Patrizia Manassero sindaca di Cuneo ha tracciato la storia di Palazzo Santa Croce, dalla sua nascita adori, passando in rassegna le funzioni che ha avuto, su tutte quelle di Ospedale per quasi due secoli. Per arrivare ad oggi e al futuro che è nelle mani de cittadini cuneesi.
Ecco cosa ha detto
LA STORIA
C’era una volta un ospedale: si può a buon diritto far cominciare così questa sera la storia di questo magnifico palazzo in cui oggi ci ritroviamo tutti. Ed è con emozione davvero unica che dò il benvenuto a ciascuna e ciascuno di voi e vi ringrazio per aver accolto il nostro invito a celebrare insieme questo momento.
La storia comincia nel 1732, quando il Conte Vittorio Bruno di Samone progettò e iniziò a costruire l’ospedale cittadino che fu poi concluso 50 anni dopo, nel 1784, dall'architetto Bernardo Antonio Vittone. Sappiamo che dal 1836 al 1962, le Suore Vincenziane della carità si presero cura dei malati, che nel 1930 l'ospedale fu dotato di sala operatoria, pronto soccorso e farmacia. Quando avrete modo di salire al primo piano, vedrete ancora le tracce dei due grandi stanzoni dove giacevano i malati (uno per gli uomini e uno per le donne), separati dalla cappella centrale dove le suore, correndo da una parte all’altra, ritrovavano il senso del loro lavoro. E poi c’era un reparto di pediatria per i bambini più poveri della città. Ci sono ancora persone che hanno lavorato qui come medici e che raccontano di quegli anni.
La vocazione ospedaliera del palazzo si spegne nel 1962, lo sappiamo bene, con la nascita del nuovo ospedale Santa Croce poiché questo non era più sufficiente per accogliere nuovi reparti.
Allora qui si fa spazio alla scuola media e all’istituto tecnico F.A. Bonelli – e ci sono immagini e racconti di questo periodo -, trovano casa svariati uffici e, ricordo, la Scuola di Amministrazione Aziendale, pioniera della presenza universitaria a Cuneo.
La consapevolezza che Palazzo Audiffredi si sarebbe presto saturato, la necessità di riqualificare il centro storico, la volontà di usare in maniera significativa questi 12 mila metri quadrati, hanno portato nei primi anni 2000 alla scelta di destinare il palazzo alle attività culturali. Io ero all’inizio del mio percorso politico, in Consiglio comunale, e ricordo bene i confronti su questo tema. Si decise di restaurare le prime porzioni per trasferirvi i Fondi Antichi e parte degli archivi storici. Poi con il programma di riqualificazione urbana PIUUSS si trovò il canale di finanziamento per dare concretezza a un disegno già pianificato, realizzando il primo lotto di lavori per la Biblioteca 0-18 (inaugurata nel 2017). E poi nel 2023grazie ai fondi del PNRR, si è potuto dare avvio ai lavori che hanno trasformato palazzo Santa Croce in Esseci.
Vedere ora questa meraviglia e festeggiare l’apertura del nuovo polo culturale e della nuova biblioteca credo susciti in ciascuno di noi tante riflessioni. Nel condivido alcune.
LA BELLEZZA NELLA CITTA’
La bellezza di questo luogo non è quella esclusiva di un resort di lusso. È una bellezza pubblica, quotidiana, inclusiva, a disposizione e a beneficio di tutti. Il restauro di questo gigante nel cuore della Cuneo storica riporta bellezza ma anche luce: non abbiamo solo aggiustato dei muri, abbiamo riportato la vita in un luogo. Oltre all’impatto estetico c’è un impatto culturale e sociale che questa opera di riqualificazione porta con sé. C’è una bellezza che sarà creata, con eventi e iniziative ma anche con la semplice frequentazione di questi spazi. In un tempo in cui la quotidianità dell’informazione ci offre solo notizie di cronaca nera e di guerra, questo sarà un luogo in cui si potranno trovare e scrivere tantissime belle notizie. E spero sinceramente che le pagine dei nostri giornali possano approfittarne, perché abbiamo bisogno di belle notizie.
