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Il biodigestore Acsr immette in rete il biometano prodotto

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L'impianto di Borgo San Dalmazzo trasforma l'umido in gas rinnovabile: oltre a 3,4 milioni di metri cubi l'anno a pieno regime, energia rinnovabile per circa 3.000 famiglie

Fabrizio Brignone 25 settembre 2026

Borgo San Dalmazzo

Da lunedì 21 settembre, il nuovo biodigestore dell'Acsr (Azienda cuneese smaltimento rifiuti SpA, sede a Borgo San Dalmazzo) immette nella rete del gas il biometano prodotto nella struttura, e questo è possibile grazie all'accordo con Edison SpA. Si è conclusa così la fase di collaudo e avviamento iniziata in primavera, che ha portato all'operatività l'impianto, inaugurato il 15 maggio scorso.

Realizzato nell'arco di 15 mesi in località San Nicolao con un investimento complessivo di circa 16 milioni di euro (di cui 12,9 finanziati con fondi europei Pnrr), il biodigestore viene considerato un tassello strategico per l'economia circolare e per l'autonomia energetica del territorio cuneese, sia nell'evoluzione generale della tecnologia nel trattamento dei rifiuti, sia alla luce degli attuali scenari energetici e geopolitici.

La "materia prima" del ciclo di trasformazione proviene dai rifiuti, con la "forsu", ovvero la frazione organica dei rifiuti urbani: per trasformare in biometano e quindi in energia i nostri rifiuti, l'impianto utilizza una tecnologia di digestione anaerobica "semi-dry", chiusa e in depressione, in grado di trattare ogni anno 35.000 tonnellate di "forsu" e 10.000 tonnellate di scarti di legno e verde.

"A pieno regime - assicurano dall'Acsr - il biometano immesso in rete supera i 3,4 milioni di metri cubi all'anno e genera oltre 35.000 megawattora annui di energia rinnovabile, pari a circa sei volte il fabbisogno energetico dell'impianto e sufficiente a soddisfare il fabbisogno di circa 3.000 famiglie. Il processo non richiede apporto di acqua e riduce del 90% la produzione di percolato rispetto agli impianti tradizionali; l'impatto ambientale e odorigeno è ridotto al minimo grazie alla biofiltrazione e al funzionamento in depressione dei digestori. L’azienda ha predisposto un percorso strutturato per adeguare i processi e la documentazione lungo tutta la catena di fornitura conformemente alla norma Iscc-Eu, il cui scopo principale è permettere alle aziende di operare nel mercato europeo dell'energia rinnovabile in regola con le direttive comunitarie; superando l’audit normativo, ha ottenuto la certificazione conforme allo schema Iscc-Eu, dimostrando pertanto che il biometano prodotto rispetta i severi criteri di sostenibilità e tracciabilità stabiliti dall'Unione europea. La certificazione consente inoltre ad Acsr di accedere al mercato delle Garanzie di Origine".

Dal processo di trasformazione non si ottiene soltanto energia: il biodigestore produce fino a 11.000 tonnellate annue di compost di alta qualità, destinato all'agricoltura locale come fertilizzante naturale, utilizzabile sia in regime convenzionale sia biologico. E l'obiettivo è quello di fare dell'impianto il polo di riferimento per il trattamento dell'umido da tutta la Granda.

“Quando abbiamo iniziato questo percorso, molti ci guardavano con scetticismo - sottolinea il presidente di Acsr, Giancarlo Isaia -. Oggi quel biodigestore non solo è realtà, ma immette energia pulita nella rete del gas. Per i nostri 54 Comuni soci, che rappresentano oltre 160.000 abitanti, questo non è semplicemente un impianto all’avanguardia: è la dimostrazione che il pubblico sa fare sistema, intercettare le risorse europee e realizzare opere che danno risposte concrete ai cittadini. Abbiamo chiuso il cerchio dell’economia circolare: l’umido che ogni giorno separiamo in casa è diventato una risorsa che produce energia e fertilizzante per la nostra agricoltura. Questo risultato è frutto di intelligenza, coraggio e capacità di lavorare insieme, nonostante i rincari, le criticità internazionali e le resistenze che abbiamo incontrato lungo il cammino”.



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