cronaca

Coppia a processo per circonvenzione di incapace

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Per l'uomo c'è anche l'accusa di violenza sessuale

Camilla Pallavicino 24 settembre 2026

Peveragno

Il suo ritardo mentale era percepibile anche da una persona non esperta, così come la sua fragilità dal punto di vista relazionale; medici e assistenti sociali che l’avevano seguita negli anni non hanno avuto dubbi nel definire la particolare situazione della signora 50enne, nella zona di Peveragno, che dopo aver perso la madre (che si era sempre occupata di lei) venne inserita in una struttura residenziale con la nomina di un amministratore di sostegno poiché giudicata non in grado di badare a se stessa. Per questo motivo si trovano a processo “i due amici di Bra”, colpevoli secondo le accuse della Procura della Repubblica di averla indotta a lasciare la struttura dove risiedeva e a trasferirsi da loro per aiutarli come cameriera nella locanda che stavano aprendo in una vallata del cuneese e facendole sottoscrivere un finanziamento da 2.500 euro per l’acquisto di una batteria di pentole da usare nella nuova attività. La rata da 118 euro veniva prelevata ogni mese dalla sua pensione di invalidità, dal momento che a loro era stato negato il prestito in quanto insolventi. Fu l’amministratrice di sostegno a scoprire quel prelievo mensile dal conto della donna, a bloccarlo tempestivamente annullandolo e a sporgere denuncia contro la coppia, M. I. e R. S., quest’ultimo accusato anche di violenza sessuale. La vittima si era già allontanata una volta dalla struttura dove risiedeva nel cebano per andare a stare da quegli amici conosciuti anni addietro. “Il medico che l’aveva in cura mi manifestò la sua preoccupazione per quella strana amicizia e anche io ero preoccupata perché la signora mi aveva parlato di una sorta di debito che aveva nei confronti di questa coppia, senza riuscire a spiegarmi se fosse un debito di tipo affettivo o pecuniario. Inoltre lei soffriva di un forte stato di depressione e doveva assumere quotidianamente dei farmaci, ma loro non si erano informati su queste incombenze e io non riuscivo a contattarli”, ha dichiarato in aula l’amministratrice di sostegno, che dopo vari tentativi riuscì a farli presentare davanti al giudice tutelare per assumersi l’impegno formale a occuparsi della donna, assicurandosi anche che la signora assumesse ogni giorno la sua terapia farmacologica. “L’impegno durò qualche ora perché la sera stessa i due la portarono indietro”, ha sottolineato l’amministratrice. Dopo un anno, nell’estate 2023 la donna si allontanò nuovamente dalla nuova struttura dove era stata nel frattempo collocata per tornare dai suoi amici. Approfittò del suo servizio settimanale presso un’associazione a Cuneo per incontrarsi con R. S., che la portò a casa sua. Da qui la donna si allontanò dopo circa due settimane, presentandosi ai Carabinieri di Bra. “Era scossa - ha riferito ai giudici il direttore della struttura che andò a prenderla -, parlava di percosse e della fuga, disse che era stato un brutto periodo. Le vidi un livido sul braccio”. La donna parlò anche di essere stata costretta a rapporti sessuali con R. S. e venne sottoposta a una visita ginecologica che escluse però segni di violenza. Il 19 febbraio verranno ascoltati gli ultimi testimoni prima della discussione finale e della sentenza.

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