LA CULTURA A SERVIZIO DELLA COMUNITA’ CITTADINA
Dove un tempo le Suore Vincenziane e i medici curavano le ferite del corpo, oggi questo spazio di cultura è pronto per prendersi cura dei nostri pensieri, dei nostri bisogni e desideri, delle nostre fragilità e solitudini. È la "cultura che cura". Ce lo siamo già detti tantissime volte in queste settimane e mesi. Ce n’è tanto bisogno. Esseci non è un "deposito di libri", ma uno spazio di socialità, un laboratorio di idee, un antidoto all'isolamento, uno spazio di dialogo tra le generazioni e le sensibilità diverse. È uno spazio pubblico che vorremmo potesse davvero riuscire a rispondere a una molteplicità di bisogni diversi e tutti meritevoli di risposta. È un luogo che guarda in particolare alle giovani generazioni e quindi al futuro. Questo è il motivo per cui abbiamo fortemente voluto e preparato con NOAU | Officina Culturale e con il coinvolgimento della nostra consulta giovanile, lo spazio SClab, inaugurato la scorsa settimana.
Oltre a preparare questi spazi abbiamo costruito una visione, allargando lo sguardo oltre i confini del nostro territorio e proiettandoci in un contesto europeo. Siamo geograficamente ai confini del nostro Paese, certamente siamo penalizzati dalla nostra posizione, ma abbiamo l’ambizione di essere dentro un processo culturale europeo che sta trasformando le biblioteche da luoghi che odorano di stantio a luoghi che profumano di nuovo, di futuro, di sperimentazione. Abbiamo fatto un percorso interessante e avvincente grazie alla Fondazione Artea che ha portato a Cuneo l’esperienza e la competenza delle migliori biblioteche d’Europa. Abbiamo scelto di avere maestri e maestre di alto livello per preparare una biblioteca nuova (alcuni di loro sono tornati per essere qui stasera e li saluto). Il passaggio da via Cacciatori delle Alpi a qui non è stato un trasloco. È stato un radicale ripensamento e rinnovamento della biblioteca civica più antica del Piemonte.
LA VISIONE HA AVUTO BISOGNO DI RISORSE
Quello che oggi vediamo è nato più di 20 anni fa. Va reso merito a una schiera enorme di persone che hanno lavorato perché la visione di oltre 20 anni fa diventasse realtà. Dalle mani di chi ha disposto le sedie questa sera nel cortile, alle mani di chi ha tracciato i progetti o ha compilato le domande di finanziamento, noi siamo grati a quelle tantissime mani, tutte ugualmente necessarie e quindi preziose. A tutti coloro che hanno lavorato perché noi oggi potessimo essere qui – dagli amministratori ai dirigenti, ai tecnici comunali, dagli architetti alle imprese e ai lavoratori – un profondo, sentito, grazie.
Ai Comuni italiani non manca la visione, non mancano i progetti o il coraggio. Mancano le risorse. E i Sindaci e le Amministrazioni locali sbattono contro il muro dei tagli e dei bilanci sempre più stretti E così le visioni per diventare realtà hanno bisogno di tempi lunghissimi per riuscire a reperire le risorse.
Esseci è una bellissima storia di visione politica di cui siamo orgogliosi, che si è unita alla capacità di intercettare ogni singola opportunità di risorse straordinarie che ci hanno permesso di realizzare un’opera straordinaria per la città.
Accanto ai denari istituzionali che abbiamo intercettato, un grande aiuto è arrivato dal territorio. E il mio grazie più sincero va agli enti che sono intervenuti generosamente a sostenere porzioni di questa trasformazione (Fondazione CRC, Banca di Caraglio, Camera di Commercio e Anci).
E certamente questa è l’occasione per ricordare ed esprimere la riconoscenza affettuosa e profonda ai coniugi Ferrero e al loro lascito che ci ha permesso di coprire costi importanti della parte di riqualificazione architettonica e infrastrutturale.
E ADESSO?
La riqualificazione infrastrutturale e tecnica è finita. I libri ci sono, gli spazi sono allestiti, tutto è pronto. Tagliamo il nastro oggi, celebriamo con queste intense giornate l’inizio di questa nuova appassionante storia. Poi da martedì 1° ottobresi accenderanno le luci e i computer, ripartirà il servizio di prestito dei libri, inizierà il futuro. Entrerà in funzione un nuovo cantiere, quello umano, sociale, in cui tutti, cittadini, residenti, turisti, passanti, visitatori, bimbi, giovani, adulti, anziani, ricchi e poveri, persone di ogni colore e credo, potranno cercare e trovare cultura, potranno costruire e dare un contributo a quella che sarà una meravigliosa opera collettiva. Gli unici limiti per chi abiterà Esseci saranno dettati dal rispetto delle regole della vita democratica e della nostra Costituzione.
Noi ci siamo occupati di restituire Palazzo Santa Croce alla città. Esseci è pronto per essere vissuto, abitato, amato. Ora tocca a tutti noi ESSERCI.