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editoriale

I bisogni di chi ha bisogno e le coalizioni senza risposta

Divisioni e contraddizioni interne a partiti e schieramenti

Ezio Bernardi 27 settembre 2026

Cuneo

Litigando ogni giorno su ogni argomento, leader, partiti e coalizioni stanno vistosamente accelerando verso le prossime elezioni politiche. Anche per non farsi sorprendere da un possibile anticipo alla primavera 2027 anziché in autunno.

In pochi giorni tutte le fratture e le contraddizioni interne agli schieramenti sono venute alla luce.

A Pontida il segretario della Lega Matteo Salvini ha dovuto prendere atto della fronda nordista di governatori e iscritti che gli chiedono un passo indietro, visti i sondaggi a picco. Nel tentativo di restare al suo posto, ha risposto anticipando a ottobre il congresso del partito previsto per il prossimo anno.

Giuseppe Conte ha cavalcato una consultazione degli iscritti per ottenere il mandato ad andare a muso duro contro le posizioni del Pd in politica estera e non solo. Rendendo problematica una futura convivenza nel campo largo.

Beppe Grillo, il fondatore dei Cinque Stelle ripudiato dal movimento, è tornato in pubblico per accusare a sua volta di tradimento Conte e i suoi seguaci.

Nel Pd emerge il dissenso di chi è contrario alle primarie per la scelta del candidato premier. Di chi chiede un candidato “terzo” tra Schlein e Conte. Ma c’è anche chi preferirebbe lo stesso Conte alla Schlein. E c’è persino chi tra i leader del movimento giovanile, si propone per “organizzare i disertori”, contro la linea ufficiale del partito sull’Ucraina.

Forza Italia, partito di fatto eterodiretto dalla famiglia Berlusconi, trattiene a stento al suo interno correnti e interessi piuttosto divergenti.

Fratelli d’Italia sembra compatto intorno a Giorgia Meloni, ma nel partito convivono vicinanze diverse, chi a Forza Italia, chi alla Lega, chi persino a Vannacci, per non precludersi la strada di future alleanze con il generale.

Nella scelta dei candidati sindaco delle grandi città dove si voterà in primavera, Milano su tutte (ma ci sarà anche Cuneo), né la destra né la sinistra riescono a trovare un nome che vada bene a tutti.

Il tutti contro tutti di una politica che ha perso la bussola mette a nudo le questioni irrisolte di ogni coalizione.

Nel centrodestra la convivenza forzata tra un’anima moderata e (moderatamente) europeista della coalizione con una di destra radicale, antieuropeista e incline a considerare le istituzioni come prede da conquistare. Nel centrosinistra l’incapacità a presentarsi in un’alleanza credibile su un programma condiviso che non si riduca all’unico obbiettivo di “mandare a casa” Giorgia Meloni.

Ogni partito marca i suoi territori e cavalca temi specifici per differenziarsi dagli altri, avversari o alleati che siano, e inseguire i consensi degli elettori sensibili al tema.

Alla luce di questa strategia vanno considerate anche le sparate più clamorose degli ultimi giorni. A cominciare dall’annuncio dell’abolizione del bollo auto per le vetture piccole e medie, per finire con l’arringa dai toni incattiviti della stessa Meloni quando annuncia un tetto del 30% di studenti “stranieri” nelle scuole. Senza tenere in conto né la concreta fattibilità del limite né la funzione fondante (da Costituzione) della scuola: formare come cittadini italiani tutti i bambini e ragazzi che vivono in Italia, indipendentemente da provenienza, ceto sociale, colore della pelle, lingua e religione.

Ogni partito enfatizza i propri tratti identitari, senza farsi carico della complessità della realtà. I problemi veri delle famiglie e la valorizzazione delle diversità, fondamento di ogni convivenza umana, restano fuori dall’interesse o diventano slogan semplicistici.

Riferendosi alle recenti elezioni tedesche, Luciano Violante scrive che “nel mondo occidentale si stanno delineando due società. Quella delle persone che hanno bisogno di protezione perché sono prive dei necessari mezzi di sostentamento e quella delle élite che vivono bene indipendentemente dalle politiche dei diversi governi. La prima società sta trovando nelle formazioni di estrema destra chi dà loro ascolto, promette liberazione dalle cause del loro malessere, identificate negli immigrati e nell’Unione Europea. Le élite criticano queste formazioni politiche perché populiste, neofasciste, neonaziste. Le accusano di parlare alla pancia degli elettori”.

Per contenere Vannacci, la destra italiana ha confezionato una legge elettorale che dovrebbe danneggiarlo. Il centro sinistra si indigna e lo accusa di neofascismo e maschilismo. Ma nessuno risponde alle paure e alle richieste di protezione, che muovono i potenziali elettori del generale.

Per una riposta efficace, conclude Violante, “occorre avere chiara la gerarchia dei problemi che non vedono al primo posto né le riforma elettorale né le primarie del campo largo. Al primo posto vengono i bisogni della gente che ha bisogno”.

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