un grandissimo personaggio come Turoldo, i suoi topoi , lo stile pastorale, i caratteri linguistico-retorici, l’uso di argomentazioni cariche di pathos e immagini bibliche. Si staglia nitido il profilo del frate intellettuale e del poeta e persino – al pari dell’amico Pasolini, mancato l’anno prima – dello scrittore “corsaro”, dove si riconoscono i tratti di un “mediatore che tratta col potere, al limite anche quello divino, dando voce ai deboli e ai subalterni senza cancellarne le specificità o ridurne l’esperienza a modelli diversi e imposti dall’esterno”.
Dalle macerie la speranza. Scritti sul terremoto del Friuli
di David Maria Turoldo
Scholé-Morcelliana
14 euro